domenica, 20 Settembre, 2020
Lavoro

2 milioni e 200 mila imprese ferme. 422 mila occupati in meno

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Istat e Unioncamere concordi, in atto una crisi di produzione e consumi, con il blocco di 2 milioni e 200 mila imprese, mentre sono già stati persi centinaia di migliaia di posti di lavoro, con un primo calcolo che tocca i 422 mila posti in meno.

“Lo scenario internazionale è dominato dall’emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda”. Lo rileva l’Istat nella nota mensile. La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento, aggiunge l’Istat.

Secondo l’Istituto di statistica, comunque, in uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%”. La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe invece, su base annua, “una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%”, si spiega.

Risultano sospese le attività di 2,2 milioni di imprese con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti di cui 4,9 milioni di dipendenti.

A causa del coronavirus, inoltre, sono previsti oltre 420mila occupati in meno per il 2020. La stima arriva da Unioncamere, in particolare dall’aggiornamento realizzato a marzo del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali delle imprese private dell’industria e dei servizi. Si tratta di “uno scenario di crisi senza precedenti”. Le stime presentate considerano uno scenario intermedio di progressiva uscita dalla crisi e di ripresa delle attività entro il mese maggio, senza tener conto degli effetti delle misure a sostegno dell’economia che saranno attivate a livello nazionale ed europeo, che sono ancora in via di definizione.

Nel 2020, dunque, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni, si stima un calo dello stock di occupati dei settori dell’industria e dei servizi, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019. Infatti, si prevede per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità e per i dipendenti privati di 232mila unità. Dall’analisi dei comparti produttivi si evidenzia una flessione stimata di 113mila unità nell’industria e di circa 309mila nei servizi. Il turismo risulta il settore maggiormente in sofferenza, con un calo stimato di 220mila occupati, ma si prevedono ampie flessioni anche per le costruzioni, la moda, la metallurgia.

Dall’analisi dei principali comparti produttivi, in particolare, si evidenzia una flessione stimata di 113mila unità nell’industria e di circa 309mila nei servizi. Il turismo risulta il settore maggiormente in sofferenza, con un calo stimato nel 2020 di 220mila occupati. Per quanto riguarda i servizi, oltre al dato del turismo si segnalano importanti riduzioni degli occupati nel commercio, nei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone con meno 24mila unità nel trasporto e logistica con meno 18mila lavoratori.

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