mercoledì, 27 Maggio, 2020
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Germania ed Europa destini incrociati

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La storia dell’Europa, dal 1914, è dipesa sempre dalle scelte fatte dalla Germania. Si schierò a fianco dell’Austria contro la Serbia, dopo l’attentato di Sarajevo, e dichiarò guerra alla Francia e alla Russia innescando la Prima Guerra mondiale. Dopo l’umiliazione subita col trattato di Versailles, la Germania, devastata da una super-inflazione, si consegnò totalmente a Hitler che scatenò la Seconda Guerra mondiale.

La Germania perse tutt’e due le guerre. Per evitare altri conflitti nel Vecchio Continente uomini saggi -con l’Italia in prima linea- diedero vita all’Europa unita che un po’ alla volta è cresciuta sino a diventare una comunità ricca di oltre 500 milioni di persone tra 28 Stati (ora 27 dopo l’uscita del Regno Unito) di cui 19 condividono la stessa moneta.

Il 3 ottobre del 1990, caduto il Muro di Berlino, il coraggioso Cancelliere tedesco Helmut Kohl impose la riunificazione delle due Germanie che da subito usarono la stessa moneta. L’unificazione fu decisa con l’accordo del presidente francese Mitterrand. In Italia qualcuno, come Andreotti, sosteneva che bisognava prima rafforzare l’Europa e poi unificare la Germania. Forse non si sbagliava.

Kohl, che era un gigante della politica, aveva una sua chiara visione: voleva europeizzare la Germania e non voleva affatto che l’Europa fosse germanizzata.

A distanza di 30 anni non si può dire che le cose siano andate per il verso giusto. L’unificazione tedesca non si è perfezionata, forse perché la parte occidentale ha voluto mantenere il controllo del Paese, di fatto umiliando la parte orientale che ora si sfoga votando per l’ultra destra.

L’europeizzazione della Germania si è realizzata a singhiozzo senza fare progressi significativi. E questo per quattro motivi: la riluttanza della Germania a sentirsi uguale agli altri; l’accondiscendenza e la subalternità della Francia verso il vecchio nemico storico; la freddezza della Gran Bretagna verso una sua vera integrazione europea e la debolezza dell’Italia. Il nostro Paese non ha saputo né giocare il ruolo di potenza europeista in grado di tessere da protagonista la tela di un’Europa forte, né rafforzarsi economicamente per poter contare di più, né diventare leader di un gruppo di Paesi mediterranei per bilanciare il peso eccessivo dell’area nordica.

L’ombra di una Germania che in Europa abbia voluto e voglia tuttora dettare legge, imponendo agli altri il proprio modello, incombe anche in queste settimane tragiche.

Siamo di fronte al rischio che la Germania, opponendosi a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito derivante dalla pandemia, faccia saltare tutta l’Europa finendo per indebolire la stessa potenza tedesca.

Il perché è presto detto. Se l’Europa non affronta unita e solidale questa terribile crisi è destinata a sfasciarsi, a cominciare dall’eurozona, con conseguenze devastanti su tutti, ma soprattutto sulla Germania.

Buon senso vorrebbe che una comunità di Stati nel mezzo  di una crisi, che non è colpa di nessuno, facesse di tutto per affrontare in maniera compatta sia l’emergenza sanitaria  sia quella economica predisponendo da subito un piano di ricostruzione europea per il dopo virus. E invece si sta facendo esattamente il contrario e ancora una volta è la Germania a voler condurre le danze nella direzione sbagliata.

Qualcuno, a Berlino, davvero pensa che se la crisi sarà affrontata con strumenti asimmetrici, che non aiutano chi è più in difficoltà, tutto dopo potrà riprendere come se nulla fosse?

All’interno dell’area euro 15 Paesi sono su posizioni contrarie a quelle della Germania che è in minoranza insieme ad Austria, Olanda e Finlandia. Nella malaugurata ipotesi che l’euro dovesse saltare, la Germania sarebbe il Paese più penalizzato per la fortissima rivalutazione del marco che la metterebbe fuori mercato facendo franare le esportazioni su cui si regge la sua economia. Ma c’è di più.

Se dovesse prevalere l’egoismo di 4 Paesi con conseguenze devastanti per gli altri 15, ci sarebbe un’ondata favorevole all’uscita dall’Europa che nessuno potrebbe riuscire a contenere. È questo che vuole la Germania? Vuole tornare a coltivare i suoi incubi del passato che l’hanno portata a scrivere tragiche pagine di storia che non sono per lei motivo di orgoglio? O vuole giocare un ruolo importante insieme ad altri, alla pari, e senza pretesa di essere über alles?

Purtroppo i tedeschi spesso adottano decisioni sotto la pressione della paura. Essa non è mai stata una buona loro consigliera. Sulla paura Hitler ha fondato la sua ascesa. Per paura dell’inflazione i tedeschi hanno imposto alla BCE-con il consenso dei francesi e prima che arrivasse Draghi- una politica di alti tassi di cambio dell’euro mentre l’economia era in affanno. Ora, di fronte ad una recessione di proporzioni bibliche vorrebbero lesinare risorse che servono ad evitare che il crollo di uno o più Paesi faccia crollare con effetto domino l’intera economia europea? Per regnare sulle macerie?

Questa è l’ora di operare scelte storiche come quella di Kohl nel 1990. O la Germania si europeizza definitivamente adesso oppure non solo non “germanizzerà l’Europa” ma distruggerà tutto. Dejà vu.

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