giovedì, 29 Febbraio, 2024
Lavoro

Previdenza, la riforma non decolla. Nodo costi su giovani e Opzione donna

Prudenza del Governo che aspetta di conoscere i conti di aprile

Se in Francia lo scontro tra sindacati e Governo è durissimo, in Italia la riforma previdenziale segna l’ennesimo stop. Di false partenze dal Governo Draghi a quello Meloni, se ne sono registrate parecchie. Così alcune misure come Opzione donna sono rimaste al palo. Per i sindacati si è addirittura peggiorato l’esistente, senza che s’intraveda una via d’uscita.

Le troppe false partenze

A metà febbraio dopo alcuni rinvii, era stata annunciata una svolta positiva sulla flessibilità in uscita così come invocano i sindacati, ma il tavolo tecnico di confronto previsto per il 28 febbraio non è stato riconvocato. I nodi non mancano, da quelli della copertura economica, con l’Inps che lancia allarmi quotidiani sui conti, fino alla insoddisfazione – con sfumature diverse – dei sindacati che chiedono assegni pensionistici più alti, un piano per i giovani e per le donne. In cima alle richieste resta quella di una uscita a 62-63 anni dagli attuali 67. La ministra Marina Calderone ha mostrato l’intenzione di aprire all’idea di allentare il vincolo di età, ma i tecnici del Ministero del Lavoro e quelli dell’Economia e finanze, non hanno reso noto nessuna proposta. Cgil, Cisl, Uil e Ugl rimangono inoltre scettici sulla possibilità di trovare una intesa. I sindacati sottolineano che il ricalcolo contributivo più l’inflazione porti a cifre ancora più basse di quelle attuali. Così si rafforza il sospetto che i Governi in questi anni hanno tenuto d’occhio solo i conti e non le pensioni impoverite.

Il nodo Opzione donna

Cgil, Cisl e Uil attendono chiarimenti in particolare su Opzione donna. Nell’ultima legge di bilancio sono stati innalzati i requisiti verso la platea delle lavoratrici che possono accedervi. I sindacati hanno rinviato lo scontro frontale in attesa di avere una proposta, tra l’altro annunciata dalla Ministra dopo un incontro con le delegate del Movimento “Opzione donna”. “Il mio impegno è quello di dare una risposta certa prima possibile”, aveva auspicato Calderone. I sindacati e una parte della stessa maggioranza di Governo sono tuttavia in pressing per tornare alle possibilità previste nel 2022 con una proroga dei vecchi requisiti: 58 anni (59 per le “autonome”) e 35 anni di versamenti con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Chi si attendeva una via d’uscita è rimasto deluso, il ritorno al 2022 costerebbe troppo e il Governo ha detto no. Una situazione che ha alzato nuovi steccati tra sindacati ed Esecutivo.

L’Inps e l’allarme rosso

L’Istituto di previdenza è tornato ad avvertire lo stato non brillante dei conti. C’è un motivo che non era stato calcolato. La spesa, spinta dall’impennata dell’inflazione, ha ripreso a correre ed è stimata in crescita di oltre 23 miliardi quest’anno e di 50 miliardi nel 2025. L’Inps, inoltre, fa previsioni negative anche per i prossimi mesi, a causa del peggioramento del quadro economico generale, con avvertenza di chiudere l’esercizio 2023 con un risultato negativo di quasi 10 miliardi, contro gli 1,8 miliardi di “attivo” registrato del 2022. Un andamento che rende oltremodo difficile percorre la strada della flessibilità in uscita per superare la legge Fornero con uscite a 62-63 anni come sollecitate dai sindacati.

Attesa dei conti d’aprile

La riforma della previdenza comporterà uno sforzo imponente da parte del Governo. La sintesi dei conti del sistema pensionistico spiega le difficoltà dell’Esecutivo nel trovare soluzioni rapide. In totale la spesa previdenziale in Italia salirà dai 297,3 miliardi del 2022, a 320,8 miliardi previsti per il 2023 e a 349,7 miliardi nel 2025, quando l’incidenza sul Pil dovrebbe essere del 16,4% contro il 15,7% del 2022. La cautela diventa d’obbligo per il Governo, il rallentamento del ruolino di marcia degli incontri Ministero e sindacati è l’assecondare un percorso “graduale” per superare la legge Fornero a partire dall’inizio del 2024. Stando alle valutazioni , riferite dagli analisti economici, i sindacati chiedono una segnale chiaro sulla volontà dell’Esecutivo di accogliere le proposte delle Parti sociali. Il segnale dovrebbe essere contenuto nel Documento di economia e finanza che dovrà essere presentato ad aprile. In questa occasione tra le varie poste dovrebbe esserci anche l’ammontare delle risorse per la previdenza. In altri versi si sono posticipate le scelte. Un sintomo di quanto la strada, al di là degli annunci di buona volontà, rimanga tutta in salita.

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