venerdì, 19 Aprile, 2024
Esteri

WSJ: “La Cina fornisce a Mosca tecnologie per la guerra”

Nonostante le sanzioni ed i controlli sulle esportazioni, la Cina continua a fornire alla Russia la tecnologia necessaria all’esercito russo. La notizia è stata data dal Wall Street Journal.

Dopo aver analizzato i dati delle dogane russe, i giornalisti riferiscono che le società statali cinesi hanno inviato ripetutamente strumenti di navigazione, altre tecnologie, nonché parti per caccia a reazione a società del comparto difesa russo.

Da quanto riportato dai giornalisti, si tratterebbe di “decine di migliaia di spedizioni di articoli a duplice uso – ossia prodotti che hanno usi sia commerciali che militari – che la Russia ha continuato ad importare anche dopo l’invasione dello scorso anno. I documenti dimostrano che la maggior parte delle forniture dual use provenivano dalla Cina”.

La Russia è fortemente dipendente, per esempio, dalle importazioni di tecnologie dual use come i semiconduttori. Proprio per questo motivo le sanzioni hanno limitato l’esportazione di questa tipologia di beni verso la Russia, includendo nel divieto anche chip per computer, telecamere a infrarossi e apparecchiature radar.

Tuttavia, i documenti doganali e aziendali dimostrano che la Russia può ancora importare queste tecnologie attraverso Paesi che non hanno aderito alle sanzioni.

I rappresentanti della Cina, attraverso una nota di un rappresentante dell’Ambasciata cinese a Washington, hanno smentito queste informazioni. “Le accuse secondo cui la Cina sta aiutando la Russia – ha detto il funzionario cinese – non hanno basi fattuali, sono puramente speculative e deliberatamente gonfiate”.

Il sostegno della Cina alla Russia mentre quest’ultima è impegnata nella guerra di aggressione contro l’Ucraina avrebbe dovuto essere, nel fine settimana, al centro dei colloqui tra le autorità di Pechino ed il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken. Come noto, venerdì il viaggio è stato rinviato a tempo indeterminato dopo che il Pentagono ha dichiarato di aver rintracciato un pallone aerostatico da ricognizione cinese sopra gli Stati Uniti continentali.

Mosca, seguendo il solito copione, nega ovviamente di aver bisogno del supporto tecnologico di altri Stati, magnificando le proprie capacità e vantando una ben poco credibile autosufficienza. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha infatti dichiarato: “La Russia ha un potenziale tecnologico sufficiente per garantire la sua sicurezza e condurre l’operazione militare speciale. Questo potenziale viene costantemente migliorato”.

La realtà dei fatti è differente. Sebbene la Russia abbia la capacità di produrre gran parte dei suoi bisogni militari di base a livello nazionale, fa molto affidamento sulle importazioni di tecnologia a duplice uso, come i semiconduttori, essenziali per la guerra moderna.

Il Wall Street Journal ha analizzato più di 84.000 spedizioni registrate dall’ufficio doganale russo nel periodo successivo all’adozione, da parte dell’Occidente, delle misure di pressione economica incentrate sulle merci che sono ritenute fondamentali per l’esercito russo. Secondo C4ADS, un’organizzazione senza scopo di lucro con la missione di sconfiggere le reti illecite che minacciano la pace e la sicurezza globali, i registri doganali ufficiali russi, che potrebbero non includere tutti i registri, descrivono in dettaglio ogni spedizione nel Paese, fornendo date, mittenti, destinatari, acquirenti, indirizzi e descrizioni dei prodotti.

“Nonostante il controllo internazionale e le sanzioni, dati affidabili sul commercio globale mostrano che le società statali cinesi continuano a inviare componentistica impiegabile a livello militare a società di difesa russe”, ha affermato Naomi Garcia, analista di C4ADS, aggiungendo: “Queste società russe sono state inserite tra quelle sanzionate proprio per aver utilizzato questa stessa tipologia di componenti direttamente nella guerra della Russia contro Ucraina”.

A proposito di questa vicenda è opportuno ricordare che poco prima dell’aggressione su vasta scala della Russia all’Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping hanno dichiarato una partnership “senza limiti” volta a contrastare gli Stati Uniti. Dopo l’invasione, Pechino ha tentato di trovare un cauto equilibrio, affermando di essere contraria alla guerra in Ucraina, ma mantenendo aperti i suoi rapporti diplomatici, finanziari e commerciali con la Russia.

La società russa Radio-Electronic Technologies (KRET), così come una miriade di altre società russe che stipulano contratti con i servizi di intelligence, militari e di sicurezza del governo russo, hanno utilizzato società cinesi private per i loro approvvigionamenti. Sinno Electronics, sanzionata alla fine dello scorso anno dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per presunta acquisizione di merci vietate per il settore della difesa russo, è stata uno dei più prolifici esportatori di beni dual use, effettuando più di 1.300 spedizioni tra aprile e ottobre per un valore di oltre 2 milioni di dollari.

I dati mostrano anche spedizioni di quadricotteri DJI cinesi in Russia nel periodo successivo all’adozione delle sanzioni e dei controlli sulle esportazioni. Gli analisti militari affermano che i droni vengono utilizzati dalle forze russe per localizzare e sorvegliare le forze ucraine, quindi bersagliarle con l’artiglieria.

Secondo i registri doganali, alcuni di questi droni vengono consegnati direttamente da un rivenditore cinese ai distributori russi, ma altri quadricotteri DJI transitano attraverso gli Emirati Arabi Uniti.

DJI ha affermato che la società, che si oppone all’uso militare dei suoi droni, ha sospeso le sue operazioni in Russia già ad aprile, chiedendo ai propri agenti globali di conformarsi a questa decisione. Tuttavia, la DJI ha aggiunto sibillinamente: “Non possiamo impedire a utenti o organizzazioni di acquistare in Paesi o regioni diverse da Russia e Ucraina, per poi trasportarli o darli in Russia e Ucraina”.

Tra le forniture fondamentali per gli sforzi bellici di Mosca, affermano i funzionari statunitensi, ci sono i chip per computer utilizzati nelle armi ed i circuiti elettronici che rendono possibile la geolocalizzazione satellitare, le comunicazioni radio, i sistemi di sorveglianza e navigazione. Ecco perché, a differenza dei regimi di controllo delle esportazioni adottati in precedenza, che vietavano esclusivamente la fornitura diretta di alcuni beni dual use, le autorità occidentali a febbraio hanno affermato di aver preso di mira l’intera catena di approvvigionamento. Ciò significa che anche le merci prodotte in Paesi terzi – attraverso l’utilizzo di componenti dual use statunitensi come i chip – sono presi di mira quando, attraverso triangolazioni, vengono spediti in Russia.

Silverado Policy Accelerator, un think tank con sede a Washington, ha affermato in un rapporto pubblicato questo mese che la Russia, per soddisfare le sue esigenze militari, fa sempre più affidamento su queste triangolazioni, attraverso la Cina e in particolare Hong Kong, di beni dual use. “Queste misure hanno avuto un impatto piuttosto significativo sulle capacità della Russia”, ha affermato Sarah Stewart, amministratore delegato di Silverado, riferendosi alle sanzioni alleate e ai controlli sulle esportazioni, constatando però che “non hanno ancora sferrato un colpo mortale”.

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