mercoledì, 7 Dicembre, 2022
Società

Sfattoria degli Ultimi. Oggi il Tar decide

“Oggi il Tar deciderà se i nostri animali saranno uccisi” Una pace che sembra non arrivare mai, alla Sfattoria degli Ultimi, mentre stanchezza e sfinimento stanno provando nel corpo e nell’anima i responsabili e i volontari che curano 160 animali, sani, detenuti secondo i più stringenti dettami di bio-sicurezza rafforzata, per osservare la quale sostengono anche un grande sforzo economico, eppure tutto questo non è bastato. Oggi il Tar del Lazio, dopo aver raccolto le memorie che la Regione vorrà produrre in favore dell’abbattimento preventivo immediato dei animali della Sfattoria e dei suini e suidi in generale, quale unica soluzione avanzata per la prevenzione della psa, deciderà se le creature della Sfattoria saranno uccise e con metodi cruenti, attraverso la corrente. Si sta facendo l’impossibile per evitare questo invocando la gente, la società, fino ai suoi vertici, a difendere questi animali e a difendere la vita. Questo ha spinto i responsabili e tutti i volontari a vincere ritrosie e pudore e a scrivere al Signor Presidente della Repubblica. “Perché se non tentiamo tutto, siamo complici di una inciviltà che non sapremo perdonarci e dei cui esiti saremo responsabili” dice Paola Samaritani, che per primo ha iniziato questa battaglia, condivisa poi da tutta Italia. Riportiamo di seguito il testo:

Illustre e stimatissimo Signor Presidente,
consapevoli delle molte e gravose questioni a cui è costantemente chiamato, ci rivolgiamo a Lei, per la fede che riponiamo nella sua figura, perché in lei troviamo il faro e il riferimento più alto a cui guardare, per la causa che ci è cara quanto la nostra stessa esistenza e perdendo la quale tutto il significato del nostro vivere sarebbe ribaltato e distrutto fin dalle fondamenta. Siamo i volontari della Sfattoria degli Ultimi di Roma, il santuario in cui circa 160 tra maiali e cinghiali hanno trovato riparo, cura e accoglienza, dopo una vita di inimmaginabili violenze e abusi. Non siamo in pochi, siamo migliaia, come dimostrano anche le firme raccolte, e a turno, da tutta Italia ci siamo raccolti intorno a questa realtà, che è riuscita a compiere più di un miracolo: creare cooperazione nazionale, risvegliare e dare motivo alla parte migliore della nostra anima, quella capace di fare per proteggere, infine, il più importante, curare creature nate per morire, che hanno sperimentato la compassione umana, nella quale forse non speravano neppure più.

La rassegnazione crediamo sia il punto più basso che una società civile possa temere di dover sperimentare, perché significherebbe che l’uomo è ridotto a cosa nuda, oggetto sradicato da sé stesso e dagli altri, e questo è contro la stessa natura per cui veniamo al mondo; rassegnarci significherebbe inoltre ammettere che la politica, lo Stato in cui tanto crediamo, il nostro Inno nazionale, che ci commoviamo nel cantare nelle cerimonie di rito, avrebbe perso la sua logica e la sua forza, quella che ci fa fieri di essere italiani.

La questione che siamo a sottoporLe, parte da due anni fa, quando nei giardini di una scuola materna a Roma, una famiglia di cinghiali inurbati e per la quale erano pronte soluzioni di trasferimento sicure e risolutive, sia per gli animali, sia per i cittadini, furono invece trucidati davanti alle famiglie, bambini inclusi, in lacrime. Questo episodio ci costò il biasimo internazionale e un profondo senso di abbandono da parte delle Istituzioni. Da allora, prima una sola donna, poi via via altri di noi in suo aiuto, hanno cercato soluzioni alte e rispettose della vita, laddove lacune e indifferenze burocratiche si sono risvegliate solo per caricare i fucili necessari all’abbattimento degli animali.

Crediamo, Signor Presidente, che questo dovrebbe fare onore alla memoria della tempra degli italiani e ai nostri valori, perché è da italiani che crediamo e vogliamo una patria esemplare e accogliente, capace di creare risorse piuttosto che alimentare problemi, capace di ergersi ad esempio europeo, piuttosto che a inciviltà da cui prendere le distanze. La storia ricorda che noi per primi, nel mondo, abolimmo la pena di morte e oggi, guardando a questo, ci esortiamo e le chiediamo di far rilucere insieme quella gloria, che calzata nella contemporaneità, non può non estendersi agli animali, creature innocenti che sono nelle nostre mani: sta a noi cosa fare e come usare queste mani. Proteggere o uccidere. Per queste ragioni siamo a pregarla di intercedere in favore dei nostri animali, presso il Tar del Lazio, in cui domani 4 ottobre si deciderà della loro vita.

È ormai necessario che luoghi come il nostro siano normativamente riconosciuti, così da offrire soluzioni rispettose della vita degli animali e dei cinghiali inurbati, ed efficaci per il benessere dei cittadini. Lei può, con una sola parola, salvare la bellezza, l’innocenza. Ci aiuti per favore. RingraziandoLa fin d’ora per la cortese attenzione riservataci, restiamo a disposizione dei Suoi Uffici  per qualsiasi ulteriore chiarimento o approfondimento. L’occasione ci è gradita per porgerLe i nostri rispettosi ossequi, con sentimenti di profonda stima e gratitudine, La Sfattoria degli Ultimi.

 

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