domenica, 2 Ottobre, 2022
Regioni

Sfattoria. Cresce la mobilitazione. Lettera aperta alle istituzioni

Cresce la paura alla Sfattoria degli Ultimi, rigettato ricorso. Per il giudice non esiste il danno grave e irreparabile, il cosiddetto “periculum in mora”. Questa è la ragione del rigetto, da parte del Tar del Lazio della richiesta di sospensiva urgente presentata dai responsabili de La Sfattoria Degli Ultimi, dopo aver ricevuto l’ordinanza di abbattimento immediato degli oltre 130 animali curati presso questo santuario per ragioni di prevenzione alla peste suina, nonostante maiali e cinghiali ospitati sono perfettamente sani e chippati come pet, quindi da affezione e non destinati alla filiera alimentare. Emanuele Zacchini, che abbiamo intervistato, ci comunica tutta la disperazione conseguente a questa scelta:” come si può pensare che veder trucidare questi animali, che sono la mia famiglia non costituisca danno grave e irreparabile? Se non saranno salvate, queste creature saranno uccise, e questo è qualcosa che non possiamo vedere accadere senza morire anche noi con loro. Non accade così a chiunque veda la morte inutile, arbitraria e crudelmente gratuita di qualcuno che ama?”. Quindi La Sfattoria ha presentato immediatamente una nuova richiesta di sospensiva ordinaria a Tar, di cui si attende risposta. Intanto gli italiani da ogni parte della penisola si sono messi in viaggio, indignati e rafforzati negli intenti proprio dalla risposta istituzionale, mentre prosegue lo sciopero della fame dei primi due cittadini, Lidio Maresca e Maria Teresa De Carolis, a cui da domani aderiranno a staffetta altre persone.

Per far ascoltare la loro voce gli italiani giunti in presidio alla Sfattoria hanno, a loro volta, redatto una “nobile lettera” secondo l’antico protocollo con cui il Popolo si rivolge  ai rappresentanti delle Istituzioni, per richiedere una risoluzione in cui il volere del popolo costituisca un potere inalienabile. Ne riportiamo integralmente di seguito il testo:

Noi, il Popolo nonviolento che presidia La Sfattoria Degli Ultimi
Dichiariamo quanto segue:

Gli animali che vivono sotto le nostre amorevoli e ininterrotte cure, sono, come noto a tutti, chippati come pet, ossia animali da affezione, clinicamente sani e già scampati a situazioni di estremo abuso e sofferenza. Forti di queste inoppugnabili ragioni (che ad onore del vero dovrebbero essere portate a noi come contenuto e argomento di rassicurazione, e non il contrario, da parte degli organi competenti, per tale ragione e a tal scopo designati) abbiamo più volte fatto appello, in qualità di cittadini, ancora prima che volontari, ai diversi poteri costituiti, per risolvere la questione tanto razionalmente paradossale da sembrare un errore burocratico, confluita poi nell’ordine di abbattimento immediato, che pendeva sulla testa dei nostri animali, e di conseguenza sulla nostra, che siamo a loro legati da un vincolo affettivo e di diritto, essendo questi riconosciuti di nostra proprietà. Oggi riceviamo un respingimento alla sensatezza e all’intangibilita’ dei diritti a cui abbiamo fatto accorato e fiducioso appello.

Per tale ragione condanniamo apertamente e se, non cambiano le cose, disconosciamo l’autorevolezza, se necessario fino all’autorità, di:

Il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti,
L’assessore Regionale alla Sanità e all’integrazione socio-sanitaria Alessio D’Amato.

Le ragioni che ci costringono a questa presa di posizione sono di seguito chiarite:

Le cariche politiche di cui un cittadino è insignito, non prescindono mai da caratteristiche meritorie, fondate sulla competenza riguardo l’ambito di incarico che si va a ricoprire e sulla capacità di problem solving, ossia quell’insieme di competenze che fanno sì che una persona venga stipendiata per difendere, valorizzare e gestire al meglio la cosa pubblica, a cui i cittadini lasciano la gestione, perché intimamente persuasi che il politico in carico abbia strumenti per risolvere in modo alto, lungimirante e mai irrispettoso dei diritti, fondati sulla nostra costituzione e grazie alla quale si può concorrere per una carica politica. Riteniamo che il rapporto uomo-Stato debba fondarsi su dinamiche dialogiche e partecipate, in cui si condividono obiettivi e responsabilità, ognuno per il proprio ambito e mai contro il benessere sociale. Questo, almeno, è quello che da quando abbiamo memoria, ci sentiamo pedissequamente ripetere, con una gara orizzontale alla persuasione di essere i più meritevoli agli occhi dei cittadini, da parte di ogni candidato, in ogni campagna elettorale.Quello che abbiamo invece riscontrato, con inimmaginabile dolore e sorpresa (per la nostra imperdonabile fiducia riposta verso l’onore personale oltre che istituzionale, di cui credevamo investiti i cittadini Zingaretti e D’Amato) raccogliamo oggi le macerie, che con inqualificabile vigliaccheria chiedono implicitamente a noi di spalare, date dalla pessima e indecente gestione della questione politica che abbiamo loro sottoposto:

Dove era diritto-dovere il dialogo abbiamo ricevuto inascolto, deresponsabilizzazione, autoritarismo e protervia; di più, abbiamo ricevuto completo disinteresse verso la sorte delle creature che difendiamo e, di conseguenza, verso la nostra stessa sorte.

Dove era dovuta e necessaria presa in carico e tutela della salute di tutti, abbiamo ricevuto una brutale, inaccettabile, condanna a morte. Ricordiamo, in tal senso che era solo il 700 quando Cesare Beccaria si espresse contro la pena di morte e ricordiamo, che l’Italia fu la prima nazione al mondo ad abolire la pena di morte, costituendosi come esempio virtuoso e caposcuola di una società civile. Il tempo trascorso da allora avrebbe dovuto produrre il frutto di una nazione evoluta e armonica, rispettosa dell’ecosistema e capace di dimostrare la natura “sapiens” dell’umano. Oggi invece questa stessa nazione, la nostra (già balzata alle cronache internazionali per il massacro, anche etico, compiuto due anni fa a Roma, nei giardini di cava Aurelia) non per nostro volere e non in nome del popolo italiano, la cui volontà è stata disprezzata, attua una scelta ignominiosa e oscurantista, avversa alla vita, al diritto, ai cittadini.

Per quel che concerne la salute, sappiamo che la tutela della stessa è primaria e che i medici per primi, giurano a principi universali, tra cui il “non nocere”, ossia non fare gratuitamente del male, e all’osservanza delle leggi, quando queste non violino i principi etici universali a cui si fa riferimento nell’esercizio della professione. A maggior ragione, chi gestisce la salute deve mostrarsi all’altezza di tale valore, che ricade in modo trasversale su animali e uomini e deve sapersi costituire come guida e come esempio morale e pratico, diversamente, venendo meno il patto, quale elettorato, su cui fondava la fiducia accordata e l’autorità guadagnata, ci troveremo costretti ad imitare, attraverso lo spregio del ruolo (che noi abbiamo dato a chi governa la regione) lo spregio della vita, dei legami e dei diritti che i nostri politici hanno mostrato. A quel punto la tutela di questi animali e della nostra salute, intesa come stato psi-fisico, ricadrà solo nelle nostre mani, che ci impegniamo ad usare solo per la difesa dei valori e dei diritti inalienabili qui dipanati.

Per meglio documentare quello che avviene alla Sfattoria potete vedere i video al seguente link…..https://youtu.be/ch0zSA-uyak

 

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