domenica, 26 Gennaio, 2020
Editoriale Politica

Un problema al giorno? Non toglie il governo di torno

Ormai è diventato un interrogativo che, chi segue la politica italiana, si pone alle 8 di ogni mattino: quale sarà oggi la nuova grana per il Governo?

E già perché la fantasia di alcuni leader politici si esercita non tanto nel trovare soluzioni a problemi ma nel ricercare un motivo per distinguersi, per avere un bel titolo sui giornali, per poter alluvionare di selfie, tweet e post i social e contare a fine giornata i like raccattati.  Creare grane al governo da parte dei partiti della coalizione è sempre successo. Ma mai col ritmo vorticoso e quotidiano con cui si verifica da quando i politici sono diventati schiavi del meccanismo mediatico incontrollabile dei social network.

Nel caso del Governo Conte c’è poi un elemento in più: nessuno dei tre leader che ne fanno parte lo ama particolarmente.

Zingaretti non lo voleva, Di Maio meno che mai e Renzi, che lo aveva proposto, non vede l’ora di sbarazzarsene. Tutti e tre, intanto, lo usano per “farsi pubblicità” e non per governare; Zingaretti, per la verità, è quello che strapazza di meno Conte, anzi è forse l’unico che lo difende ma non certo sbracciandosi più di tanto.

Eppure tutti e tre i leader sanno che far fuori adesso il Governo è molto rischioso e non conviene a nessuno di loro. Il punto fermo è che se cade il Conte 2, Mattarella manda tutti a casa. Se si va a votare con questa legge elettorale, i collegi uninominali saranno in gran parte conquistati dalla Lega che col sostegno di Fratelli d’Italia avrebbe una maggioranza assoluta di seggi nel prossimo Parlamento. Conseguenza, Salvini sarebbe presidente del Consiglio… con i pieni poteri che aveva chiesto e con quelli che si prenderebbe strada facendo, se i suoi ispiratori sono Putin e Orban, campioni di democrazie totalitarie e illiberali.

A chiacchiere tutti di cono che non temono il voto. Ma in realtà i tre sanno che, stando così le cose, per loro dopo il voto ci sarebbe il vuoto. Di Maio passerebbe dal 33% a meno del 15%: pensa forse di rimanere capo politico dopo un “double dip” come questo? Cosa gli va a raccontare ai 200 parlamentari che perdono il seggio (o la poltrona, come dicono loro) e con esso una rilevante retribuzione? Pensa forse di poter fornire a Salvini i voti necessari per ottenere la maggioranza alle camere e contrattare per sé la Presidenza del Consiglio? E Se Salvini prende la maggioranza assoluta, che se ne fa dei voti di Di Maio?

Veniamo a Zingaretti: se gli va bene alle elezioni recupera 1 o 2 punti. Troppo pochi per dire che ha salvato il partito pochissimi per fare un’opposizione parlamentare forte e credibile. Gli conviene?

Quanto a Renzi, lui sa benissimo che se si andasse a votare con questa legge avrebbe meno eletti di quanti ne abbia oggi dopo la scissione dal PD. Un suicidio.

Allora tutti e tre devono fingere di spingere il Governo nel burrone, ma evitare di esagerare per non finirci anche loro.

Nel frattempo proveranno a inventarsi una legge elettorale anti-Salvini, sperando che non funzioni come il Rosatellum che è stato un capolavoro di eterogenesi dei fini: pensata per rafforzare il PD renziano lo ha ammazzato.

La strada per Conte è come le vie di Roma: piena di buche, dissestata, ogni tanto con qualche voragine, ma ancora percorribile a condizione di avere gli ammortizzatori forti. E il professore sta dando prova di saper incassare colpi e ogni tanto di saper pure restituire qualche uppercut.

Andrà avanti mediando e pensando, ogni volta che alla Camera ma soprattutto al Senato, di non essere distratto come Giulio Cesare. di Bruti in giro ce ne sono tanti….

Governare così non è il massimo, neanche il minimo: la situazione è tragica ma non seria, direbbe Flaiano.

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