giovedì, 8 Dicembre, 2022
Dal Parlamento alla Tavola

La grande sete dell’Italia

Giuseppe L’Abbate, 37 anni, laureato in Informatica, è deputato della Commissione Agricoltura di Montecitorio dal 2013, già Sottosegretario presso il Ministero delle Politiche Agricole dal settembre 2019 al febbraio 2021, e ora responsabile del Manifesto Politico di ‘Insieme per il Futuro’. Con il  Parlamentare abbiamo dato vita ad una rubrica a cadenza mensile denominata “Dal Parlamento alla Tavola” in cui illustriamo le novità legislative e le nuove opportunità messe in campo dal Mipaaf per le filiere agricole e l’intero comparto agroalimentare nazionale.

IL GRANDE PIANO DELL’ACQUA PER L’ASSETATA ITALIA

 Al fine di sensibilizzare i governi, le organizzazioni e gli individui sulla responsabilità collettiva nell’utilizzo sostenibile dell’acqua e di prevenire la desertificazione e la siccità, nel 1995 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto il 17 giugno per celebrare il “World Day to Combat Desertification and Drought”.

In uno scenario globale che vede una popolazione di 2,3 miliardi di donne e uomini affrontare problemi legati alla grave mancanza di acqua – dichiara Daga -, con circa 700 milioni di persone che corrono il rischio di essere sfollate a causa della siccità e della conseguente desertificazione, anche l’Italia sta affrontando una nuova emergenza idrica dopo un inverno caratterizzato da quasi totale assenza di piogge e temperature sopra la media.

Si tratta della quarta crisi idrica in dieci anni dopo il 2012, il 2014 e il 2017. Ciò significa che affrontiamo ormai uno scenario non più straordinario ed eccezionale bensì consueto, di cui prenderne atto così da farci trovare pronti in futuro.

La siccità assedia città e campagne, da Nord a Sud. La situazione più drammatica si registra nel fiume Po in secca peggio che durante Ferragosto e con il cuneo salino che è risalito per addirittura 30 km. L’ondata di calore con temperature oltre i 40 gradi ha svuotato i laghi e arso i campi. Il solo comparto agricolo stima la conta dei danni in circa 3 miliardi di euro, con i raccolti bruciati sui terreni senz’acqua, l’esplosione dei costi per le irrigazioni di soccorso e l’acquisto di mangimi per gli animali da allevamento che non possono più contare sul foraggio bruciato dal caldo.

Il 2022, mese dopo mese, registra un aspetto negativo che peggiora la situazione del comparto primario in maniera drammatica. Dopo il caro-energia, causato dalla ripartenza post-Covid, è stata la volta della Peste suina africana a cui sono seguite le conseguenze relative al conflitto bellico in Ucraina, con il blocco di fertilizzanti, mangimi e granaglie e l’impennata dei prezzi a livello globale. Una tempesta perfetta sempre più impattante sulle nostre imprese agroalimentari che, con grandi sforzi e sacrifici, stanno cercando di rimanere in piedi.

Si stima che quasi il 30% del territorio nazionale sia a rischio desertificazione con situazioni di grave siccità che interessa sia il Settentrione che il Meridione, ad iniziare dal bacino padano che rappresenta quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e che sta vivendo la crisi idrica più grave degli ultimi 70 anni.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha aperto alla possibilità di dichiarare lo stato d’emergenza nelle regioni interessate (METTERE ELENCO?) affinché si possa provvedere al ristoro dei danni agricoli nonché all’intervento del sistema della Protezione Civile con un coordinamento con gli Enti locali, l’Autorità di Bacino e i Consorzi di Bonifica.

Quale risposta dare per affrontare l’ennesima emergenza di questo tragico 2022?
Il Governo innanzitutto si accinge a nominare un commissario straordinario per il contrasto e la prevenzione della siccità, il quale sarà chiamato ad individuare con il concerto dei ministeri delle Infrastrutture, della Transizione ecologica, delle Politiche agricole nonché con il confronto con le Regioni quegli obiettivi correlati alla necessità di garantire una sufficiente risorsa idrica anche nei periodi di siccità. Al contempo, il Commissario coordinerà e sovrintenderà alle attività di programmazione e realizzazione degli interventi necessari alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità, promuovendo il potenziamento e l’adeguamento delle strutture idriche.

L’obiettivo è quello di smettere di affrontare le crisi idriche nell’emergenza per iniziare a farlo, in maniera condivisa e organica, con una visione di lungo periodo che possa farci trovare pronti a fronteggiare le conseguenze degli inevitabili cambiamenti climatici. Con il Pnrr, sono stati stanziati quasi 4 miliardi di euro per garantire la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque interne e marittime.

Due miliardi di euro sono stati stanziati per gli investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico. 900 milioni di euro serviranno per la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti. 880 milioni di euro, invece, sono destinati ad investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche. Si punterà alla conversione dei sistemi irrigui in sistemi più efficienti; all’adeguamento delle reti di distribuzione al fine di ridurre le perdite; all’installazione di tecnologie per un suo efficiente delle risorse idriche, quali contatori e sistemi di controllo a distanza. A ciò si aggiungono i 480 milioni di euro previsti dal Ministero per il Sud per le regioni Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata.

I fondi, però, non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di infrastrutture idriche dell’Italia. Come ribadito dall’Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica), infatti, l’attuazione di soluzioni strategiche per affrontare le carenze della gestione idrica nel nostro Paese sono necessari circa 2 miliardi di euro. Solo con un piano shock potremo effettuare quel cambio di rotta che ci faccia modificare radicalmente la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua: i quantitativi di pioggia che cadono ogni anno, difatti, non sono mutati nel tempo; è solo cambiato il periodo delle precipitazioni. Tutto sta a raccogliere e utilizzare in maniera sapiente l’oro blu.

Obiettivi che lo stesso premier Draghi dimostra di avere chiari se da un lato sta richiedendo al Commissario straordinario un piano con almeno 20 interventi prioritari da realizzarsi entro il 31 dicembre 2024 e, dall’altro, sta predisponendo un “Grande Piano per l’Acqua” di più ampio respiro e di lungo termine, che si attende di conoscere nei prossimi giorni. L’auspicio è che – come più volte ripetuto in questi ultimi mesi con i colleghi della commissione Agricoltura della Camera – si intervenga con importanti opere attraverso il “Piano Invasi” e, dall’altro, attraverso piccole azioni di contenimento e gestione dell’acqua quale il “Piano Laghetti”, promosso dalla stessa Anbi. Parliamo di un progetto che punta alla realizzazione, entro il 2030, di 1.000 bacini idrici in grado di fornire acqua potabile, produrre energia, rendere un servizio ambientale e irriguo così da ridurre anche il gap infrastrutturale tra Nord e Sud Italia.

Cosa può fare il mondo agricolo intanto?
Solo innovandosi e divenendo sostenibile, l’agricoltura italiana potrà evitare di sprecare una risorsa preziosa e vitale come l’acqua. In questo, le ingenti risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza saranno cruciali ma serve investire anche sulla ricerca agronomica e genetica e sull’ulteriore avanzamento tecnologico affinché si utilizzi la risorsa idrica nelle modalità e nei quantitativi corretti.

Nel malcapitato caso che il “Grande Piano per l’Acqua” del Governo non preveda le risorse che servono per realizzare concretamente le opere necessarie, il Parlamento farà la sua parte per richiamare l’attenzione su un tema vitale per tutti noi, uomini e animali.

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