sabato, 26 Settembre, 2020
Politica

Cinque Stelle?… Manca quella polare

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Il Movimento di Grillo, Casaleggio e Di Maio da circa un anno è senza una bussola. L’esperienza di governo con la Lega ha frastornato i 5S e li ha portati a dimezzare i voti alle europee. Le cause del tracollo elettorale dei 5S sono state molteplici: scarsa qualità dei loro ministri politici, eccesso di sudditanza verso la Lega, incertezza di conduzione politica generale, contraddizioni tra slogan e comportamenti concreti, falle nella democrazia interna, trasparenza dei comportamenti non adeguata alle predicazioni fatte, sconfessione di promesse elettorali e anche alcuni episodi di dubbia moralità. C’è n’è abbastanza per stimolare una riflessione interna seria e i tre anni che il Governo Conte ha davanti potrebbero offrire un’occasione ottima per ridefinire l’identità dei 5 Stelle.

Gli ingredienti del loro rapido successo non sono più tutti disponibili: il rifiuto del sistema, il no allo sviluppo, il proporsi come duri e puri per definizione, il manicheismo per il quale i 5S sono il bene e tutti gli altri sono il Male, l’utopia di una democrazia diretta che si è tradotta nel voto opaco di meno di 100 mila iscritti su una piattaforma non del tutto affidabile, il sogno di poter e dover evitare alleanze e farcela da soli, l’ambiguità sull’Europa e le alleanze internazionali.

Oggi i 5 stelle, messi a dura prova anche nella guida di grandi città come Roma e Torino non possono più vivere di rendita sulla retorica del “vaffa” e del disprezzo degli avversari. La realtà ha dimostrato le loro enormi lacune, come classe politica di governo, la scarsa lucidità di scelte sullo sviluppo e i diritti umani, l’assenza di un’idea di politica internazionale e un’eccessiva facilità di cambiamento di posizioni sia nelle alleanze che nelle scelte concrete dell’azione di governo.

Tutto da buttare? Assolutamente no. I 5Stelle hanno ancora in funzione da svolgere nel quadro politico italiano ma devono radicalmente riorientare la loro rotta. Finora, nella notte buia della politica ondivaga e confusa non hanno saputo individuare una stella polare che gli faccia riprendere il cammino. Proviamo a suggerire alcune possibili soluzioni. La matrice originaria che i 5Stelle possono continuare a mantenere è quella di un movimento politico che voglia dare della politica una rappresentazione positiva, di alto valore morale e di attenzione ai cittadini. E di questo c’è bisogno nella vita pubblica italiana. Ma non serve demonizzare gli avversari e proporsi come un esercito di angeli scesi in terra per ricacciare i demoni nell’inferno. I 5S possono e devono continuare a battersi per una migliore qualità etica della vita pubblica e devono innanzitutto avere la ramazza pronta in casa propria per spazzare via, con le dovute garanzie, ma senza compromessi la mala pianta di chi approfitta della cosa pubblica per interessi privati anche senza commettere reati. Due esempi. Perché i deputati e senatori 5S non danno il buon esempio e spendono i 3600 euro che mensilmente ricevono per dotarsi di assistenti parlamentari contrattualizzando per questo importo delle persone preparate? Perché non documentano in maniera trasparente e seria le spese effettivamente affrontate che vengono loro rimborsate a forfait?

Ma questo non basta. I 5S dovrebbero mettersi a studiare seriamente, e con l’ausilio di esperti e studiosi non raccogliticci, i dossier principali dell’economia italiana e proporre scelte moderne, innovative, attente all’ambiente, non improvvisate, ragionate e non sloganistiche. Una grande conferenza programmatica al termine di alcuni mesi di lavori di commissioni tecnico-politiche aperte e non autoreferenziali potrebbe segnare un cambio di passo dei 5Stelle che potrebbero presentarsi come il partito delle nuove scelte – non populistiche e confusionarie – ma seriamente riformistiche. Il patrimonio di credibilità che ancora rimane ai 5Stelle dovrebbe essere ben speso per proporre soluzioni convincenti e non semplicistiche a problemi concreti.

Inoltre, i 5 stelle dovrebbero valorizzare l’aspirazione di tanti giovani a “fare politica”, in nome di valori e non di interessi, creando una vera scuola di formazione politica e chiamando a insegnare in questa scuola non i replicanti di slogan e di frasi fatte del populismo di maniere ma gente che sa come funzionano lo Stato, gli enti locali, l’economia e la politica estera.

I 5Stelle devono capire che per rinnovare la politica bisogna dismettere l’arroganza di chi pensa di sapere tutto perché si sente diverso dagli altri e, dall’alto di una superiorità morale apodittica, pretende di pontificare su tutto inseguendo e sfruttando il malessere della gente comune: devono mettersi a studiare i problemi, essere più umili, ascoltare chi ne sa più di loro, confrontarsi serenamente con chi la pensa diversamente, avere più spirito di servizio e fare di più le persone serie. Un’ultima considerazione.
I 5 Stelle devono abbandonare l’idea di poter tornare al 33% che hanno conquistato alle politiche del 2018. Si accontentino di un buon 20% ma di consenso verso posizioni chiare e praticabili. Di destra o di sinistra? I 5S possono sentirsi liberi da questi schemi solo se individueranno soluzioni nuove che realmente possono migliorare le condizioni di vita dei ceti svantaggiati, ma non con l’assistenzialismo ma con una visione dello sviluppo. Buon lavoro.

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