venerdì, 6 Dicembre, 2019
Politica

La strada stretta ma obbligata di Conte

Come si può trasformare un’ampia autostrada in uno stretto e impervio sentiero di montagna in soli due mesi?

Eppure l’insipienza di certa classe politica riesce pure in questo.

Il Governo Conte 2, nato dalle ceneri funeste dell’alleanza gialloverde, dopo la minaccia di Salvini di volersi prendere i pieni poteri, Presidente della repubblica incluso, sembrava partire sotto i migliori auspici: essere una diga incrollabile di fronte alla marea montante della peggiore destra mai conosciuta dell’Italia, assicurare almeno tre anni di buongoverno, dialogando con l’Europa alla pari, modificando la Costituzione dopo la riduzione del numero dei parlamentari, cambiando di conseguenza la legge elettorale e arrivando almeno fino al 2023 per eleggere con questa maggioranza un Capo dello stato equilibrato e non attraversato da pulsioni sovraniste-nazionaliste, antieuropee e accondiscendente verso il clima di intolleranza che sta dilagando nel Paese.

Tutto sembrava ben chiaro e l’orizzonte temporale di almeno 3 anni sembrava offrire un’opportunità unica di lavorare tranquilli in un’ottica di medio periodo senza l’assillo dei calcoli di conveninenza del qui ed ora.

E invece? Invece tutto sta andando per il verso peggiore. Ha cominciato subito Renzi, uscendo con una pattuglia significativa di parlamentari dal Pd: diceva di voler rafforzare la maggioranza, ma in realtà per ora la sta rendendo solo più litigiosa, tendenzialmente paralizzata da veti e da un potere di interdizione di cui l’ex segretario fiorentino sa fare un uso degno dei migliori casinò.

Lo spettacolo offerto dalla maggioranza sulla preparazione della Legge di Bilancio è stato deprimente. Invece di offrire di sé un ‘immagine di forza, compattezza, lucidità di vedute, ognuno ha cercato di mettere bandierine, di fare la voce grossa per dimostrare la propria esistenza e al diavolo l’interesse nazionale e quello comune della coalizione rispetto ad un’opposizione agguerrita, spregiudicata e guidata con abilità corsara da un indomito Salvini.

La legge di Bilancio ha appena emesso i primi vagiti. E già si preparano altre lotte fratricide all’interno della maggioranza che contribuiranno ad annacquare una manovra già fin troppo prudente e a far salire sulla diligenza della legge di Bilancio una marea di interessi particolari di tipo feudale, alla faccia della immagine di un’Italia che riprende ad essere credibile. Lo spread che era sceso rapidamente, altrettanto rapidamente sta risalendo. E questo dovrebbe insegnare qualcosa. Ma a chi? A coloro che dovrebbero comportarsi come uomini di governo e non come capitribù attenti ad assecondare le danze macabre dei tanti stregoni che si agitano nelle file dei partiti tutti profondamente in crisi e senza un’idea precisa dell’Italia da ricostruire.

La vicenda dell’ILVA è stata la prova regina di questo insensato autolesionismo di una maggioranza nata per andare ad alta velocità e che si muove come un treno a scartamento ridotto.

Era ampiamente prevedibile che la decisione di togliere lo scudo penale avrebbe offerto ad Arcelor Mittal il pretesto per mollare tutto -o far fingere di farlo- per chiedere un numero spropositato di esuberi, visto l’eccesso di offerta di acciaio in Europa.

Ma i nostri governanti erano impegnati a pensare ad altro e quando la bomba del recesso è deflagrata hanno fatto finta di non aspettarselo. Conte ha fatto bene a metterci la faccia davanti agli operai turlupinati di Taranto e ha fatto bene a confessare di non avere una soluzione in tasca. Ma, detto questo, chi governa i problemi li deve prevenire e, se non ci riesce, deve poi risolverli. E oggi sembrano tutti imbambolati a ripetere le frasi fatte, sperando che Arcelor Mittal ci ripensi, che qualche cavaliere dagli occhi a mandorla subentri nell’impresa o che alla fine lo Stato Pantalone si riprenda quello che era già stato suo e che aveva malgovernato per decenni.

Tutti questa confusione, incertezza, sprovvedutezza non fa altro che rafforzare un’opposizione la cui crescita elettorale si voleva bloccare.

Aggiungiamo a questo quadro l’infelice decisione di sperimentare a livello locale l’alleanza PD-5S nell’unica Regione in cui si sapeva già che avrebbero perso…

Il Governo Conte2 si sta facendo male da solo e si sta complicando stupidamente la vita. Una rottura di questa coalizione obbligherebbe Mattarella a sciogliere le Camere e mandare tutti al voto. Chi ci guadagnerebbe? Salvini, ormai diventato il capo assoluto della destra che ha fagocitato quel poco di moderato e liberale che era rimasto in Forza Italia, che è diventata l’Altra Forza Italia.

Di Maio è un leader sempre più debole attento a dire sì a tutti i suoi critici pur di non essere disarcionato: in questo modo il M5S è senza guida e alla mercé di ogni colpo di tosse di chiunque, anche di personaggi poco autorevoli, come l’ex ministra Lezzi. Di Maio può andare al voto in queste condizioni, vanificando la riforma del taglio dei parlamentari e rischiando un tracollo elettorale fatale?

Renzi teme le elezioni ma si comporta come se volesse far saltare il tavolo della coalizione ad ogni piè sospinto. C’è qualcosa di lucido in questo comportamento?

Zingaretti eccede nella prudenza e non esercita il ruolo dì leader di un partito con solide tradizioni ed esperienze di governo: invece di far valere le sue ragioni cede a qualsiasi richiesta dei 5S, anche a quelle più ingiustificabili.

Si governa così? E Conte? Abbiamo suggerito più volte al presidente del Consiglio di abbandonare l’idea di poter diventare il successore di Di Maio alla guida dei 5stelle e di farsi, invece, una sua forza politica ben collocata al centro e capace di prendere iniziative coraggiose mettendo Renzi, Di Maio e Zingaretti di fronte alla scelta di accettare o di spaccare tutto e andare al voto col suicidio collettivo.

Conte ha una forza contrattuale che sottovaluta e che non usa adeguatamente. Si faccia coraggio e prenda in mano le redini della coalizione. Non abbia paura. Lui non è un politico di professione, non ha nulla da perdere, l’Italia invece ha molto da perdere se il Governo si dimostra debole. L’unica beneficiaria di questo stato di cose è la destra sovranista amante dei pieni poteri. Un governo debole favorisce una democrazia debole ed esposta ai peggiori rischi.

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