giovedì, 14 20 Novembre19
Attualità

Tripoli… bel suol d’orrore. Cosa fare per gli immigrati

La Libia è il principale interlocutore dell’Italia nel Mediterraneo per la gestione dell’immigrazione clandestina. Ma Gheddafi, per scelta di Nicolas Sarkozy e di Hilary Clinton non c’è più e, dunque la Libia è nel caos più totale, con almeno due governi e svariate tribù in lotta feroce tra loro. Con questa realtà bisogna fare i conti. L’ex ministro dell’Interno Minniti sottoscrisse un protocollo con il Governo di Tripoli che in qualche modo è servito a contenere gli sbarchi di migranti irregolari provenienti da quelle coste. Ma 3 anni fa si pensava che la Libia fosse un “porto” sicuro con un Governo affidabile e rispettoso delle convenzioni delle Nazioni Unite e riconosciuto dalla Comunità internazionale. Così non è. La Libia è un Paese in guerra civile, e basterebbe questo a farlo definire non sicuro. Per giunta, il governo di Tripoli ha dimostrato di non essere in grado di rispettare le convenzioni internazionali e ha trasformato i centri di accoglienza in luoghi di aberrante disumanità con persone trattate come animali, torturate, violate e vendute come schiavi. Eppure di un accordo con la Libia abbiamo bisogno. Ma c’è modo e modo di rinnovare un’intesa che va radicalmente rivista. Certo, aver invitato il capo degli scafisti libici a riunioni ufficiali in Italia non è stata una prova di dignità e di saggezza: avremmo dovuto arrestarlo e, come dice l’ex ministro Salvini “lasciarlo marcire” nelle carceri italiche. Invece il signorino è tornato in patria e guida quella Guardia Costiera libica che decide se e quando “salvare” i migranti in difficoltà nel Mediterraneo e in che modo-di fatto- gestire il traffico dell’immigrazione: insomma come nominare Matteo Messina Denaro capo della DIA. Vergogna.

Ma veniamo al punto. L’unico accordo dignitoso che si può sottoscrivere con la Libia deve avere degli ottimi incentivi per i libici ma non deve umiliare l’Italia. Meglio sarebbe se l’accordo lo sottoscrivesse l’Europa. Ma in attesa che la nuova Commissione imponga l’evidenza e cioè che immigranti che arrivano dal Mediterraneo sono diretti non Italia ma in Europa, andiamo avanti così. Gli incentivi per i libici sono i soldi. Tanti. Ma in cambio un Paese come l’Italia deve esigere rispetto dei nostri e non dei loro principi di civiltà. Dunque gli unici centri in cui migranti devono essere ospitati in Libia devono essere sotto il diretto controllo delle Nazioni Unite e dell’Italia (in attesa che poi il controllo passi all’Europa). Questo significa che la realizzazione e la gestione di questi centri deve essere tolta ai libici ai quali in cambio si garantirà occupazione di loro personale, denaro per compensare ampiamente le spese necessarie al funzionamento dei centri. Da evitare assolutamente il regalo di tonnellate di euro come facciamo con l’autocrate turco Erdogan che li usa come crede e addirittura per ricattarci. Al Governo di Tripoli bisogna fare un discorso netto: non potete essere complici né del traffico di esseri umani né della riduzione in schiavitù di persone che cercano di emigrare; la gestione di questo problema per voi sarà vantaggiosa perché creerà posti di lavoro, farà affluire risorse economiche notevoli nella vostra economia e, alla fine, potrebbe riuscire anche a rafforzare il prestigio di Tripoli rispetto al governo del generale Haftar.

Il punto è molto semplice. Il primo filtro dell’immigrazione clandestina va realizzato nei Paesi costieri del Mediterraneo. È lì che le Nazioni Unite devono occuparsi di individuare i profughi e gestire i loro flussi in maniera concordata con i Paesi Membri e in particolare con la Commissione Europea. E sempre in quei Paesi rivieraschi l’Europa deve costituire dei centri di identificazione per i migranti economici, per capire chi sono, cosa sanno fare, dove vogliono andare e prepararli ad eventuali attività lavorative che potrebbero svolgere utilmente nei Paesi europei tenendo conto delle esigenze dei vari Paesi. Nessun profugo né migrante economico dovrebbe pagare scafisti per avventurarsi tra i marosi. Ma tutti i profughi veri e i migranti economici che possono trovare lavoro in Europa dovrebbero essere civilmente condotti nei vari Paesi a spese delle nazioni Unite e dell’Europa. Se l’Europa riuscisse a convincersi di questo e se si battesse anche in sede ONU per dare maggiori risorse e poteri all’UNHCR saremmo davvero ad una grande svolta: salveremmo vite umane, tratteremmo in modo civile profughi e migranti economici, eviteremmo di avere tanti clandestini in giro che non hanno lavoro e toglieremmo argomenti e fantasmi alla destra che in cerca di pretesti per seminare odio ha trovato negli immigrati il “nemico” di comodo.

Related posts

La fabbrica dei somari

Antonio Falconio

Paesi sull’orlo di catastrofi umanitarie

Pietro Lauri

Tassa sul contante? Un’assurdità

Carmine Alboretti

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni