domenica, 3 Marzo, 2024
Società

Pensioni, riforma ferma. Nodi, ammortizzatori e Cig

Attesa per i dati Def

Pensioni, calcoli e ricalcoli dal retributivo al contributivo, flessibilità di uscita, ammortizzatori sociali. Il groviglio della riforma della previdenza – tanto attesa da essere stata indicata come strategica per il Governo – rimarrà invece per un altro mese e forse anche più, al palo. L’attesa sarà per le cifre del Documento economico e finanziario che diranno come procede economicamente il Paese e su quali risorse potrà contare una riforma che rischia di impantanarsi in problemi imprevisti.

La riforma si allontana

Due anni di emergenza Covid, oggi la guerra e le tensioni sui prezzi di energia, materie prima, la risalita dell’inflazione stanno pesando sui tempi di una riforma che riguarda milioni di cittadini. Chi sperava in un rush finale rimarrà deluso, i ritardi sono pesanti tanto che finora non ci sono date di prossimi incontri tra Governo, Sindacati e Associazioni di categoria. Il miraggio della riforma senza i numeri sull’andamento dell’economia è svanito e questo lascia molte incertezze su quelle che potranno essere le forme
di pensionamento del prossimo anno.

Lo stallo e le proposte

La prima fase della riforma, come sottolinea la Uil, abbozzata prima dello scoppio della guerra in Ucraina, ha raggiunto una fase di stallo. Governi e sindacati non sono riusciti a raggiungere un’intesa sulla flessibilità in uscita. Metodo su cui Cgil e Uil a dicembre presentarono il conto con uno sciopero generale. Oggi le posizioni sono rimaste ancora lontane. Il Governo secondo le indicazioni del premier Mario Draghi interpreta la flessibilità in uscita basata interamente sul ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale. Proposta bocciata dalle parti sociali. Il motivo è economico, il peso della riduzione degli anni cadrebbe solo sulle spalle del lavoratore che vedrebbe l’importo pensionistico decurtato almeno per i primi anni.

Torna la legge Fornero

Dopo mesi di incontri, tensioni e rappacificazioni si può dire che non sono stati fatti particolari passi avanti tanto che si delinea all’orizzonte solo un ritorno della Legge Fornero. Oggi è in vigore come soluzione ponte Quota 102, – varrà solo fino al 31 dicembre 2022, con un’età anagrafica di almeno 64 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni – ma dopo la scadenza di fine anno, si tornerà alla Legge Fornero – 42 anni e 10 mesi di contributi e 67 anni di età – quindi per evitare il ritorno della contestata riforma dell’allora governo Monti, l’esecutivo Draghi ha solo pochi mesi davanti per decidere che svolta dare alla previdenza.

La legge di Bilancio

Il Governo potrebbe puntare ad accogliere parte delle indicazioni dei sindacati sulla flessibilità in uscita inserendo nuove norme nella Legge di Bilancio di fine anno. Si tratta di una ipotesi perché finora non c’è
ancora nulla di deciso, solo bozze sulle quali non ci sono accordi di massima. Dopo il Def tuttavia potrebbe esserci un chiarimento ma i numeri finanziari non potrebbero facilitare gli accordi che erano stati intrapresi sotto il segno di un Pil che sarebbe salito oltre il 6% mentre oggi le stime sono al ribasso.

Parti sociali allarmi e richieste

Se per il tema pensioni per ora non si intravedono rush finali, si profila un altro tema che ha il sapore dell’urgenza, ed è quello degli ammortizzatori sociali.
“Servono nuovi interventi per le imprese artigiane”, sottolineano le Associazioni in un comunicato dopo un incontro convocato dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando. Confartigianato, Cna e Casartigiani, sottolineano come la situazione peggiori “colpendo pesantemente anche molti settori dell’artigianato”, ed hanno sollecitato al Ministro il rifinanziamento delle prestazioni straordinarie per le imprese artigiane. Così come l’attuazione della riforma degli ammortizzatori sociali.

Cassa integrazione più ampia

Sul tema cassa integrazione interviene la Uil che indica i crescenti problemi per alcuni settori e per i lavoratori. “Costi dell’energia che lievitano, difficoltà nel reperimento dei materiali da lavorazione, sbocchi su mercati bloccati, persino il pagamento di prodotti già consegnati che diventano incerti”, evidenzia il sindacato, “città a vocazione turistica vuote, intere filiere che già annaspano e dal futuro produttivo ed occupazionale incerto. C’è davvero di che essere preoccupati”. Bene gli aiuti ma non bastano. “Conveniamo
con il Governo che occorre anzitutto aiutare le imprese a produrre e non supportare le sospensioni delle attività con la messa in cassa integrazione di lavoratrici e lavoratori che, anch’essi, già sopportano la difficile situazione economica e sociale”. Per la Uil è tuttavia necessario per alcuni settori in difficoltà: “prevedere subito altre settimane di cassa integrazione, una volta che saranno state utilizzate quelle previste nei diversi ordinamenti, mettere immediatamente in conto questo impegno finanziario a sostegno di comparti economici strategici per il Paese”.

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