martedì, 12 Novembre 2019
Politica

Essere eletti non significa aver vinto un concorso statale

Il groviglio politico che si sta creando in questo momento è piuttosto imbarazzante.

Se il M5S doveva essere, tra l’altro, il movimento che ridava dignità alla politica ed alla vita dei cittadini, penso che almeno in questo, abbiano fallito. Ci mancano Grillo e Casaleggio senior, anche se è strano a dirsi.

Ritenevamo di aver visto già tutto nel corso di questi cinquant’anni di Repubblica, invece ci sbagliavamo. Abbiamo ancora molto da vedere e da imparare dagli uomini che si propongono per fare i nostri interessi attraverso la politica; sono uomini, non tutti ma molti, che considerano la loro elezione come l’esito di un concorso di Stato e una volta preso servizio non vogliono più andare a casa per cercarsi un lavoro. Sanno che il lavoro non lo troveranno mai, non perché non sappiano fare nulla, per carità, è perché il lavoro non hanno saputo proprio crearlo, e, sapendo questo, la paura di trovarlo li terrorizza.

Non crediamo più alle continue schermaglie tra i partiti messe in onda per fare ancora una nuova ennesima campagna elettoral-concorsuale. Tutto è viziato dal contesto, che non è più credibile, stavolta, veramente stupefacente.

Quando le maggioranze dentro il Palazzo non corrispondono più alle maggioranze della piazza si dovrebbe avere la decenza, anche nel proprio interesse, di dimettersi e rimettere al Capo dello Stato la decisione di andare a nuove urne.

Vorremmo rivedere la dignità di una Sinistra che in passato ha saputo fronteggiare e affrontare i problemi più spinosi e intrigati della nostra Repubblica, una sinistra solidale con le forze di lavoro più deboli, una sinistra che miri a riforme complessive del welfare, alla ridistribuzione della ricchezza e alla creazione di lavoro, oltre che alla promozione di valori di uguaglianza tra i cittadini. Una sinistra che riapra le sezioni nei quartieri, che affianchi i patronati, che sia vicino agli ambulanti ed ai commercianti dei mercati rionali. Una sinistra che si apra alle culture senza pre-ideologie, che metta ai posti strategici della nazione i più i bravi, che si avvicini alle mamme e ai padri, qualunque siano le loro origini genitoriali. Vorremmo vedere una sinistra unita, le divisioni e i distinguo non ci piacciono, troppe organizzazioni politiche a sinistra; troppi prime-men, troppi interessi politici minuziosamente declinati per dimostrare divergenze che non sono su ideali fondamentali.

E vorremmo vedere nell’altro campo una Destra che abbia il coraggio e l’orgoglio di farsi chiamare destra. Una destra cioè, liberata dal tabù imposto dal comunismo negli anni in cui sembrava che solo a sinistra si  avesse il diritto di dettare cultura. Una destra che difendesse lo Stato in tutte le sue forme. Che difendesse i dipendenti pubblici fino a prova contraria. Una destra che spingesse affinché lo  stato avanzasse verso principi liberali di mercato nell’interesse dei cittadini. Una destra che sapesse ricostruire un ordine pubblico in grado di difendere soprattutto i più deboli e che sapesse, con l’esempio della rettitudine politica e con la proposizione di leggi idonee e riformatrici, dimostrare alla magistratura che se lo stato fosse amministrato correttamente potrebbe garantire a tutti il bene più sacro: la Libertà. Una destra che sappia confrontarsi con tutti i Paesi esteri sui temi dell’industria e del libero scambio sapendo difendere il prodotto nazionale.

Ed infine vorremmo un Centro che sia in grado di collocarsi geograficamente esattamente al centro. Non vorremmo leggere centrodestra e centrosinistra.

Stare al centro dovrebbe significare saper guardare la sinistra e la destra con equidistanza. Per i veri moderati è una vera contraddizione creare coalizioni a sinistra e a destra. Farebbero lo stesso errore del M5S che oggi ritiene indifferente governare con Salvini o con Renzi. il Centro deve portare avanti i valori della cristianità politica e della fratellanza. Deve saper riprendere un dialogo con la Chiesa e con le Religioni. Il centro deve riprendersi il valore delle culture strategiche di collocazione della nazione all’interno dei nuovi continenti politici emersi dalla finanziarizzazione dell’economia. Deve lavorare per la Pace universale e promuovere la compenetrazione delle culture e delle genti dando ascolto a tutti. Senza l’ascolto, le cose non si possono capire. Un Centro che non si ponga l’obiettivo primario di governare ma di essere lì a presentare e difendere i propri ideali.

Sentir dire che non esistono più cose di destra, di sinistra o di centro ci rattrista e ci fa pensare ad una omologazione del pensiero umano che non può e non deve verificarsi. Le diversità sono il valore dell’intelligenza, guai a rinunciarci.

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