giovedì, 12 Dicembre, 2019
Politica

S’è desta la destra. Quella peggiore

Chi si illudeva che passando all’opposizione Salvini avrebbe inserito un po’ più di moderazione nella sua linea politica apertamente di destra si sbagliava. Salvini a parte le divise di poliziotti e vigili del fuoco non ha dismesso altro e si è candidato ad essere il leader di una destra radicale riuscendo perfino ad attrarre verso questo buco nero anche Berlusconi e ciò che resta di un partito nato per essere liberale… L’Italia sta conoscendo -e avallando- la ripresa della peggiore destra.

Non succedeva dal 1972, da quando Almirante leader -a suo modo moderato- del Movimento Sociale-Destra Nazionale raddoppiò i voti, raggiunse l’8,7% e portò in Parlamento 56 deputati e 26 senatori. Erano altri tempi. Dominavano ancora le ideologie. Il Pci era ancora comunista, anche se Berlinguer propugnava l’eurocomunismo e lanciava il compromesso storico con la Dc (per evitare all’Italia un destino simile a quello del Cile socialista di Allende che era stato brutalmente spazzato via dalla dittatura militare di Pinochet).

Furono anni terribili, durante i quali le stragi del terrorismo nero e la lunga scia di sangue del terrorismo rosso seminarono lutti che si prolungarono per 10 interminabili anni.

Oggi, non ci sono più le ideologie, l’Italia sembra vaccinata dal rischio del terrorismo ma si assiste ad una ripresa vorticosa dei peggiori istinti della destra. Ma quale destra?
Non certo la destra economica che mette al primo posto una visione rozza dell’economia poco attenta alle problematiche sociali; non una destra che propugna i suoi valori tradizionali di “legge ed ordine” imponendo una visione autoritaria dello stato ma accettando la coesistenza con altre visioni del mondo. Quella che sta ribollendo nel vulcano sociale di questa Italia impoverita, accidiosa, piena di risentimenti e priva di sentimenti è la destra intollerante, razzista, che coltiva la violenza prima solo verbale poi sempre più muscolare, ossessionata dalla paura della diversità, ostile al confronto.

Una destra che violenta lo slogan rivoluzionario mazziniano “Dio, Patria, Famiglia” trasformandolo nel suo contrario: dove Dio sta per un cristianesimo manicheo, Patria sta per nazionalismo sovranista, Famiglia sta per negazione dei diritti a farsene una anche per coloro che sono diversi.

E pensare che Mazzini era per il patriottismo in chiave europea, credeva nella religione dei diritti e doveri dell’uomo e della Famiglia scriveva: “essa deve essere aperta al Progresso, migliorare d’epoca in epoca le sue tendenze, le sue aspirazioni”.

La destra che sta riprendendo vigore nell’Italia stagnante si ciba di ingredienti distribuiti a man bassa dai populisti: il rancore sociale, l’odio per chi la pensa diversamente, il culto della giustizia sommaria (salvo che non si tratti di politici della maggioranza che si autoassolve), il ricorso alla violenza privata che si sostituisce al monopolio statale della forza, l’esaltazione patetica della sovranità nazionale che mal si coniuga con la ricerca di compratori stranieri del nostro debito pubblico, la demonizzazione dell’Europa e l’isterica ricerca del nemico oggi individuato negli immigrati ma senza disdegnare grumi di un antisemitismo mai definitivamente sconfitto nonostante l’Olocausto.

Trescare con questa destra è da irresponsabili; forse fa prendere voti, ma poi questi voti si trasformano in materiale esplosivo che è difficile controllare: prima o poi esplode e fa degradare la vita pubblica in barbarie. I fenomeni socio-politici pericolosi bisogna identificarli ai primi sintomi e prendere subito le contromisure. Far finta di niente o amoreggiare con essi porta all’arretramento della libertà e della democrazia. Ne sanno qualcosa i comunisti italiani che non identificarono subito il terrorismo che nasceva dal loro album di famiglia e lo capirono solo dopo l’assassinio di sindacalisti e l’assalto al comizio del leader carismatico della CGIL Luciano Lama nel 1977 all’Università di Roma. Oggi tocca alle forze di destra e al coacervo politico rappresentato dal Movimento 5 Stelle il compito di riflettere per tempo sulla destra intollerante e violenta che ha ripreso vigore: che si guardino allo specchio e non commettano gli stessi errori del Pci dell’epoca. Si fa ancora ancora in tempo.

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