mercoledì, 4 Agosto, 2021
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Patto Fca-Psa, la borsa balla, gli operai attendono. Furgoni Ducato, timori per produzione in Polonia

La case autonomistiche Fca (Fiat Chryslel Automobiles) e Groupe Psa hanno ieri brindato annunciando l’unione di forze con la creazione di “un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile”. Se il patto Fca-Psa riuscirà allora nascerà il quarto costruttore al mondo con 8,7 milioni di auto vendute, oltre 400 mila dipendenti, e un fatturato di 200 miliardi di euro.

Alla guida del nuovo gruppo John Elkann presidente e Carlos Tavares amministratore delegato. Ieri, tuttavia, dopo l’enfasi degli annunci dei brindisi, dei comunicati stampa, le borse sono rimaste dapprima caute, poi l’impennata positiva dei titoli e infine la caduta del 10% di Psa, una altalena (che allarma la società francese), in attesa che il piano sia svelato al mercato. Solo allora si capirà la reale portata dell’accordo e, soprattutto, le prospettive produttive. A livello politico ieri sera si è registrato il “plauso” del Governo, al progetto di fusione tra Fiat Chrysler e PSA, controllante di Peugeot, “A patto che l’operazione garantisca la produzione e l’occupazione negli stabilimenti italiani di Fca”, ha auspicato il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli.

Dagli accordi societari, agli aggiustamenti finanziari, alle valutazioni interessatissime di azionisti e borsa, bisognerà scendere al livello della produzione, un aspetto che investirà in pieno le sorti dei poli produttivi italiani in Abruzzo con la Sevel di San Salvo-Atessa e nel Lazio con l’impianto Fca di Cassino. Due aree produttive dove i problemi non mancano ad iniziare dai ripetuti stop produttivi dovuti a delle concause e, tra queste, l’incidente sul lavoro accaduto nei giorni scorsi nello stabilimento di Cassino dove ha perso la vita un operaio di 43 anni. L’impianto, con l’inchiesta della magistratura, ha subito un blocco che si è subito ripercosso in Abruzzo.

Aldilà di questo triste episodio, tuttavia, le acque nei due stabilimenti italiani non sono tranquille. Si temono, e i segnali sono evidenti, che la produzione possa essere spostata in Polonia. In Abruzzo (e in parte per l’indotto in Molise) la produzione di furgoni nello stabilimento di Sevel è al massimo della capacità produttiva. Psa, in joint venture con Fiat Chrysler nel polo in Val di Sangro produce la gamma dei commerciali leggeri – Peugeot Boxer e Citroen Jumper – ora le notizie sono che le due società automobilistiche hanno intenzione di “allargare” la produzione – a San Salvo si produce il pluripremiato furgone Ducato – dall’Abruzzo allo stabilimento polacco di Gliwice.

L’ipotesi è stata resa nota dai francesi suscitando l’immediata preoccupazione dei sindacati abruzzesi che temono che gli accordi stipulati di nuovi “Plant” produttivi in Europa tra Psa e Fca, potrebbero mettere a rischio il futuro degli impianti di Abruzzo e Lazio, con ricadute occupazionali disastrose. “La Sevel è uno stabilimento che ha battuto un record dopo l’altro”, spiega Alfredo Fegatelli, segretario Fiom Abruzzo e Molise, “si parla di massima capacità produttiva raggiunta, con i lavoratori che hanno dato il massimo in questi anni, ora la notizia che Psa investe altrove sembra una beffa. Ci chiediamo a questo punto se Psa continuerà a investire in Italia.

È urgente inoltre chiarire qual è il piano industriale di Fca per Sevel”. Il problema nasce anche dalla crescita per le nuove quote di mercato acquisite, per i francesi si pone la necessità di utilizzare una capacità produttiva complementare, “per assemblare alcune versioni del veicolo commerciale più grande al fine di soddisfare la domanda dei clienti dei brand Peugeot, Citroën, Opel e Vauxhall nel medio termine”. Proprio questa iniziativa “complementare” potrebbe rappresentare una sorta di cavallo di Troia che favorirebbero gli investimenti fuori l’Italia, in particolare nello stabilimento in Polonia in modo che possa produrre, a regime, fino a 100mila veicoli. Un aumento di produttività inoltre è stata chiesta anche agli impianti abruzzesi e laziali, in particolare allo stabilimento Sevel per soddisfare la crescita della domanda prevista da entrambi i gruppi. La casa automobilistica francese è stata chiarissima nel dire che le cose stanno cambiando.

“La convergenza dei marchi Opel/ Vauxhall sulla piattaforma dedicata ai furgoni di grandi dimensioni”, ha fatto sapere Groupe Psa in una nota inviata ai sindacati, “richiede ormai ulteriori capacità di produzione. Groupe PSA ha deciso di estendere la sua presenza a Gliwice, in Polonia, per sfruttare al massimo il suo know how e la sua competitività. La fabbrica sarà trasformata per poter accogliere i veicoli commerciali, e adattata alla piattaforma dedicata ai furgoni”. Che a ben guardare è uno schiaffo alla produttività degli stabilimenti di Abruzzo e Lazio, che hanno dato il massimo impegno. Un solo dato: lo scorso anno nello stabilimento abruzzese, dove si realizzano i Fiat Professional Ducato, sono stati realizzati poco meno di 300mila commerciali leggeri. Una punta di produzione considerato il “record di sempre” per un polo che negli ultimi anni ha segnato una crescita progressiva dei volumi, visto che nel 2013, ad esempio, la produzione si attestava sulle 203mila unità.

La Sevel quindi è al massimo della sua produttività “Al momento lo stabilimento è organizzato su 10 turni, in più c’è una produzione notturna su base volontaria. Intanto”, fa presente Amedeo Nanni, coordinatore per la Fim dello stabilimento, “si era avviata la discussione con l’azienda visto che il contratto nazionale del Gruppo Fca prevede di salire fino a 19 turni nell’intera giornata. Poi è arrivata la comunicazione di Psa che ha cambiato le carte in tavola”. Il sistema produttivo Sevel è estremamente complesso, ed è bastato uno stop di pochi giorni, dopo l’incidente sul lavoro di Cassino, per creare blocchi di produttività con la cancellazioni di turni di lavoro per il mancato arrivo delle forniture dallo stabilimento laziale necessarie all’assemblaggio ad Atessa, del Ducato.

Sull’emergenza a lanciare l’allarme è la Fiom che parla di “fragilità di un sistema”.

“È preoccupante che il fermo di Cassino”, osserva in una nota il sindacato, “abbia dimostrato la debolezza del sistema produttivo e organizzativo della Sevel. Troviamo singolare che si sia costruito un modello organizzativo dipendente da singole postazioni di mono-fornitori. Qualsiasi evento che può creare un fermo produttivo, ha evidenziato che a nulla serve farsi un contratto nazionale ad uso e consumo proprio, a nulla serve limitare la contrattazione, a nulla serve avere mano libera sui tempi e ritCCmi dei lavoratori, a nulla serve avere le deroghe sui riposi, quando un granello di sabbia può bloccare il grande ingranaggio di Fca evidenziando tutta la fragilità di un sistema”.

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