martedì, 23 Aprile, 2024
Il Cittadino

Crimini (non necessariamente di guerra)

Non sarà sfuggita una notizia secondaria (che secondaria non è): la Corte Penale Internazionale ha aperto un’inchiesta su possibili crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Putin e dalla Russia nell’invasione dell’Ucraina.

La notizia non ha avuto il rilievo giornalistico che viene dato per incriminazioni di personaggi famosi per ipotesi di reato molto meno gravi.

Il punto è che la Corte Penale Internazionale (CPI o ICC, International Criminal Court), che trae le sue origini dal Tribunale di Norimberga, non ha un potere effettivo. Come tutto il diritto internazionale si basa sull’adesione e sulla potenza dei soggetti aderenti: che sono gli Stati.

Così la ICC, sulla carta approvata da tutti (Cina esclusa), quale organismo giudiziario per punire crimini e abusi, ha visto subito Russia e Stati Uniti (con altri trenta Paesi) ritirare la “firma” dallo Statuto e rifiutarne la giurisdizione: verso sé stessi, ovvio, in quanto allorché si rivolge a loro nemici, sono ben lieti dì potere esprimere il loro disprezzo anche morale “in nome della legge”.

Insomma dei cinque Stati componenti il Consiglio dì Sicurezza dell’Onu (America, Cina, Russia, Francia e Regno Unito) solo gli ultimi due riconoscono la giurisdizione della Corte.

Quindi l’incriminazione dì Putin, al momento, non è reale: potrebbe diventarlo solo in forza della legge del vincitore, ma ciò comporterebbe la sconfitta della Russia in esito a una guerra che porterebbe alla distruzione del mondo; oppure se, nel suo Paese, si determinasse uno sconvolgimento politico ed il suo successore volesse pulire l’immagine oggettivamente offuscata della Russia, consegnandolo alla “giustizia” in segno dì civiltà.

Il punto è che non serve un Tribunale per comprendere se un comportamento sia criminale. Questo possiamo capirlo da soli: poi spetterà al giudice individuare il responsabile del crimine e, perfino nel caso dì crimini contro l’Umanità, giudicarlo con tutte le garanzie del diritto e col rispetto della persona umana (per non cadere egli stesso nei crimini che è chiamato a valutare).

La Russia ha giustificato il suo intervento sull’Ucraina in nome del diritto dei popoli filo russi del Donbass all’autonomia da una tirannide definita nazista e denunciando patti non scritti con l’Occidente che sta espandendo la sua influenza (più per il modello di vita, che per altro, direi).

Rivendicazioni che, tutt’al più, potevano portare ad un tavolo, non potendosi in nessun caso giustificare un’invasione. Insomma in questo istante stiamo osservando in diretta TV uno dei comportamenti tipici della mafia (stavo per dire “di una volta”, perché oggi non lo fa; ma non dubito però che possa farlo). Insomma la Russia si sta prendendo con la forza ciò che voleva e, di fronte alla resistenza incontrata, non ha esitato ad usare la violenza: che nel nostro mondo non può essere giustificata, se non per difesa, come risposta ad una violenza subita. Crimine che è solamente aggravato dal modo, dall’uso di armi vietate, dalle angherie verso la popolazione dei territori occupati. E con la minaccia nucleare: sempre pericolosa perché la bomba H è nel possesso di più Stati: e come accade che ogni tanto un possessore di armi compia una strage senza senso, potrebbe accadere che… Dio ce ne scampi!

Così che, lo dico apertamente, mi irritano fino al rifiuto, i commenti di chi cerca di dare una spiegazione ad un gesto come l’invasione militare, che non ha mai giustificazioni.

Ma a monte di tutto c’è sempre l’esercizio del potere: che se non è contemperato, come negli Stati di diritto, da controlli e limiti rigorosi e precisi, ma straborda fino a diventare potere assoluto, porta inevitabilmente a situazioni di pericolo.

Così la Russia, liberatasi prima dagli Zar, poi – addirittura con un processo popolare – dalla dittatura del proletariato, è caduta oggi in un’altro potere assoluto: che specialmente in questa fase iniziale (e mi auguro sinceramente di sbagliare) della guerra, mostra senza vergogna la sua faccia più feroce, zittendo qualsiasi voce di dissenso, vietando giornali e TV non perfettamente allineati e negando anche a sé stesso l’evidenza.

È proprio questa necessità di imporre a tutti la propria volontà, di non ammettere che ci possa essere un dissenso che porta l’autore del crimine (perché l’esercizio di un potere assoluto è di per sé un crimine) fuori dalla realtà.

La Nazione è una entità astratta. È fatta dagli uomini e viene prima dello Stato (che è solamente un apparato amministrativo). E gli uomini costituiscono una Nazione perché sono accomunati da una storia e da un sentimento comune: poi in ognuno di essi emergono le diversità di comportamento e di opinione. Contrastare queste diversità indebolisce prima di tutto lo Stato, che deve imporsi con la forza: e ciò non coincide più con l’essere Nazione.

Così la nonnina russa Yelena Osipova, che protestava contro la guerra con un cartello semplice, «Soldato, metti giù le tue armi e sarai un vero eroe», è sembrata molto più forte dei due rappresentanti dello Stato russo – così debole da non poterla tollerare – che l’arrestavano, in nome della dittatura.

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