martedì, 5 Marzo, 2024
Cronache marziane

Kurt nel regno di Pinocchio

Sembra che su Marte la discrezione non sia un valore meritevole di tutela, per cui non mi meravigliano più di tanto le incursioni di Kurt fra i volumi della mia biblioteca.

Oggi però non ho potuto fare a meno di risentirmi quando – cercando fra le novità librarie appena acquistate –  non ho ritrovato né “Lobby e Logge” di Luca Palamara, né tantomeno “Potere assoluto” di Sergio Rizzo.

Non potendo immaginare che simili volumi interessassero al Marziano, ho cominciato ad inveire contro la donna delle pulizie e la sua mania di mettere ordine fra i miei libri e più cresceva la mia rabbia, più litigavo con me stesso per non essere capace di imporre un minimo di disciplina a chi è retribuito per aiutarmi nelle faccende domestiche e tenta invece di complicarmi la vita.

Così, mentre giravo tra gli scaffali alla ricerca dei libri perduti, è finalmente comparso Kurt con quei miei libri fra le mani, protestando di non capire le ragioni della mia indignazione, visto che più volte l’avevo invitato a farsi una maggior cultura del nostro sistema di giustizia: un sistema talmente complicato e farraginoso da essere oggetto di invidia da parte di tutti i delinquenti che abitano i diversi pianeti di questo sistema solare.

Alla vista di quei libri in mano a Kurt, stavo per dimenticare le più elementari regole dell’ospitalità e, anche sollevato dall’idea di aver ritrovato i miei libri, mi sono limitato a pregarlo di non spostarne altri senza prima avvertirmene.

Allora il Marziano, con la sua calma olimpica, mi ha domandato come mai mi fossi tanto alterato per l’accaduto, quando non avevo trovato nulla da dire in una precedente occasione in cui la curiosità di Kurt si era rivolta verso un pregevole esemplare d’epoca del “Pinocchio” di Collodi.

“Scusa Kurt –  ho chiesto di rimando – cosa c’entra Pinocchio con le questioni di cui queste novità editoriali trattano, allargandosi dalla giustizia ordinaria fino a quella amministrativa e ai rapporti fra i magistrati dei due ordini con la politica?”

Per tutta risposta il Marziano è andato a ripescare il libro di Collodi e ha voluto mostrarmi questo passaggio: “ Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode di cui era stato vittima; dette il nome e il cognome e i connotati dei malandrini e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità, prese vivissima parte al racconto, si intenerì, si commosse e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello: a quella scampanellata comparvero subito due mastini vestiti da gendarmi. allora il giudice, accennando Pinocchio ai gendarmi, disse loro: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro. Pigliatelo, dunque, e mettetelo in prigione….lo chiusero in gattabuia e lì venne a rimanere quattro mesi e vi sarebbe rimasto anche di più, se non si fosse dato un caso fortunatissimo… che fossero aperte tutte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.

“Se escono di prigione gli altri voglio uscire anch’io” disse Pinocchio al carceriere.

” Voi no” rispose il carceriere “perché voi non siete del bel numero”.

“Domando scusa” replicò Pinocchio, “sono un malandrino anch’io”.

“in questo caso avete mille ragioni” disse il carceriere e, levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo, gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare”.

Con questa citazione, il Marziano aveva voluto dirmi che Collodi Spiegava bene come andava la giustizia – anche ai suoi tempi, in Italia – ma che non è cambiato molto da allora; come vogliono dimostrare i due volumi recentemente comparsi in libreria.

Dopo averli finalmente potuti leggere, posso dire di condividere le tesi di Palamara (in particolare quella  relativa alla “regola del tre”, secondo cui per la gestione del potere ci vogliono tre elementi: una Procura, un uomo della polizia giudiziaria o dei servizi segreti è un giornalista) ma non anche quelle di Rizzo ed è un peccato che la contemporanea uscita di entrambi i volumi possa tendere a convincere l’opinione pubblica che i problemi della giustizia amministrativa siano molto simili a quelli della giustizia ordinaria: in particolare non ho apprezzato che il libro di Rizzo si mettano alla gogna anche avvocati che, per la loro storia professionale, non sembrerebbero meritare un tale trattamento.

E’ in ogni caso positivo che i libri sulla giustizia si vendano bene, soprattutto nel momento in cui gli italiani sono chiamati ha scelte referendarie che non possono certo perdere d’attualità dopo la “Riforma Cartabia” il cui unico aspetto positivo e la fine delle porte girevoli fra giustizia e politica.

Delude invece la mancata divisione delle carriere fra magistrati inquirenti e giudicanti, così come non si ha avuto il coraggio di ricorrere al sorteggio per la elezione dei componenti il Csm.

Kurt non sembra condividere il mio giudizio su quella riforma, ma ha sicuramente ragione quando afferma che la questione più rilevante e ormai quella dell’esito dei referendum in questa materia: ammesso e non concesso che la Corte Costituzionale consenta di celebrarli.

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