venerdì, 15 20 Novembre19
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Alternanza scuola-lavoro principale strumento di orientamento

Studenti, docenti e genitori ritengono che la scuola italiana offra un alto livello di insegnamento, ma sono convinti che possa migliorare nelle attività di preparazione dei giovani al loro ingresso nel mondo del lavoro. Sono proprio quelle attività di formazione che fanno da ponte tra scuola e aziende, che, nonostante siano riconosciute come fondamentali per accompagnare i giovani nel loro futuro lavorativo, sono ritenute poco soddisfacenti dagli studenti stessi che ne prendono parte.

Fra le principali esperienze formative vi sono l’alternanza scuola lavoro (svolta dal 62% dei ragazzi), incontri in aula con professionisti (29%), visite in azienda (25%) e stage curriculari (24%). Questa marcata distanza tra la sfera scolastica e quella lavorativa porta il 54% dei giovani ad esprimere forte preoccupazione per il futuro lavorativo nel nostro Paese e ad immaginare una carriera fuori dall’Italia (oltre 1 ragazzo su 5).
Sono questi i principali risultati emersi dalla ricerca di Nestle’ “Giovani e lavoro”.

Non stupisce il fatto che il grado di soddisfazione per l’insegnamento sia estremamente alto sia da parte degli studenti (69%) che dei genitori (71%) e dei professori (78%). Non a caso, il 55% degli studenti intervistati – appartenenti agli ultimi due anni della scuola superiore e dunque coinvolti nell’alternanza scuola lavoro – ha già deciso che andrà all’università e sceglierà in seguito la professione da intraprendere.

La decisione di proseguire gli studi sembra però risultare dal fatto che la formazione scolastica rimane ancora estremamente teorica e dunque troppo lontana dal mondo del lavoro.
In generale, i tre gruppi intervistati ritengono infatti necessarie lezioni più pratiche (58% dei giovani), o addirittura laboratori e simulazioni in classe di contesti lavorativi (50% per i genitori e 45% per i professori) per preparare i giovani al lavoro. A questo scenario risponde l’alternanza scuola-lavoro, che si conferma il principale strumento di orientamento in cui sono stati coinvolti gli studenti (62%), seguita da incontri in aula (29%), visite in azienda (25%) e stage curriculari (24%).

Gli studenti italiani confermano che, se da un lato la principale attività da loro svolta durante i periodi di alternanza è l’affiancamento al personale (68%), dall’altro, la maggior parte delle mansioni eseguite risultano senza dubbio poco qualificanti e formative (il 26% dei ragazzi si è concentrato sull’inserimento dati; il 24% ha curato attività di back office e il 13% ha svolto esperienza di receptionist). Emerge quindi chiaramente la volontà degli studenti di capire come funziona un’azienda attraverso percorsi che puntino sulla qualità formativa: non a caso, le esperienze più apprezzate dai ragazzi sono stage curriculari (79%) e visite ad aziende (70%). Purtroppo però, nonostante anche i docenti riconoscano la necessità di una più stretta collaborazione con le aziende, alla fine, invece di portare i ragazzi in azienda, preferiscono portare le aziende in classe proponendo attività di stampo teorico, svolte in aula quali, ad esempio incontri con professionisti (86%) e incontri con esperti in risorse umane e formazione (82%) che non comportano un coinvolgimento attivo degli studenti.

È necessario dunque integrare molto di più mondo del lavoro e banchi di scuola per rimediare alla forte preoccupazione e sfiducia nei confronti del panorama lavorativo italiano che rilevano il 54% dei giovani e il 50% dei genitori. Se le cose non cambiano, oltre 1 studente su 5 pensa infatti di scappare all’estero per intraprendere la propria carriera lavorativa (e i genitori sono d’accordo). Ci si aspetta dunque una futura classe di professionisti in movimento e senza un “posto fisso”: infatti, rispetto ai genitori che sono alla ricerca del “tempo indeterminato” per i loro figli (65%), la prima caratteristica che i giovani considerano per scegliere la loro professione o azienda è un buono stipendio (53%). Ulteriore aspetto su cui studenti, genitori e professori si trovano certamente d’accordo in un contesto caratterizzato da scarsità di offerta e precarietà economica generale, è la necessità di introdurre leggi che agevolino l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. (Italpress)

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