mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Economia

8 miliardi. Che fare? Meno tasse alle imprese o più salari e pensioni? 

Ai lavoratori e ai pensionati oppure alle imprese? Sarà il dilemma, con lo strascico di polemiche sindacali e politiche, che apriranno la nuova settimana. Inizia, infatti, il confronto tra i partiti della maggioranza con il ministro delle finanze, Daniele Franco, su dove indirizzare gli 8 miliardi previsti nella legge di Bilancio a cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 28 ottobre scorso.

Sfida su modalità e dove

Lo stanziamento è per il 2022, e secondo le anticipazioni serviranno a ridurre l’Irpef. Gli annunci fatti finora vanno nella direzione di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, ma i soldi serviranno anche per la revisione del sistema delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente. Il piano Draghi-Franco occuperà la scena delle imminenti trattative perché si entrerà in concreto in una delle riforme più attese da anni, quella del fisco e gli otto miliardi serviranno anche a questo, alla istituzione di un “fondo pluriennale per la riduzione delle tasse”.

Sindacati e industriali, i fronti aperti

La decisione su dove investire gli otto miliardi non è facile. Il Governo non vuole aprire un fronte conflittuale con Confindustria, così le parole del presidente degli industriali Carlo Bonomi sono ben accolte perché vanno nella direzione voluta dal premier Mario Draghi. “Il taglio del cuneo contributivo utilizzando gli otto miliardi del taglio delle tasse, magari a favore di giovani e donne”, sollecita Bonomi. Su un versante diverso i sindacati che premono per ridare sostegno a pensioni e salari. ”Bisogna decidere che gli 8 miliardi destinati al Fisco debbano andare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati”, dice il segretario della Cgil, Maurizio Landini. Stessa richiesta arriva dal leader della Cisl, Luigi Sbarra. “Noi chiediamo che gli otto miliardi vadano interamente a ridurre la tassazione fiscale che grava sui redditi da lavoro dipendente e da pensione”.

I partiti, la Lega

I leader politici della maggioranza sono uniti nel chiedere il taglio dell’Irpef e abolizione dell’Irap.
Per la Lega c’è l’impegno a dare più tutele a imprese e lavoratori autonomi. L’idea è togliere l’Irap per le società di persone fisiche, di estendere la flat tax al 15% ai redditi fino a 100 mila euro all’anno. Con le risorse che restano si può prevedere la riduzione dell’Irpef. In queste ore si è aggiunta anche la proposta del Carroccio di rottamare tutte le cartelle esattoriali degli anni 2018 e 2019 e la riapertura dei termini di pagamento per chi non è riuscito o non riuscirà a pagare le rate delle altre rottamazioni.

Il Partito democratico

Il Pd lancia una idea che punta al lavoro, in sintonia con i sindacati. La proposta è quella di ridurre le tasse sul lavoro per favorire le assunzioni. Gli 8 miliardi sono da destinare principalmente per il taglio del cuneo fiscale e poi per intervenire sull’Irpef favorendo la fasce di contribuenti con i redditi medio-bassi.
I 5 Stelle
Per i grillini la scelta migliore è la riduzione del cuneo fiscale, con una riforma che vada in favore di lavoratori e imprese. In più una flat tax ma con una soglia di 65 mila euro, in modo da dare più possibilità di accesso ai benefici alle piccole e medie imprese.

Italia Viva

Per il partito di Renzi, Italia Viva i miliardi devono servire ad abolire l’Irap per le società di persone. Misura che dovrebbe costare circa 3 miliardi, e poi utilizzare le risorse rimanenti per intervenire sull’aliquota del 38% sull’Irpef.

Bilancio e rinvii

Il dibattito al Senato inizierà in settimana, poi le tappe forzate per discutere nel merito ed approvare tutto per il 30 dicembre. Tempi stretti e non mancheranno le polemiche. Anche in questo caso i partiti non avranno spazio per litigi e spaccature tali da incrinare il Governo sulla legge più importante del Paese. Ogni discussione con le parti sociali sarà aggiornata ad anno nuovo. Prima il voto poi si riapriranno i “cantieri” della attuazione e aggiustamenti degli interventi. È il nuovo metodo per evitare che i conflitti politici nella maggioranza o attacchi sindacali e di categoria, provochino rinvii e scelte non in linea con il Governo. Percorso naturalmente in salita ed accidentato.
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