mercoledì, 18 Maggio, 2022
Cronache marziane

Uno scontro con Kurt

Ha davvero un cattivo carattere il Marziano: pensate che si è risentito perché – tornando sul problema dell’astensionismo degli elettori – mi sono permesso di pubblicare le mie personali considerazioni senza coinvolgerlo nel consueto contraddittorio: ma come si può litigare con un extraterrestre su temi di diritto pubblico, cioè su una materia che – già cinquant’anni orsono – Massimo Severo Giannini definiva “uno degli osservatòri fondamentali per capire il mondo” (v. Società Sassarese per le Scienze Giuridiche, Autonomia e diritto di resistenza, Milano, 1973, p. 416)?

Omettendo di riferire – e non solo per brevità – i momenti più volgari del nostro alterco, voglio solo riferire alcuni sprazzi della conversazione che solo un cultore della fantascienza saprebbe immaginare e divulgare, prima di esser preso per matto.

Kurt: ma tu credi davvero di poter convincere qualcuno dell’esistenza di un “Partito che non c’è”, solo perché hai tratto le argomentazioni per il sostegno alla tua singolare teoria da qualche scritto che hanno letto in pochi e che in pochissimi andranno ora a ripescare, magari soltanto per giudicare l’affidabilità delle tue fonti o la tua capacità di citarle non a sproposito? Non è che ti stai inventando un nuovo partito politico che, almeno a me,  sembra esistere solamente nella tua fantasia di giurista a riposo!?

Io: e Tu sei proprio sicuro che il Tuo contraddittore debba sentirsi a riposo solamente per le ragioni anagrafiche talmente ballerine da essere oggetto di quotidiane polemiche fra i sindacati dei lavoratori, gli istituti previdenziali (condizionati dalle stesse statistiche che quotidianamente autoproducono) e quei governi nazionali sempre in cerca di regole che facciano quadrare i conti fra chi versa soldi per alimentare la sua futura pensione e chi riceve i frutti di quei versamenti? Non sai che, da che mondo è mondo, le idee migliori sono generalmente il frutto di esperienze che vengono da lontano, ben compendiate – fra l’altro – in un Pamphlet recentissimo, che puoi trovare seppellito nel disordine di questo tavolo e di cui ti consiglio caldamente la lettura? (Mi riferivo a Gallo M., Stimatissimo Professor Kelsen…, Torino, 2020, che si apre appunto affermando: “Questo mio libretto nasce da lontano.”)

  1. io non sono sicuro di un bel niente, salvo stigmatizzare il tuo tentativo di descrivere comportamenti individuali – come il non recarsi a votare – come frutto di una scelta collettiva condivisa e consapevole, che – come tale – pretenderebbe addirittura di assurgere a diritto di associarsi liberamente in un nuovo partito politico, creato “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” secondo quanto recita l’articolo 49 della vostra Costituzione.
  2. Guarda Kurt che la disposizione che hai appena citato presupponeva – nel pensiero dei Costituenti – un minimo di disciplina per il riconoscimento di ogni partito politico come tale; ma di questa disciplina non vi è traccia nella legislazione italiana e addirittura nei Regolamenti elaborati dalle due Camere, per disegnare il proprio funzionamento, mai ci si riferisce alla figura del Partito così come lo intende la scienza politica: al suo posto si è preferita la figura, meno stabile, del Gruppo parlamentare che dovrebbe funzionare come cinghia di trasmissione fra gli eletti e i partiti che ne erano, rispettivamente, espressione al momento del voto. Solo che i titolari della carica parlamentare hanno – soprattutto nel corso della Seconda Repubblica – talmente stressato l’assenza del“vincolo di mandato” che avrebbe dovuto legarli agli elettori, fino a disorientare questi ultimi al punto da non consentir loro di continuare a riconoscersi come sostenitori dell’offerta politica sottostante alle liste dei candidati che ciascun partito politico presenta al momento delle elezioni: di qui la sempre più marcata disaffezione al voto e perciò l’affermarsi di una aggregazione trasversale fra coloro che preferiscono nonrecarsi alle urne, andando così ad ingrossare le file di un “Partito che non c’è”.
  3. Perché gli altri partiti – almeno intesi nel significato che tu stesso hai appena attribuito all’articolo 49 Cost. – ci sarebbero?
  4. No, forse non ci sono più neanche loro, però nessuno se ne è ancora accorto; anche perché – senza i partiti – nessuna forma di democrazia sarebbe, nel concreto, possibile.
  5. Mi sembra però che se ne siano accorti almeno gli elettori, omettendo in massa di esercitare il loro diritto di voto.

Contento di quest’ultima affermazione di Kurt, non ho voluto stravincere per fargli osservare che tutta la nostra polemica si stava concludendo con il superamento completo – e in mio favore – delle nostre iniziali divergenze.

Così ho preferito chiudere la polemica, aprendo l’ultima bottiglia di grappa che  ho conservato fino ad oggi gelosamente: una delle molte che Toni Bisaglia era solito regalare ai propri elettori (li chiamava, in dialetto veneto, “i so’ amisi” e li richiamava nell’etichetta personalizzata che compariva su ogni bottiglia) come miglior prova della Sua vicinanza alle loro esigenze individuali e collettive: quelle esigenze che gli elettori speravano, votando per Lui e per il suo Partito (la DC), di veder soddisfatte prima o poi.

“Altri tempi.” Gli ho detto, porgendogli il bicchiere dopo aver dato una spolveratina alla bottiglia ormai opaca.

Non credo che Kurt abbia capito il messaggio che volevo trasmettergli con quel richiamo al passato, d’altronde c’era ben poco da capire: per un marziano, s’intende!

 

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