giovedì, 26 Maggio, 2022
Politica

Gli spettri paralleli di Letta e Conte. Ulivo con la Xylella e M5S di nuovo isolato

Euforico il leader del Pd, pensoso quello dei 5 Stelle, dopo i risultati delle amministrative. Entrambi devono evitare brusche correzioni di rotta.
Letta ha ritirato fuori il progetto dell’Ulivo, la grande aggregazione intorno al Pd delle componenti più svariate che gravitano nel centro sinistra. Conte deve fronteggiare la fronda, Raggi in testa, ostile a rapporti più stretti col partito del Nazareno. Se si accentuassero queste posizioni le distanze tra i due partiti aumenterebbero. E questo creerebbe non pochi problemi.

Il Pd, dopo la svolta di Zingaretti nell’agosto 2019 a favore del governo con i 5 Stelle, è stato sempre accusato di essere troppo vicino a Conte, addirittura di esserne succube. In realtà i rapporti tra i due partiti erano in qualche modo obbligati dopo la crisi del governo giallo-verde. La presunta subalternità del Pd verso Conte non si è concretizzata in cedimenti sul piano programmatico. Ma sicuramente per lungo tempo il Pd non ha mostrato di avere lo scettro dell’iniziativa politica.

Con l’arrivo di Letta alla segreteria qualcosa è cambiato, anche perché nel frattempo i 5 Stelle si sono molto indeboliti. Ma l’asse tra i due partiti non è stato mai messo in discussione anche per l’ovvio motivo che né l’uno né l’altro hanno ad oggi alleati alternativi con cui costruire un progetto.

Il Pd e l’occasione sprecata a Roma con Calenda

Il Pd fa bene a provare a ricucire i rapporti con le tante frange di fuoriusciti, Renzi, Bersani, Calenda. Ma l’impresa è piuttosto ardua. Con Calenda è stata sprecata l’occasione d’oro delle elezioni a Roma. Il Pd avrebbe potuto candidarlo sindaco chiedendogli di rientrare nel partito. Calenda oggi accarezza l’idea di costituire un a nuova area moderata di sinistra. Difficile che lo possa fare insieme a Renzi che sembra orientato a traghettare una parte del centro destra verso le sue personali posizioni. Il nuovo Ulivo di Letta rischia, insomma, di ammalarsi della Xylella dei personalismi e delle vecchie astiosità, per cui Letta potrebbe essere costretto a perseguire l’alleanza con i 5 Stelle da una posizione di maggior forza.

5 Stelle: le tentazioni dei nostalgici

Conte non ha alcuna strategia alternativa alla collaborazione col Pd, ne ha più che mai bisogno. Ma con raggi che deve sfogare la sua rabbia per la bocciatura e che nel frattempo sarà nel triumvirato insieme a Di Maio e Fico, Conte avrà di che penare. Tornerà di moda l’idea dello “splendido” isolamento dei 5 Stelle con la tentazione di tornare a guardare a destra? Non si può escludere. Certo per il nuovo capo del Movimento la strada è sempre più in salita e senza una sponda nel Pd non potrà farcela. D’altronde i due partiti, oggi, sono ancora entrambi deboli. Il Pd se avesse incamerato i voti di Calenda sarebbe al 23%, primo fra tutti. Ma intanto rimane al 18 e qualcosa. Il M5S fatica a mantenere la quota del 15%. L’ esclusione dai governi locali suona come una sonora bocciatura per la sua classe dirigente. Due debolezze non fanno una forza. Ma nessuno dei due partiti dispone di una opzione alternativa.

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