domenica, 22 Settembre 2019
Politica

Governo Conte, falla al Centro

Appena nato il governo ha già un difetto, cui potrebbe ancora rimediare: l’assenza del centro dal suo orizzonte politico e dalla composizione della squadra che Conte guiderà.

Il Governo riproduce fedelmente gli equilibri interni dei due partiti che fanno parte della nuova maggioranza ma ignora il possibile e, forse, necessario sostegno di forze del centro che non hanno fatto parte della precedente maggioranza.

Nel compilare la lista dei ministri Di Maio e Zingaretti hanno dovuto assicurare un’adeguata rappresentanza alle diverse anime dei propri partiti E questo è sicuramente necessario per evitare fronde interne che possano minare il nuovo equilibrio politico. Ma può bastare?

Sicuramente no e per due motivi.

Innanzitutto ogni ministro nominato in rappresentanza di una parte del proprio partito non deve considerarsi una repubblica autonoma che fa di testa propria, obbedendo al referente politico del proprio partito: se non ci sarà spirito di squadra il Governo avrà vita breve. E Conte dovrà esercitare le sue prerogative costituzionali di “direttore”  della politica generale del governo, che promuove e coordina l’attività dei Ministri.

Il secondo motivo è più serio e richiede un’attenta considerazione da parte di Conte.

La maggioranza giallorossa non dovrebbe considerarsi autosufficiente ed escludente nei confronti dell’area di centro dello scacchiere politico.

Il perché è molto semplice. Ci sono ragioni politiche generali e anche ragioni di solidità numerica della maggioranza.

Cominciamo dai numeri. Al Senato Pd e 5Stelle da soli non raggiungono la maggioranza dei 161 voti necessari per ottenere la fiducia e si fermano a 158. Avranno sicuramente i 4 voti di Leu cui potrebbero aggiungersi i voti dei 5 dissidenti ex 5S. Si arriva a 167. Un margine di 6 voti è troppo labile, tenendo conto della durissima opposizione della Lega che non perderà occasione per mandare in minoranza il governo. Altri senatori (Bonino, Merlo Cario, Casini, Bressa) potrebbero dare il loro sostegno al Conte 2 e rafforzarlo in maniera consistente, ma, finora, a quanto apre, i loro voti non sembrano essere stati cercati. E questo è un errore.

Ma ci sono due motivi di politica generale che consiglierebbero a Conte di aprire al centro.

Questo governo nasce all’insegna dell’equilibrio, dopo una confusa ubriacatura estremista di destra Non può correre il rischio di sbilanciarsi eccessivamente a sinistra creando inevitabilmente un contraccolpo che non farebbe bene al Paese. Conte non dovrebbe privarsi delle sensibilità e del sostegno del centro moderato nella costruzione di una politica generale. I suggerimenti del centro per l’azione di governo e il ruolo “cuscinetto” che le forze di centro potrebbero esercitare nella maggioranza aiuterebbero Conte a resistere a possibili pressioni divergenti di 5S e Pd.

Inoltre, questo governo deve rimediare ai danni creati dal dilagare incontrastato della destra   che ha esercitato un’attrazione fatale anche su parti disorientate del centro. Uno degli obiettivi politici di questo governo dovrebbe essere quello di dialogare con questo elettorato moderato, staccandolo dalla vicinanza alla destra e creando uno spazio nella maggioranza che possa fare da punto di attrazione per l’elettorato moderato senza casa.

Qualcuno dirà che invece bisogna puntare al bipolarismo, per cui alla destra guidata dalla Lega bisogna contrapporre un blocco di sinistra. È un errore di valutazione che rischia di regalare alla destra salviniana una fetta di elettorato moderato che va invece allontanato da quel pericoloso buco nero e riportato nell’alveo delle forze riformiste. Conte prima di presentarsi in Parlamento saprà sicuramente rimediare alla falla che finora è stata lasciata aperta. Sarà di aiuto per il suo ruolo, per il lavoro del governo e farà bene all’Italia.

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