martedì, 18 Maggio, 2021
Politica

L’Europa incompiuta e la geopolitica dei vaccini

Una delle tante lezioni della pandemia riguarda il modo in cui i singoli Paesi e le grandi potenze affrontano problemi drammatici che riguardano i loro cittadini e come gestiscono il potere che hanno sui vaccini.

In Europa esistono sistemi sanitari nazionali considerati tra i migliori del mondo, nulla da invidiare rispetto a quello privatistico americano, e tanto meno rispetto a quelli di stati autoritari, come la Russia, o totalitari, come la Cina.

Eppure l’Europa registra numero elevato di morti, è in affanno sull’uscita dalla pandemia e ha non pochi guai con i vaccini.

 

La debolezza del modello europeo

Dove sta il problema? Sta nella debolezza del modello europeo che, anche sul piano sanitario, è un’opera incompiuta.

L’esempio più eclatante riguarda il blocco precauzionale del vaccino AstraZeneca deciso da Italia, Francia , Germania e altri Paesi dell’Unione. Una decisione del genere doveva essere adottata da un’autorità europea, la Commissione, sulla base delle valutazioni dell’EMA e non da singole autorità nazionali. L’agenzia europea sui farmaci coesiste con quelle nazionali e questo è già poco comprensibile. Ma su un tema come quello dei vaccini comprati dall’Unione Europea e non dai singoli Stati membri la voce doveva essere una sola.

 

L’umiliazione per l’Unione

L’Europa sta subendo, oggettivamente, delle umiliazioni da parte di alcune case farmaceutiche. L’Unione di 27 paesi con circa 500 milioni di abitanti non può essere trattata con leggerezza da società che si impegnano a consegnare grandi quantità di vaccini e poi tagliano le forniture del 70%. E’ inammissibile. 

Ovviamente i nemici dell’Europa si fregano le mani. Le forze politiche italiane che sembravano aver abbandonato il loro antieuropeismo non aspettavano altro per rimettersi a suonare le trombe contro l’Unione e a rispolverare il sovranismo che avevano nascosto sotto il tappeto. Ma si sbagliano. L’Europa oggi è in difficoltà sulla pandemia non solo perché qualche burocrate di Bruxelles ha sbagliato a scrivere contratti, senza penali e senza numeri precisi, ma anche e soprattutto perché ogni Stato pensa sempre di potere fare e decidere da solo.

Così in questa pandemia assistiamo al rafforzamento delle grandi potenze a discapito del Vecchio Continente. Gli Stati Uniti, dopo la svolta di Biden si avvicinano a tappe forzate verso il successo di una vaccinazione di massa che coprirà l’intera popolazione entro l’estate. La Russia, utilizza il suo vaccino più all’estero che in casa e cerca di conquistarsi simpatie proponendo lo Sputnik come simbolo della sua supremazia nella ricerca scientifica e come strumento di forza per le relazioni diplomatiche. Il nome del vaccino di Mosca non è stato scelto a caso. Lo Sputnik nel 1957 volle essere uno schiaffo agli americani. Il vaccino russo oggi vuole essere una dimostrazione di benevolenza verso i Paesi che scelgono di preferirlo ad altri. La Cina, chiusa nella sua opacità, oltre a dotarsi di suoi vaccini che distribuisce nei Paesi che vuol attrarre nella sua orbita, ha ripreso a far marciare l’economia avvantaggiandosi rispetto alle altre potenze.

Il Regno Unito fa della campagna vaccinale un cavallo di battaglia per oscurare gli enormi problemi creati dalla Brexit e per riprendere toni da vecchia gloria dell’imperialismo in chiave polemica con l’Europa da cui si è distaccato

 

Indipendenza sanitaria europea

L’Europa appare come la Cenerentola di questa cruciale fase storica. E, se non corre subito ai ripari, uscirà dalla pandemia più debole di prima, non solo economicamente ma anche per il suo ruolo internazionale.

La lezione è chiara: l’Europa deve costruire una sua indipendenza sanitaria collettiva con una politica comune contro le pandemie e investendo in modo massiccio per la ricerca e produzione di farmaci europei.

Vale per la sanità quello che vale per la difesa: l’autosufficienza è la vera garanzia di sovranità, europea non nazionale.

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