giovedì, 21 20 Novembre19
Isis
Esteri

L’Isis non se n’è mai andato

Numerosi rapporti di alto livello pubblicati nelle ultime settimane ribadiscono ciò che la maggior parte degli analisti del terrorismo e della sicurezza hanno affermato per mesi: il cosiddetto Stato islamico (IS) è vivo e vegeto in Iraq e Siria.

Negli ultimi mesi, l’ISIS ha condotto una campagna di omicidi, imboscate e attacchi suicidi.

Il rapporto dell’ispettore generale (IG) al Congresso degli Stati Uniti sullo stato dell’operazione “Inherent Resolve”, insieme a quello del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sullo Stato islamico, dipinge un quadro desolante della campagna per sconfiggere il gruppo in Iraq e Siria. Il rapporto dell’I.G. descrive come l’ISIS abbia ricostituito una sofisticata rete di comando e controllo mentre il rapporto delle Nazioni Unite avverte esplicitamente su una potenziale nuova ondata di attacchi terroristici in tutto il mondo entro la fine dell’anno.

Il rapporto dell’I.G., che copre il periodo dall’inizio di aprile alla fine di giugno c.a., rileva che nonostante l’ISIS abbia perso il suo califfato fisico, il gruppo è ancora riuscito a rafforzare le sue capacità operative e organizzative, trasformandosi in un movimento sotterraneo di guerriglia in Iraq e Siria. Lo Stato Islamico è stato in grado di riprendersi, maggiormente, perché le forze partner degli Stati Uniti, tra cui le forze di sicurezza irachene (ISF) e le forze democratiche siriane (SDF), mancano dell’addestramento e delle attrezzature necessarie per combattere il gruppo. Il rapporto IG stima che l’ISIS vanta attualmente tra i 14.000 e i 18.000 membri.

Le sue vaste riserve finanziarie, valutate tra 50 e 300 milioni di $, offrono l’opportunità di rafforzare i gruppi in franchising in tutto il mondo. Nel 2017, il nucleo dell’ISIS in Iraq e Siria ha inviato fondi ai militanti che combattono a Marawi nelle Filippine. Probabilmente cercherà di fare lo stesso con i suoi affiliati nella penisola del Sinai in Egitto, in Libia, Afghanistan, Africa occidentale e altrove.

L’esercito degli Stati Uniti ha avvertito che la provincia islamica dello Stato islamico Khorasan (ISKP), affiliato allo Stato Islamico in Afghanistan, è in grado di ispirare e dirigere attacchi contro i paesi occidentali, includendo gli Stati Uniti e anche l’Italia, come risulta da un rapporto presentato dai nostri servizi di sicurezza al Parlamento.

Negli ultimi mesi, l’ISIS ha condotto una campagna di omicidi, imboscate, rapimenti e attacchi suicidi. I grandi incendi delle colture, che sono stati attribuiti al gruppo, servono a ricordare alla popolazione che i governi in Iraq e Siria non sono in grado di proteggere i civili minando la fiducia nelle forze di sicurezza locali.

Nonostante l’annuncio del Presidente Trump, nel dicembre 2018, secondo cui “abbiamo vinto contro l’ISIS”, è chiaro che lo Stato islamico ha la capacità di sostenere un’insurrezione per il prossimo futuro. Questo non è un problema di ritorno dell’ISIS in Iraq e in Siria: il gruppo e i suoi membri non se ne sono mai andati.

Il rapporto delle Nazioni Unite avverte dell’impatto della radicalizzazione delle prigioni e delle condizioni deplorevoli dei campi di detenzione come al-Hol, situato in Siria, dove sono detenute fino a 70.000 persone, la maggior parte delle quali sono bambini, stanno aumentando la capacità del gruppo di riorganizzarsi. Lo Stato Islamico sta lavorando attivamente per reclutare nuovi membri all’interno della vasta popolazione di sfollati all’interno del campo.

Senza una strategia coordinata per trattare con le persone detenute in questi campi, è probabile che il ciclo della violenza si ripeta, perpetuando così l’estremismo non solo in Iraq e Siria, ma in paesi terzi in cui i combattenti stranieri e le loro famiglie cercano di reinsediarsi.

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