sabato, 4 Luglio, 2020
Crisi economica
Economia

Economia, il gelo d’Autunno

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Mentre si affastellano in parlamento le ipotesi di nuovi patti, resistenze e desistenze, per l’economia arriva il gelo. Sindacati e industriali, questa volta in coro, chiedono subito un Governo e raccontano che sono sempre più evidenti i segni di una crisi che mostrerà i sui effetti negativi in autunno. Oggi c’è una Italia fragile, stretta da tensioni internazionali, da vertenze occupazioni nazionali, dalle incertezze dei mercati. Dalle sollecitazioni (inascoltate) di Bruxelles sul debito pubblico.

Le fragilità di oggi sono l’annuncio dei guai che arriveranno domani. Così in queste ore, archiviate le scorribande ferragostane i selfie dei politici in spiaggia, le battute sulla tintarella dei parlamentari, i battibecchi tra Comuni costieri su dove tenere il Jovaparty; ecco dal caos quotidiano stagliarsi le ombre della crisi economica vera che si addensa sulla testa dei cittadini.

A lanciare allarmi sono Sindacati e Confindustria. Per i primi c’è necessità urgente di “risposte immediate di un Governo nel pieno delle sue funzioni e non si possono più aspettare le alchimie della politica”, sollecitano Cgil, Cisl e Uil che espongono la loro, “grande preoccupazione per la situazione di instabilità politica prodotta in pieno periodo feriale che, se non risolta rapidamente, può ulteriormente ridurre le condizioni per la crescita del Paese”. I sindacati invocano “responsabilità” perché è arrivato: “il momento della serietà”.

Per la soluzione della crisi si affidano al presidente Mattarella, che possa assicurare “un’indispensabile forma di governo ed un chiaro indirizzo economico e sociale”. Non da meno Confindustria che avverte come gli scenari autunnali saranno a tinte fosche. Senza esclusioni di manovre economiche che peseranno sulla tasca delle famiglie e delle imprese. L’Associazione degli industriali ricorda che a luglio la produzione industriale in calo dello 0,6% sul mese precedente, quando è stimato un incremento dello 0,3% rispetto a maggio.

La dinamica debole, fa sapere il Centro studi di viale dell’Astronomia, “dell’industria frena il Pil dell’Italia anche nei mesi estivi, dopo la stagnazione stimata nel secondo trimestre. Per l’intero 2019 difficilmente si potrà andare oltre una crescita dello 0,1% sul 2018”.

Insomma una frenata che sarà gelo in autunno, ipotesi che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, osserva con grande preoccupazione. Sollecita virate ad un governo che per ora non c’è.

“La grande sfida è la manovra di autunno, dove si devono trovare le risorse. È forse arrivato il momento di un bagno di realismo per il Paese”, dice Boccia. Tuttavia per ora ad ascoltare gli industriali, e le sollecitazioni di Boccia, ci sono solo i sindacati che elencano i problemi sui quali intervenire in fretta.

“Le innumerevoli vertenze aperte al Mise che riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro”, fanno presente Cgil, Cisl e UIl, “il futuro e la qualità del nostro sistema industriale e produttivo, i problemi della pubblica amministrazione, del sistema di istruzione e conoscenza e della sanità pubblica, il divario crescente tra Nord e Sud, la paralisi dei cantieri pubblici per le necessarie infrastrutture materiali e sociali, sono temi che hanno bisogno di risposte immediate”.

Per i sindacati l’unica credibile iniziava deve arrivare da un Governo, “legittimato e forte”. Auspici e calcoli che rimangono nei comunicati. Si invocano “certezze”, ma dalla politica arrivano solo incertezze, con una crisi di Governo che si profila lunga e tormentata. Semmai si troverà una via d’uscita al voto. Mentre della famosa ripresa economica da molti auspicata e addirittura annunciata, non si intravede nulla, neppure all’orizzonte.

Su questo crinale così scosceso arriva anche la sforbiciata di Bruxelles che ha tagliato le stime sul Prodotto interno lordo dell’Italia 2019 e quelle su deficit e debito pubblico. In altri versi tutti i dati dei settori strategici della nostra economia sono in affanno con un atteso peggioramento in autunno. L’Italia per Bruxelles, inoltre, è l’ultimo paese Ue nella classifica della crescita e degli investimenti.

Una allerta per ora messa in secondo piano dalle tensioni politiche, dalle voci elettorali, dal dibattito tra partiti, dalle ipotesi spinosissime di accordi di governo. Il conto da saldare è in arrivo a prospettarlo sono gli stessi industriali che parlano di un ottobre di scelte difficili, di maxi finanziarie da varare, di provvedimenti duri per arginare il deficit stellare che soffoca ripresa e progetti futuri. Manovre e tagli di cui più nessuno vuole parlare, mentre l’autunno è alle porte.

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