domenica, 16 Maggio, 2021
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Livolsi: il premier Draghi ridarà fiducia all’Italia, ai mercati e allo sviluppo

Competenza economica per risollevare l’Italia. La svolta con le riforme su fisco, giustizia, sanità e istruzione. Ubaldo Livolsi, esperto in temi geo politici, economici e finanziari, vede nel neo premier Mario Draghi una scelta vincente per ridare fiducia ai mercati e, soprattutto, al Paese. Una strategia che si attuerà, secondo il professor Livolsi in più tappe ma saranno obiettivi centrati. Così, come sarà possibile, per l’Italia, intercettare la crescita calando in Europa la sua straordinaria capacità manifatturiera. Con una nota di ottimismo: “sono convinto”, osserva Livolsi, “che i nostri titoli di Stato avranno rendimenti migliori di quelli emessi da Madrid e Lisbona”.

 Presidente Livolsi, la nomina di Draghi fa letteralmente volare le borse e scendere lo spread per la prima volta da dicembre 2015 sotto quota 100. Come giudica questo effetto sui mercati finanziari? Sarà duraturo?
“Già durante l’incarico a Mario Draghi, assegnato dal capo dello Stato Sergio Mattarella – di cui sarà bene non dimenticare quella sua dichiarazione “disperata” agli italiani per spiegare le ragioni di quello che è diventato il Governo – le conseguenze sui mercati sono state positive. La prova che Draghi è non meno necessario e imprescindibile di quanto lo siano il suo profilo e le sue competenze rispetto alle decisioni e le scelte che dovrà prendere.  I mercati, che sono per così dire “giusti” nel valutare la politica circa i suoi effetti sull’economia, certificano l’importanza di Draghi. Lo spread è ai livelli più bassi da inizio 2015 e i rendimenti dei titoli di Stato sono già da tempo sui minimi di sempre, con l’ultima asta decennale dei Btp che ha raggiunto il minimo storico dello 0,46. Non poteva che essere altrimenti. Dal 2011 al 2019 Draghi ha guidato la Bce durante la crisi del debito sovrano europeo, è stato l’artefice delle quantitative easing e la sua famosa frase “whatever it takes”, con cui ha rappresentato la volontà di difendere l’euro a tutti costi, persino con alcuni membri del board contrari, che si è concretizzata in un successo, è la prova della sua capacità di prendere decisioni autonome e di portarle avanti. Non ho dubbi sul fatto che la fiducia dei mercati in Draghi e nel Paese continuerà”.

Se davvero l’Italia dovesse risollevarsi dalla stagnazione dell’ultimo decennio e ridurre il proprio livello di indebitamento, in uno scenario estremamente ottimistico, lo spread potrebbe tornare a livelli pre 2008? O comunque riassestarsi ai livelli degli altri paesi dell’Europa periferica come Spagna e Portogallo?
“È anche possibile che lo spread torni ai livelli precedenti il 2008. Gli obiettivi principali di Draghi sono affrontare l’emergenza sanitaria e dettare la ripresa economica del Paese. Per farlo dispone della mole imponente di risorse che il Recovey Plan destina all’Italia: 209 miliardi (82 a fondo perduto, 127 in crediti). La sua competenza, la sua capacità, sia di visione sia tecnica e decisionale, fanno prevedere un’evoluzione positiva. Mi sembra molto interessante, ed è quanto affermo da tempo, l’idea di agire su quattro macroaree: il fisco, la giustizia, la sanità e l’istruzione. Ciò nell’ambito della cornice di Next Generation EU, che mira a un’economia sostenibile e basata sulle nuove tecnologie. Non caso sono stati scelti due “tecnici” molto noti e di competenze riconosciute per condurre ministeri decisivi: Roberto Cingolani alla Transizione ecologica e Vittorio Colao alla Transizione digitale. Draghi ha puntato su uomini esperti e fidati. In particolare, mi soffermerei sui tecnici, oltre ai due appena citati: Marta Cartabia (Giustizia), Daniele Franco (Economia), Patrizio Bianchi (Istruzione), Cristina Messa (Università), Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Roberto Garofoli (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio). Tutte personalità di conclamata esperienza e capacità, di cui Draghi si fida e con cui non ci saranno discussioni, tattiche, politicismi vari cui eravamo abituati. Unico obiettivo: raggiungere la meta per il bene dell’Italia. Se son queste le premesse, essendo il nostro sistema produttivo superiore a quello di Spagna e Portogallo, sono convinto che i nostri titoli di Stato avranno rendimenti migliori di quelli emessi da Madrid e Lisbona. Non dimentichiamo che l’Italia nel 2019, prima del Covid, secondo i dati dell’FMI, era al settimo posto nel mondo per Pil nominale – preceduta da USA, Cina, Giappone, Germania, Francia, UK e India – e che è la seconda economia manifatturiera dell’area euro dopo la Germania”.

In molti guardano a questo Governo con la stessa preoccupazione con la quale si guardava agli ultimi governi tecnici, penso a quello Monti, ed in molti fanno riferimento agli oltre 10mila miliardi di attivi comprese le proprietà immobiliari in pancia ai risparmiatori italiani come una sicurezza a cui ricorrere ed alla quale Bruxelles vorrebbe attingere prima di procedere all’erogazione dei fondi del Recovery Plan. Lei cosa ne pensa? Cosa accadrà?
“Se è vero che anche quello di Mario Monti fu un Governo tecnico, le differenze sono evidenti. Il 2011 fu un anno drammatico per il nostro Paese, con lo spread a 173 punti il 4 gennaio e a quota 528 il 30 dicembre, un’impennata di 355 punti. L’Italia era sotto attacco dei mercati, le agenzie di rating facevano previsione fosche. C’era il rischio di bancarotta. Monti, oggi senatore e presidente dell’Università Bocconi, dovette realizzare una cura “lacrime e sangue”, tagliando le spese e iniziando a fare le famose riforme strutturali volute da Bruxelles. Mise mano, con Elsa Fornero, allora ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, alle pensioni, atto quasi sacrilego per un Paese come l’Italia dove il welfare ha una tradizione antica, al pari della Germania.  Draghi si trova nella situazione opposta: quella di poter spendere, potrà usufruire, come abbiamo detto, delle risorse del Recovery. È vero, gli italiani hanno oltre 10mila miliardi di attivi inclusi gli immobili (e anche 1.700 miliardi di risparmi sui conti correnti). Vale il detto che l’Italia è come un convento povero (lo Stato) con i frati ricchi (i cittadini). Il contrario di altri Paesi del Nord Europa, caratterizzati da uno Stato ricco e cittadini meno “ricchi”. Tuttavia, non credo, e del resto lo ha già detto lui stesso, che il neopresidente del Consiglio, andrà a toccare il patrimonio immobiliare. Punterà sulle imposte progressive, senza fare la flat tax, e sulla lotta al fisco. Per quanto riguarda la casa, si è parlato della riforma del catasto, una scelta a mio parere tutto sommato giusta, perché in tanti casi c’è una incongruenza notevole tra il valore catastale e quello dell’immobile. Può capitare che una bella villa nella campagna italiana paghi meno di un appartamento in una sperduta periferia urbana. Vorrei infine citare un aspetto importante del Governo Draghi, di cui si è parlato poco. La dichiarata scelta, oltre che ovviamente europeista, anche atlantista. Un’opzione che potrebbe essere molto apprezzata dai mercati finanziari, in particolare da quelli occidentali”.

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