sabato, 19 Giugno, 2021
Politica

Un Governo tecnico ma non antipolitico

Mario Draghi è la carta più autorevole, ma anche l’ultima, che Mattarella poteva mettere in campo per provare a dare un Governo al Paese ed evitare le elezioni anticipate con 4-5 mesi di blocco dell’attività parlamentare e dei Ministeri.

La politica non è uscita bene da questa crisi assurda. Non può permettersi di affondare la personalità più prestigiosa di cui l’Italia dispone. Sarebbe il colpo di grazia alla credibilità internazionale del nostro Paese e avrebbe conseguenze devastanti per la nostra economia.

Draghi è persona che decide e non si perde in chiacchiere. Il coraggio non gli manca, ha saputo tener testa alla Germania più ottusamente rigorista, ha salvare l’euro e l’Unione europea.

Sicuramente ha già in testa quello che vorrebbe fare per avviare una vera ripresa economica e le riforme necessarie per renderla possibile.

Ma Draghi è persona di lunga esperienza istituzionale e sa che nessuna decisione può camminare senza consenso. Per questo, con grande garbo, ha chiesto a tutti “unità” per dare risposte adeguate alla crisi.

Draghi dà l’impressione di non voler apparire come il commissario che mette in disparte la politica e impone un governo di soli tecnici. Non c’è nelle parole pronunciate al Quirinale quel tono da tecnocrate-demiurgo che pretende di sostituirsi totalmente alle responsabilità che spettano alla politica.

È ovvio che vorrà circondarsi di persone di sua fiducia e di alto livello. Ma non potrà non tener conto degli elementi migliori che le varie forze in Parlamento sanno ancora esprimere e che potrebbero dare anche sostanza politica ad un governo che non dovrebbe essere il trionfo della tecnocrazia.

Il più grande regalo che la politica può fare all’Italia e a se stessa è quello di aiutare Draghi in questo tentativo estremo e di non fargli mancare né il sostegno parlamentare né il supporto dei suoi uomini migliori, evitando di porre pregiudiziali, ultimatum o veti incrociati

Non serve a nessuno umiliare la politica, che già ha fatto parecchio per perdere credibilità. Di una nuova ondata di antipolitica nessuno sente il bisogno. Ma quelli che in maniera frettolosa e superficiale hanno bocciato Draghi tirando fuori le solite litanie populistiche non capiscono che la posta in gioco riguarda il futuro della politica di cui loro fanno parte. Una politica che sbatte la porta in faccia a Draghi dimostra di non ammettere le proprie lacune e di rifiutare il supporto di capaci servitori neutri delle istituzioni, fuori dalle schermaglie e dalle faide di parte.

Sulla carta Draghi potrà contare sul sostegno certo del Pd e di Renzi. I 5 Stelle sono divisi e non si può escludere che una minoranza possa decidere per il no, sancendo una definitiva scissione nel Movimento. Tutte le forze convintamente europeiste dovrebbero sostenere Draghi. Ora si attende la decisione di Berlusconi. Questo è l’ultimo treno che passa per lui e Forza Italia per dimostrare di non aver perso l’identità migliore. Abbia il coraggio di dettare lui la linea ad una destra senza centro, e sia disposto anche a differenziarsi, se necessario, da Salvini e Meloni.

Un no di Berlusconi a Draghi sarebbe un tragico errore politico per l’Italia e per il partito fondato dal Cavaliere.

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