mercoledì, 28 Ottobre, 2020
Politica

La spallata non c’è stata ma avrebbe mai potuto esserci?

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La spallata al governo preconizzata da Salvini e Meloni non c’è stata ma non avrebbe mai potuto esserci anche con un 5 a 1 a favore del Centro Destra. In altri tempi dopo una sconfitta alle elezioni regionali d’Alema si dimise da Presidente del Consiglio. Il migliore aveva una diversa sensibilità politica, comunque non si andò ad elezioni anticipate; ci fu solo un cambio di governo. In caso di una sconfitta grave a maggior ragione gli sconfitti non vorrebbero mai elezioni anticipate e per por termine alla legislatura ci vuole almeno il consenso del partito Democratico o del Movimento 5 Stelle. La Meloni e Libero non demordono e chiedono a Mattarella di sciogliere le camere perché essendo stata approvata la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari questo parlamento non sarebbe più legittimo, e poiché il Centro Destra governa quindici regioni su venti il paese reale non corrisponde più al paese legale. Sono due grandi sciocchezze. L’attuale parlamento è stato eletto per la durata di 5 anni con leggi legittime e valide nel 2018 e con effetto fino al 2023. Fino a che il governo gode della fiducia del parlamento nessuno scioglimento delle Camere è possibile secondo la vigente Costituzione. Nel 2023 si vedrà se questa prevalenza regionale si trasformerà in una prevalenza nazionale.

Più interessante è fare una riflessione sull’esito di queste elezioni. Travaglio rimbecca Di Battista che parla di sconfitta epocale sostenendo che invece c’è stata una vittoria straordinaria da festeggiare per almeno due giorni. Dal momento che si è speso tanto per il si capisco la sua posizione; le cose però stanno in un modo diverso. È vero che i 5 Stelle hanno proposto questa riforma costituzionale ma poi l’hanno votata praticamente tutti i partiti e questo merito di pro genitura non è stato riconosciuto dagli elettori che hanno pesantemente penalizzati il Movimento. È vero che i 5 stelle vanno meglio nelle politiche ma questi risultati negativi non vanno sottovalutati. Nell’alleanza con la Lega hanno perso consensi e nella attuale alleanza con il PD il trend in discesa non si è modificato.

Prima delle elezioni europee avevo suggerito ad un intelligentissimo esponente dei 5 stelle di spendersi per costringere i big del Movimento a trasformarsi in un vero partito senza bisogno di Elevati e di garanti ma capace di selezionare democraticamente la classe dirigente. Il Centro Politico è necessario alla vita democratica del Paese ma dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana è disseminato di cadaveri. Ha cominciati Dini con il suo partitino seguito a ruota da Monti. L’UDC non gode certo di una gran salute e l’attuale affollamento con Renzi, Calenda, Toti e la Carfagna non fa presagire nulla di rivoluzionario. Era la posizione che avrebbe potuto occupare con successo il Movimento 5 Stelle trasformandosi in partito e cambiando la propria politica in senso moderato e progressista. Le scelte populiste scaldano il cuore degli elettori solo per poco tempo, vengono presto dimenticate e bisogna inventarsi in continuazione qualcosa di nuovo per riaccendere gli entusiasmi. È un gioco che non può durare a lungo ma mi sembra che la lezione non sia stata compresa.

Zingaretti esulta perché ha limitato la sconfitta perdendo solo una regione. Se fosse andata peggio la sua leadership sarebbe stata contestata. I dirigenti del PD devono pero considerare che un tempo in Emilia, Toscana, Umbria e Marche raccoglievano una tal massa di voti con cui potevano compensare la loro debolezza in altre Regioni. Ora Umbria e Marche sono perse e nelle altre due regioni il margine di vantaggio si è affievolito. È una condizione che deve destare preoccupazione. Renzi esulta senza una vera ragione solo per darsi coraggio ma al massimo sarà un partitino come lo erano Liberali e Repubblicani nella prima Repubblica. Per sperare di contare qualcosa ha bisogno di una legge elettorale proporzionale senza o con modesto sbarramento. Il PD che, spaventato dalla forza della Lega era su questa linea ora sta ripensando all’impianto della legge elettorale in modo più maggioritario e sarebbe favorito da una legge a collegi uninominali a doppio turno come in Francia. La crescita di Fratelli d’Italia c’è non è però nulla di straordinario, Forza Italia non esce dal Limbo in cui gli elettori l’hanno collocata. E Salvini perde rispetto ai fasti delle europee. I veri vincitori sono i Governatori uscenti Emiliano, De Luca e Zaia. Questo dimostra che nelle elezioni amministrative l’elettorato guarda alle persone e premia la buona amministrazione. Nessuno di loro avrebbe convenienza per un salto a livello nazionale e questo vale anche per Zaia che ha ottenuto uno straordinario successo personale puntando sull’autonomia del Veneto, programma che non potrebbe perseguire alla segreteria della Lega, pena la perdita di consensi al sud. Chi esce meglio di tutti è proprio Conte. Nessuno nella maggioranza pensa di sostituirlo e lui stesso con la prudenza che lo contraddistingue non farà alcun rimpasto perché togliere un singolo mattone può far venir giù, almeno per ora, l’intero edificio.

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