lunedì, 12 Aprile, 2021
Politica

Due uomini soli al comando

Nel libro “La lingua geniale – 9 ragioni per amare il greco” la scrittrice Marcolongo rammenta che oltre al singolare e al plurale il greco antico dispone anche del duale. Di Maio e Salvini (entrambi diploma di liceo classico) si ricorderanno che “il duale è il numero del patto, dell’accordo e dell’intesa”? quindi del contratto? La cosa strana è che gli elettori non sapevano che votandone uno ne avrebbero potuti avere due, e, di molto diversi che con un contratto stabilivano i destini degli italiani.

Del resto a Roma vi erano due Consoli e a Cartagine due Sufeti. Perché nell’Italia di oggi non ci possono essere due Capi? Anzi, ce ne abbiamo addirittura tre, anche se il terzo sta lì come nella famosa barzelletta: “sai perché per i controlli stanno in tre? Certo, perché il primo sa leggere il secondo sa scrivere ed il terzo controlla gli intellettuali”.

Non possiamo neppure parafrasare il libro di Bruno Vespa “Soli al comando. Da Stalin a Renzi, da Mussolini a Berlusconi, da Hitler a Grillo. Storia, amori, errori”. Nel libro è ben spiegata la storia, gli amori e soprattutto gli errori degli uomini che pensano di stare “da soli al comando”. In questo momento però abbiamo “due uomini insieme soli al comando”, un ossimoro naturalmente, come Di Maio e Salvini che rappresentano due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. 

A nulla pensiamo che serva ricordare ai due la sintesi politica di  Alcide De Gasperi allorché fu convinto assertore che nella vita democratica italiana “la coalizione diventa la pietra miliare della dinamica politica perché con essa si sostanzia e prende forma una proposta di Governo”. Non un “contratto” ma una Coalizione fatta di ideali, valori e condivisioni. Il concetto degasperiano passò a dispetto dei sostenitori ante litteram del “partito solo al comando”: un governo monocolore.

De Gasperi ebbe il merito di tenere insieme, con una impareggiabile capacità di sintesi, le forze disponibili a comporre una maggioranza che nelle circostanze date assumeva un carattere riformatore e progressista. Invitiamo i due, anzi i tre, a valutare la formazione di una Coalizione, ora e presto, che al primo posto metta ideali, valori e princìpi,  non “cose da fare”, perché le cose si possono fare anche a disprezzo di ogni logica valoriale.

Oggi vediamo, malgrado un duale in buona fede, che si sta affermando un negativo substrato politico profondo, un humus filosofico di riformismo populista e sovranista tale da mostrare un deficit di consistenza culturale, tanto da scontare al proprio interno un tasso di elevata incolmabile conflittualità. E’ la politica prêt à porter a misura di leader “ad ogni costo”.

Vogliamo sperare che i due s’impegnino a strutturare un nuovo progetto per l’Italia; un progetto forte come quello avanzato per la Ricostruzione nel nostro secondo dopoguerra. Un programma che ispirato allo schema degasperiano, tuttora ancora valido ai fini dell’organizzazione di una maggioranza di governo dotata di ideali, programmi e finalità, porti a una riconoscibile forma di sacralità politico-istituzionale.

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