venerdì, 14 Agosto, 2020
Economia

Povertà senza paura. Il compito sarà distribuire la ricchezza

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Crisi dello Stato-piano e Il dominio e il sabotaggio fanno parte di quelli che furono definiti i libri del rogo e che sparirono da tutte le librerie negli anni settanta. Non chiedetemi perché inizio scrivendo di quei due opuscoli di Toni Negli perché non lo so neppure io. Questi momenti così strani pieni di parole scritte e dette senza troppa riflessione me li hanno fatti tornare alla mente. La mente, ogni tanto, quando ti metti alla tastiera, va per conto suo. Chissà se sono tornati in mente anche a qualche altro cronista del tempo. 

Ma veniamo alla povertà che sarà la conseguenza diretta del quel pronosticato -12% di PIL. Non deve farci paura la povertà. Essere poveri non è una tragedia, lo diventa se nella vita ci si è posti come unico obiettivo la ricchezza. L’errore degli ultimi cinquant’anni è stato proprio quello di mettere la ricchezza al primo posto nella scala dei valori delle nazioni e delle persone. E torna in mente l’opera di David Ricardo la Ricchezza delle Nazioni. Pazienza.

Dobbiamo essere consapevoli di essere stati sempre poveri. Avevamo costruito una ricchezza nazionale e familiare basata prevalentemente sul debito. Fatte alcune eccezioni naturalmente, che non voglio affrontare in questo momento. 

Il problema è che ora vorremmo risolvere la crisi, sempre pensando all’unico obbiettivo della ricchezza, facendo altri debiti. Debiti su debiti non fanno valore: non è una buona idea. Cerchiamo di garantire dignità e salute a tutti, ora, poi pensiamo, anzi, ri-pensiamo, a come creare Valore. Valore e Valori, non ricchezza. Avremo bisogno, d’ora in poi, di una società basata sui valori e non di una società ricca. 

La ricchezza è una non quantità: non si è mai ricchi abbastanza. È come il potere che è un non luogo: un luogo irraggiungibile.

Cerchiamo di affrontare la povertà e valutarla per quella è senza farne un super-problema. Saremo più poveri, e allora? La società delle Nazioni e il governo delle cose, di questo scriveva Luigi Einuaudi. Una società fatta di nazioni e la Nazione è cosa diversa dallo Stato. Ma dove sono finiti i pensatori. Di quelli abbiamo bisogno, non di soldi o consulenti. Benedetti-disperati filosofi, economisti, politologi ….. pensatori. 

Forse lo sbaglio accavallo dei due secoli, tra il 1999 e il 2002, è stato anche quello di accettare un cambio euro-lira a 1.936,27. Professori e governanti di allora, ci spiegate nuovamente perché accettaste? Una cosa era ed è il “progetto Europa”, una cosa era definire così in fretta quel cambio. Ci ricordiamo tutti l’imbarazzo di quel cambio che ora diamo per scontato ma che non poteva essere avallato. È su quello che qualcuno doveva riflettere di più. Più della visione generale, senza dubbio ambiziosa e lungimirante. Professore intervenga, in questo momento, perché non ci sono tanti pensatori e politici né in Italia né in Europa. E vorremmo sentire anche il professor Mario Draghi. Perché tacete?  Vi vogliamo ricordare anche “L’Europa sbagliata” di Giorgio La Malfa, del 2018.

Dedichiamoci a rivedere i parametri di cambio ed il potere di acquisto reale della moneta di ogni nazione entrata nell’Unione. Di questi “fondamentali” ci piacerebbe sentir ri-parlare. Non vorremmo che l’affaire Europa diventi come Ustica: tanto rumor per nessuna verità. 

Ci apriamo per “la discussione” libera e approfondita. Chi desidera partecipare è il benvenuto tra le nostre colonne.

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