mercoledì, 21 Ottobre, 2020
Politica

Le sfide di Trump

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Dopo l’emergenza provocata dal Coronavirus, non ancora superata, Trump deve affrontare un’altra sfida, stavolta di origine interna. Lo scorso 25 maggio George Floyd, un pregiudicato afroamericano 46enne, è stato ucciso dalla polizia di Minneapolis durante un intervento a seguito della chiamata di un piccolo commerciante che accusava Floyd di truffa. Le modalità con cui l’uomo è stato prima immobilizzato e poi ucciso hanno indignato e suscitato forti proteste contro la polizia locale da parte di centinaia di manifestanti, provocando una guerriglia urbana. Pochi giorni dopo, un altro uomo di colore, Rayshard Brooks, è stato ucciso ad Atlanta dalla polizia mentre tentava di fuggire durante un controllo. Questi eventi hanno scatenato un grande dibattito circa i metodi, talvolta poco ortodossi, utilizzati dalle polizie locali statunitensi e dall’eccessivo uso della forza. Come rilevato anche dal Colonnello della Polizia Militare dello U.S. Army (Ret.) Vittorfranco Pisano per impreparazione o insufficiente supervisione, le polizie locali – da distinguersi da quelle federali – talvolta impiegano metodi impropri nei confronti di cittadini di qualsivoglia etnia. La polizia militare, ad esempio, utilizza altre metodologie operative, meno invasive ma pur sempre efficaci, per immobilizzare l’arrestato ed esistono precise rules of engagement da rispettare prima di passare all’uso dell’arma da fuoco. Anche il manganello, ad esempio, deve servire per allontanare e non per percuotere. 

A tal riguardo gran parte dell’elettorato statunitense auspicava da tempo una riforma della polizia. Processo di riforma che è iniziato martedì scorso, con l’emissione del Presidente Trump di un ordine esecutivo volto a limitare l’uso della forza da parte della polizia e a dettare delle linee guida che dovranno essere perfezionate dalle altre autorità federali. Un’azione concreta volta ad incoraggiare i vari dipartimenti di polizia ad adottare i più alti standards professionali per servire le loro comunità, come dichiarato dallo stesso Trump. 

Intanto, lo slogan “I can’t breathe”, che evoca le ultime parole di Floyd, ha riecheggiato in tutto il mondo ed è diventato il grido di battaglia di tantissimi manifestanti unitisi per omaggiarlo invocando il bando di ogni forma di razzismo ma anche per porre in essere violenze sia negli U.S.A. che in altri Paesi. Atti che hanno irritato non poco il Presidente e obbligato il governatore dello stato di New York ed il sindaco della città a dichiarare il coprifuoco mentre la Casa Bianca innalzava un muro a difesa del suo perimetro.

Tuttavia, come ha ricordato il Colonnello Pisano, i disordini susseguitisi vanno distinti da legittime proteste. Si tratta di iniziative o infiltrazioni con altri scopi politici o criminali che ricordano quanto avveniva a seguito dei comizi di Martin Luther King, il quale non incitava mai alla violenza. 

La rabbia si è poi trasformata in una furia iconoclasta, veicolata in tutto il mondo tramite i social network, che ha colpito statue di personaggi considerati, discutibilmente, simbolo di razzismo e schiavismo per la loro particolare storia come Winston Churchill, Edward Colston, Cristoforo Colombo e, in Italia, Indro Montanelli. 

Ancora in piena emergenza Coronavirus Trump si trova quindi ad affrontare un’ulteriore questione di sicurezza interna che lo porta ad oscillare nei sondaggi tra il 43% dei cittadini che approvano il suo operato per il contenimento del virus ed il 57% che invece ritiene il Presidente non in grado di mantenere unito il Paese. Mancano cinque mesi alle elezioni e, stando ai sondaggi, Biden, che vede dalla sua parte donne e afroamericani, è in vantaggio di 13 punti. Trump dovrà utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per vincere le sfide che gli si porranno davanti da qui a Novembre.

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