sabato, 30 Maggio, 2020
Ambiente

Giornata mondiale della Terra, in troppi l’hanno dimenticata

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Ogni italiano produce mezza tonnellata di spazzatura l’anno. Cresce la produzione di rifiuti e le morti per inquinamento. A rischio aria, mari, fiumi e la catena alimentare.
Rispettiamo l’ambiente, fermiamo inquinamento ed eco-mafie. In Italia servono impianti e tecnologie moderne, la politica ora decida cosa realizzare.

L’emergenza Coronavirus, i problemi relativi alla Fase2 con l’incerta ripresa economica, e le tensioni di governo, hanno oscurato uno dei problemi che non solo l’Italia, ma l’intera umanità ha di fronte: l’inquinamento, la produzione di rifiuti tossici che non sono smaltiti, la sostenibilità delle attività umane e il loro impatto sull’ambiente. Così la “Giornata mondiale della Terra”, conosciuta nel mondo come Earth Day, che si celebrata a fine aprile, è passata inosservata malgrado i pressanti allarmi, di scienziati e ricercatori, sui pericoli che vive l’umanità che non riuscirebbe a fronteggiare una catastrofe ambientale. In Italia “levento green” che riesce a coinvolgere il maggior numero di persone in tutto il pianeta, è rimasto totalmente in sordina. Una dimenticanza incredibile e pericolosa. Siamo, infatti, un Paese dove le notizie di aree, siti, fiumi e mare inquinati, sono una drammatica e quotidiana realtà.

Basta ricordare i termini come “terra dei fuochi”, o “eco mafie”, “microplastiche”, per riportarci ad una realtà che ci è sfuggita di mano. I problemi rimangono, infatti gravi e insoluti, come ad esempio, per citarne alcuni: l’aumento di patologie e le morti legate all’inquinamento, i roghi tossici di impianti di stoccaggio illegali che ammorbano l’aria, la dispersione del 44% delle risorse idriche che vanno perse per condutture colabrodo, la mancata depurazione di una parte consistente delle acque di scarico.

Inefficienze per cui Bruxelles impone all’Italia multe salate per infrazioni di leggi e regolamenti comunitari. La nostra attenzione oggi la dedichiamo a questo fronte, quello della lotta all’inquinamento. Un problema tra i più controversi e, se non risolto, saranno drammi per la salute di tutti. È eclatante, ad esempio, la mancata realizzazione di impianti moderni e sicuri per lo sbattimento di rifiuti, così come è un problema urgentissimo affrontate l’inquinamento dei mari con il depauperamento delle risorse ittiche. Iniziamo dalla mancata costruzione di impianti di smaltimento dei rifiuti, che impone all’Italia, per non rimanere soffocata dall’immondizia, di smaltire migliaia di tonnellate di spazzatura in altri Paesi, sistema finito nel mirino di numerose Procure con indagini che rivelano traffici illeciti, milioni di euro sperperati per stoccaggi e siti inquinati, trasporti sospetti da una zona all’altra, affari internazionali sporchi dove spuntano mediatori, società fittizie, e delinquenti di ogni risma. Eppure la costruzione di impianti con tecnologie moderne, – come avviene in diversi Paesi europei -, da noi viene costantemente rinviata in un dibattito politico assurdo tra chi sostiene che sia tutta “roba vecchia”, senza indicare cosa fare in alternativa; e chi vorrebbe impianti dappertutto senza tener conto che bisogna pur limitate la produzione di spazzatura, di plastiche, e di inquinamento.

Così le posizioni contrapposte diventano l’alibi per non fare nulla e far prosperare le eco mafie che brindano. In Italia, stando alle stime dell’Ispra, (L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ci sono una quarantina di impianti che bruciano rifiuti, ma sono distribuiti in modo difforme: il 63% delle strutture sono al nord, poi al centro Italia ci sono 8 impianti e 7 al Sud, con Sicilia e Abruzzo che non hanno nessun impianto. Poche strutture anche vecchie, mentre i volumi di spazzatura da smaltire, segnala l’Ispra, sono sempre in costante aumento, nel 2019 hanno toccato quota mezza tonnellata pro capite. In totale produciamo circa 30,2 milioni di tonnellate: un numero in crescita netta se si considera che negli ultimi 6 anni ci si era mantenuti al di sotto delle 30 milioni di tonnellate. Aumentano i rifiuti, aumenta l’inquinamento e crescono le malattie correlate ad un ambiente che è sempre meno sicuro. Nelle settimane scorse hanno destato scalpore i risultati di uno studio approfondito, che ha rivisto al rialzo le stime dei decessi correlati all’inquinamento.

Fra le cause di morte, per citare solo patologie più gravi, ci sono soprattutto tumori al polmone, problemi respiratori e ictus. Che si possa far finta di nulla è davvero un paradosso Italiano dove da mesi si discute di pandemia e contagi, e nel contempo non si fanno riflessioni e azioni concrete per limitare le cause dell’inquinamento che, come abbiamo visto, sono correlate anche alla diffusione dei contagi da Coronavirus, e al crescere delle malattie e infezioni respiratorie.

Così come oggi si discuta affannosamente per nuovi standard di sicurezza, per l’apertura di spiagge con ombrelloni distaccati, e non ci si occupi dell’inquinamento dei mari e dei fiumi, che hanno effetti nocivi su tutte le specie ittiche e di conseguenza sulla catena alimentare e sull’uomo. Le risorse ittiche, inoltre, stanno subendo, come abbiamo riportato sulle nostre colonne gli allarmi e richieste di intervento dell’Unione Coltivatori Italiani/ settore pesca, che in un report denuncia come i nostri mari siano presi d’assalto da “imbarcazioni mostruose” provenienti dalla Francia che predano migliaia di tonnellate di pesce arrecando danni enormi a tutto l’ecosistema marino. Non solo. L’Italia nei fondali del mar Tirreno tra Toscana, Lazio e Sardegna ha il triste primato mondiale di avere la massima concentrazione di micro plastiche. Tutto il nostro ambiente è a rischio, e ogni giorno lo rendiamo meno sicuro. Che si faccia finta di nulla è un azzardo micidiale. Vediamo oggi gli effetti di una pandemia che era annunciata per gli allarmi che i centri di ricerca hanno dato, rischi che sono stati sottovalutati da tutti i Paesi e superpotenze. In Italia se usciremo dai contagi e dal disastro economico delle famiglie e imprese, dobbiamo tenere presente che la prossima sfida è quella che ci imporrà la natura.

Oggi possiamo fare molto per cambiare stili di vita è sprechi inconcepibili, e la politica vede ragionare e decidere che la tecnologia sia usata per ridurre l’inquinamento e avere un ambiente sano.

Facciamolo prima che sia troppo tardi, altrimenti non basteranno né mascherine né distanziamenti. Siamo immensamente più fragili di quello che immaginiamo.

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