mercoledì, 12 Maggio, 2021
Attualità

Covid-19: Fase 2  

Una Fase 2 sanitaria e quelle successive programmabili con successo, non potranno prescindere da una riorganizzazione sanitaria assistenziale che abbia come obiettivo il contenimento certo della diffusione del virus. Cruciale per la sopravvivenza umana la riorganizzazione sanitaria territoriale ed ospedaliera
post-covid.  

Sorvoliamo su tutti gli errori iniziali di questa tragedia da pandemia Covid ma adesso non si può più sbagliare. Dopo tutte le pandemie e le malattie contagiose che hanno investito la specie umana nell’ultimo secolo e negli ultimi decenni, le Organizzazioni sanitarie dei Paesi economicamente avanzati devono essere in grado oggi di farsi trovare pronte a supportare una “emergenza sanitaria” ed un “allarme sociale” anche come quelle causate dal Corona Virus Covid-19. Perché se negli ultimi 20 anni della nostra Storia abbiamo avuto epidemie importanti quali Sars, Mers, Ebola e Covid-19,  non ne saremo  certo immuni nei prossimi decenni da malattie contagiose di chissà quale profilo. Di fronte a malattie altamente contagiose e pericolose per la vita umana, l’isolamento è sempre stato la forma iniziale di miglior contenimento dei danni da malattia. L’alta contagiosità si moltiplica esponenzialmente in tempi che non permettono di sprecare tempo. L’urgenza richiede quindi decisioni in tempi brevi. E l’emergenza ha i suoi codici e le sue regole.

Vanno immediatamente definite le priorità nel proprio contesto organizzativo. Quindi Linee guida e Protocolli universali devono essere noti e pronti per essere applicati in modo disciplinato e sicuro. Ai protocolli sanitari d’intesa dei Governi preposti, va affiancata una Strategia comunicativa, Comunicazione  che diventa la chiave di valore per dare sinergia di azione e concretezza a tutto il Sistema.

Lo Stile assistenziale sanitario di una corretta organizzazione, irrobustito anche da una comunicazione comprensibile e univoca, è in grado di gestire anche fenomeni negativi quali la Paura ed il Panico, disturbi umani emergenti nel caso di particolari avversità pericolose per la vita umana. Oggi, facendo tesoro degli errori commessi nella fase iniziale Covid-19 e assistendo ancora a confusione organizzativa assistenziale all’interno di molti Ospedali, Province e Regioni (Percorsi Covid, Non-Covid, Sospetti-Covid) cerchiamo di  individuare qualche punto fermo per ripartire. Si propone un Modello Assistenziale possibile e fondato su aspetti razionali della conoscenza biomedica della virologia e della  organizzazione sanitaria globale (una sorta di Modello di Ospedale aperto tra Territorio, Distretti ed Ospedali.

COSA FARE: Partiamo dal paziente che da casa chiama il medico perché sta male. Questo paziente non può avere una diagnosi on-line (senza visita)  ed una terapia per telefono. Deve poter andare in una Struttura sanitaria territoriale o ospedaliera, adeguatamente pronta ad accoglierlo, ove verrà valutato se appartenente ad una filiera di rischio Covid o Non-covid (il caso Sospetto va clinicamente seguito come Covid fino a esito contrario).

I medici di medicina generale territoriali non possono essere messi a rischio contagio mandandoli  ad eseguire sopralluoghi medici domiciliari su paziente sintomatico per affezioni delle vie respiratorie con  eventuale febbre associata, sospetto Covid. Infatti alle carenze organizzative sanitarie iniziali in FASE 1, prime iniziative Territoriali sono in via di strutturazione in seguito a Decreti Legge attuativi quale il Decreto-Legge 9 Marzo 2020 n.14 (GU n.62 del 09/03/2020) all’Art.8 ed al documento per l’applicazione omogenea del DL 9 marzo 2020 della Commissione Salute, approvato in data 16 marzo 2020, per provvedere al coordinamento delle azioni con la medicina territoriale, istituendo  presso le Aziende USL del Sistema Sanitario Regionale le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (U.S.C.A.) volte ad implementare la gestione dell’emergenza sanitaria per l’epidemia da COVID-19 al fine di consentire al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta o al medico di continuità assistenziale di garantire l’attività assistenziale ordinaria.

Fondamentale che ogni Provincia individui Ospedali di isolamento per il completo percorso di cura del paziente Covid. Ciò consentirà un adeguato trattamento dei pazienti secondo Protocolli clinici finalizzati, in ambienti attrezzati per la specificità delle cure Covid, evitando così la promiscuità assistenziale oggi esistente.

Il personale sanitario (medico e non) afferente agli Ospedali Covid dovrà restare personale dedicato e permanente per consolidare i percorsi di cura, l’uso di tecnologie, lo sviluppo di nuovi percorsi  assistenziali virtuosi, la collaborazione nella ricerca di nuove soluzioni diagnostiche, terapeutiche, riabilitative. Mettere al servizio del Ricerca traslazionale sul campo tutto il Know-how aggiornato per finalizzare nuovi farmaci e presidi.

Il personale medico degli Ospedali Covid dovrà essere un personale medico specializzato (e non implementare gli organici medici  con giovani appena laureati privi di qualsiasi esperienza clinica) nella Disciplina Infettivologica, e che dovrà lavorare in collaborazione  con un Team interdisciplinare fatto di anestesisti-rianimatori, fisiatri, cardiologi, gastroenterologi, microbiologi, virologi, psicologi (perché le cure potrebbero essere lunghe).

Lo Staff di Direzione e l’intero Management sanitario degli Ospedali Covid dovrà impegnarsi nello sviluppo  e nella messa in opera di protocolli efficaci nella concretezza delle azioni organizzative man mano che si implementano i percorsi virtuosi di assistenza e cura. 

Gli Ospedali ad alta tecnologia targati Non-Covid invece dovranno erogare continuità  assistenziale ai pazienti neoplastici, diabetici, cardiaci, vasculopatici, cioè in tutti gli altri percorsi di cura per i quali una Struttura sanitaria ad alta complessità può essere richiesta.

Gli Ospedali ad alta tecnologia Non-Covid dovranni dotarsi di Sale Operatorie preparate ed attrezzate  per accogliere pazienti chirurgici ad alto rischio biologico (Covid compresi). 

Oltre agli Ospedali veri e propri, qualsiasi Istituto di ricovero e cura, Case di Riposo per Anziani, Centri Auxologici e cosi via, devono essere assolutamente screenati e continuamente monitorati per ridurre al minimo i focolai di infezione.

Oggi la domanda di tutti è: Qual’è il rischio sostenibile per la intera popolazione in Italia. Al momento in Italia   manca ancora un’analisi concreta della situazione Covid che parta dai numeri. I numeri ci permetteranno di fare strategie di buona salute. Agli esperti (statistici, epidemiologi, igienisti, virologi, microbiologi, clinici ed altri ancora) l’arduo compito.

In buona sintesi. Il Territorio diventa quindi il campo da gioco più importante per la selezione dei sani dagli infetti . E sopra tutti  fra questi gli Asintomatici positivi, il vero problema. Quindi lo Screening di massa deve far parte della buona politica di salute che il Governo dovrà attuare, cosi la Gente saprà di vivere in un Territorio a basso rischio e riprendere  una Vita normale. Le persone positive per sintomatologia o i positivi Asintomatici vengono invitati a curarsi o negativizzarsi negli Ospedali Covid dedicati della propria Provincia.

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