mercoledì, 21 Ottobre, 2020
Società

Un caffè con… Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative

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Uno dei settori più colpiti dalla pandemia in Italia è senza alcun dubbio  quello delle Cooperative. Piccole e medie realtà imprenditoriali che rappresentano l’ossatura del nostro sistema economico. Tra loro, una delle più grandi Associazioni  di rappresentanza è Confcooperative. Una realtà che raggruppa 18.500 imprese, con 525.000 occupati, 3,2 milioni di soci e 66 miliardi di euro di fatturato.

Dal 2013 il suo Presidente è Maurizio Gardini, un imprenditore del settore agroalimentare che ha diretto sin dal 2000 una delle più importanti cooperative agroalimentari del nostro paese, Conserve Italia. Tra i primi a lanciare l’allarme sulla tenuta delle imprese è stato proprio lui, Gardini, che ha allertato il Governo e le Regioni sul grave pericolo cui vanno incontro le pmi ma non solo, se non si procede con urgenza ed efficacia.

Presidente Gardini, nei giorni scorsi, lei ha detto che, riaprendo a maggio con un ritorno alla normalità entro due mesi, occorreranno due anni per tornare ai livelli di gennaio e che senza liquidità immediata si rischia la morte di un milione di imprese. Ha anche chiesto al  Governo di consentire alle Banche una immediata operatività, con istruttorie in tempi record, come si conviene nei  periodi di emergenza. Se dovessimo stabilire una scala delle priorità,  quali provvedimenti chiederebbe subito al Governo, alle Regione e alle Banche?
Sicurezza per le persone e liquidità per le imprese. Sono queste a mio avviso le priorità su cui l’azione di chi governa, sia a livello nazionale che territoriale, deve spendere ogni energia. Poi ci sarà tempo per mettere mano ad altre questioni urgenti, ma senza che siano garantite la salute delle persone e la possibilità per le imprese di riprendere le attività è impensabile poterci avviare lungo un sentiero che dovrebbe portarci verso una tanta agognata “normalità”.

 Per avviare la fase due, sono state presentate, in Europa, alcune proposte per contenere   questo Shock  epocale. Tra gli  strumenti finanziari che dovrebbe adottare l’Europa, si è parlato del Mes, di Coronabond e di altri Fondi speciali per far ripartire soprattutto i paesi dell’Europa mediterranea, come l’Italia, la Spagna, il Portogallo. Lei ritiene che si arriverà a un compromesso al Consiglio Europeo oppure prevarrà la ragione dei paesi più ricchi e intransigenti, come la Germania e l’Olanda?
Me lo auguro. Questa è una sfida che si può vincere solo insieme perché in caso di sconfitta rischia molto più di una grave depressione economica, rischia di veder morire quel sogno chiamato Europa. Da questo shock epocale usciremo vincitori solo con un’Europa unita e solidale. È indispensabile l’emissione di bond europei che non pesino sul debito dei singoli paesi e siano finalizzati a supportare le economie degli stati membri. Non è un discorso di “falchi” contro “colombe”. Gli effetti del Covid19 sono insostenibili per i singoli paesi. Anche per quelli che lucrano grazie a imprese che spostano ad Amsterdam la propria sede legale per un fisco di favore. 

Con uno sguardo rivolto al Sud, la Svimez e in particolare il Professor Pietro Busetta, economista e studioso dell’economia del Mezzogiorno, ha lanciato una proposta che potrebbe essere letta, di questi tempi, come una salutare provocazione. Nella strategia di attuazione per la Fase 2, – ha spiegato il Professor Busetta –   bisogna  far ripartire i cantieri e i negozi dove ci sono meno contagi  e che andrebbero trasferite al Sud  anche una parte delle produzioni del Nord. Qui ci sono pochi contagi e questo è il momento della solidarietà reciproca. Altrimenti – ha concluso – senza il lavoro, il Sud si desertificherà”. A suo parere, è immaginabile per la Confcooperative, una “trasmigrazione” dal Nord al Sud, di alcune filiere produttive, soprattutto nel settore agricolo e manifatturiero?
Le imprese cooperative hanno tra i loro caratteri distintivi il legame che le unisce a doppio filo ai territori e alle comunità. Delocalizzare, anche nell’ambito dello stesso Paese, non è nella nostra natura. La cooperazione semina, non strappa radici. La cooperazione nasce per far crescere nuove realtà imprenditoriali partendo dai bisogni dei territori e della comunità, non per calare dall’alto nuove attività solo perché vi sono condizioni di vantaggio. Noi cooperatori partiamo dai bisogni delle persone, facciamo nascere imprese per dare risposte autorganizzate. Non partiamo dai bisogni delle imprese piegando a queste le esigenze delle persone.

Tra le tante disuguaglianze emerse durante la pandemia, abbiamo notato che, oltre al sistema regionale, manifestatosi con  tutte le sue contraddizioni e inefficienze nella gestione della Sanità, nel nostro Paese esiste anche una fortissima disuguaglianza nella protezione del lavoro. Ernesto Galli della Loggia, in suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera il 17 aprile scorso, ha scritto che “ In pratica specialmente nell’agricoltura  e nei servizi, un grandissimo numero di addetti vive una condizione di precarietà che non riguarda solo la retribuzione, il pagamento dei contributi sociali e l’orario ma soprattutto la possibilità di un minimo di condizioni di sicurezza circa le modalità stesse del lavoro”.  Lei, Presidente, condivide queste osservazioni?  E inoltre, il riferimento di Galli della Loggia è solo al lavoro nero e sommerso oppure investe altre situazioni, apparentemente legali, ma sostanzialmente fuori controllo?
I lavoratori vessati in tutti i settori produttivi del Paese sono circa 3,3 milioni, l’evasione tributaria e contributiva sfiora i 110 miliardi (108,9): vale a dire 1/20 del nostro debito pubblico. Fra le voci più rilevanti dell’evasione ci sono l’Iva 35,3 miliardi di euro, il mancato gettito dell’Irpef derivante da lavoro e impresa, pari a 37,6 miliardi, mentre la sola Irap fa registrare una mancata contribuzione di 7,6 miliardi. Il mancato versamento dei contributi, invece, risulta pari a 2,6 miliardi per il lavoratore dipendente e a 8,5 per il datore di lavoro. L’illegalità nel mondo del lavoro è un boomerang, il vantaggio di pochi disonesti pesa sulle spalle del resto della collettività: dei lavoratori che non vedono riconosciuti i loro diritti; delle imprese che subiscono una concorrenza sleale. Non è accettabile. Chi compie gravi illeciti nel lavoro deve essere punito, perché mortifica i lavoratori, droga l’economia, avvantaggia i delinquenti ed estromette gli onesti.

Tutti ormai siamo consapevoli che nulla sarà più come prima. Nella nostra vita sociale, nelle grandi città, nel mondo del lavoro. Finirà la frenesia e la superficialità della società consumista o, come dicono tanti sociologi e uomini di cultura, l’uomo continuerà a fare gli stessi errori del passato, sfruttando, a più non posso, l’ambiente, le sue riserve naturali , il delicato equilibrio  del nostro pianeta? Lei Presidente, come immagina il mondo che verrà?
Lo immagino più cooperativo. Spero che le esigenze delle persone siano realmente al centro delle scelte di politica economica e sociale. Mi auguro che il mutualismo e la solidarietà siano le lenti attraverso cui vedere i rapporti economici, quelli tra le persone e tra queste e l’ambiente nella sua accezione più ampia. 

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