mercoledì, 21 Ottobre, 2020
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Sottosopra

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Mi viene voglia, quasi quasi, di dare ragione a De Luca, il governatore della Campania, che minaccia di chiudere i confini della sua Regione.

Capirei e giustificherei il suo gesto non soltanto per l’inadeguatezza dell’azione di governo nei provvedimenti economici e nella preparazione della “fase due”, quanto per una irrazionale ragione.

Mi è venuta in mente, infatti, la presentazione di un libro (“Il regno unito d’Italia”, con sottotitolo “tutta un’altra storia”, di Gianluigi De Marchi e Francesco Femia – Guida Editori, 2019) a cui ho assistito la scorsa felice estate, gomito a gomito con quasi un centinaio di persone, felicemente assembrati e, alla fine della presentazione, tutti attorno a uno degli autori lì presente, per stringergli la mano ed a congratularci con lui.

Confido ai miei quaranta lettori che fortemente spero di potere vivere anche nell’estate 2020 eventi sovraffollati come quelli della scorsa stagione. Il mio desiderio personale è che il pragmatismo della Merkel – “l’epidemia è ora controllabile, riapriamo tutto” – che ha (se ho rettamente inteso) una qualche sponda scientifica nella Capua, sia la soluzione praticabile.

A parte tale auspicio, ripeto del tutto personale, la giustificazione per la chiusura delle frontiere da parte di De Luca mi era ispirata dal ricordo di quel libro.

Nell’opera gli autori immaginavano una soluzione diversa del Risorgimento italiano. La battaglia del Volturno terminata con la disfatta di Garibaldi, invece che con la sua vittoria. Le truppe borboniche conquistano quindi il Nord Italia, occupano Torino e Vittorio Emanuele II trova rifugio in Portogallo quasi un secolo prima del suo discendente.

Gli autori ricostruiscono da qui un’altra storia d’Italia con un’evoluzione diversa. Un gioco che mi ha divertito e che a tratti può affascinare, per la differente prospettiva.

Un gioco che mi tornava in mente in questi giorni, allorché ipotizzandosi l’avvio della “fase due” si è creata di nuovo, in Italia, una piena discrasia tra Nord e Sud.

Quindi, con riferimento all’epidemia scoppiata in Italia nei primi trascorsi tre mesi del 2020, facendo tutti i debiti scongiuri ed invitando tutte le popolazioni meridionali a farli con le formule localmente più valide ed efficaci, vorrei proporre anche io quel gioco 

Vorrei ipotizzare cosa sarebbe successo nei tre mesi passati se in Italia il centro dell’epidemia fosse stato in una regione meridionale piuttosto che in una settentrionale.

Il primo effetto che mi viene in mente sarebbe stato, a mio avviso, benefico per il Sud: Salvini e la Lega Nord avrebbero abbandonato ogni velleità meridionalistica lasciando campo libero alla destra tradizionale. Forse non sarebbe cambiato nulla quanto ai numeri, ma certamente si sarebbe avuto una maggiore serenità sociale.

Il secondo effetto sarebbe stato molto meno positivo. Il ricco e pretesamente affaccendato Nord avrebbe avuto la riprova della “palla al piede” rappresentata dal meridione: con un reddito pro-capite più da Africa che da Italia e lontano anni luce da quello lombardo, il più ricco d’Europa.

Molto probabilmente qualche virologo settentrionalista avrebbe anche dubitato delle condizioni igieniche in cui si sarebbe sviluppata l’epidemia e certamente la colpa sarebbe stata data all’incapacità del sistema sanitario meridionale, inefficiente e  fatto per tutto, tranne che per curare: vizio antico, avrebbe notato qualche commentatore, attribuendo ad Andreotti la battuta sull’acquedotto pugliese «che ha dato più da mangiare, che da bere» (commento che credo sia di Missiroli, quand’era Direttore del Corriere della Sera).

Non escludo che qualcuno avrebbe proposto di costruire un vallo, proprio all’altezza del Volturno, con confini sorvegliati militarmente per impedire l’immigrazione irregolare di calabresi & C. verso il Nord. Nonché di chiudere i porti (non guasta mai) da Anzio in su.

Mentre i meridionali già presenti al Nord il 7 marzo sarebbero rimasti ai loro posti; anzi,  parlando con accenti improbabili, avrebbero mostrato la loro integrazione coi padani, ripudiando la ‘nduja e la burrata, per la salama da sugo e il gorgonzola.

Ma era un gioco: non è un gioco, invece, pensare che ora bisogna essere più uniti che mai e che sono inutili riaperture differenziate, già a livello internazionale, figuriamoci a livello interno. E che la “fase due”, mi spiace per il governatore De Luca, debba essere disposta da una unica Autorità.

Se non vogliamo che veramente accada un “sottosopra”.

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