martedì, 7 Dicembre, 2021
Attualità

Se prevarranno gli egoismi sarà la fine dell’Unione

Per molti l’Europa rimane un grande sogno, per questo dobbiamo dire no agli egoismi e abbracciare una Unione forte e solidale. Oggi di fronte ad una emergenza sanitaria così devastante e drammatica possiamo ancora dirci europei, a condizione che ci sia una condivisione di valori, altrimenti quell’insieme di Stati, di cittadini che hanno visto in questa grande idea, il coronamento di molti ideali, sarà destinata a frantumarsi in nazionalismi. Abbiamo affermato con il sacrificio di generazioni uscite da catastrofi, da guerre, da crisi di ogni genere, progetti fondanti di pace, di progresso, di libertà, di circolazione degli uomini, delle merci, delle idee. Abbiamo una moneta unica ma purtroppo molte visioni diverse dell’economia.

Tanto diverse che rischiamo il far prevalere visioni miopi, di innescare contrapposizioni, fratture che oggi aprirebbero scenari inquietanti. Di fronte all’evidenza dell’emergenza sanitaria bisogna superare i limiti, gli steccati, le contrapposizioni. Gli eurodeputati hanno una grande responsabilità unita a una inedita missione quella di essere all’altezza del loro mandato: devono riunirsi, negoziare giorno e notte fino allo stremo.

Fino “all’ultima goccia di sudore” come ha detto qualcuno e prendere una decisione perché “insieme possiamo vincere”. Se, invece, questo obiettivo comune non sarà centrato allora bisogna pur dirlo, ciascuno avrà il diritto di fare le sue scelte cercando nuovi equilibri e nuove alleanze.

Sono personalmente fiducioso perché la politica e le istituzioni, – valga per tutti il monito all’unità dell’Unione, del capo dello Stato Sergio Mattarella -, riuscirà a trovare una soluzione che poggia sui valori costituenti dell’Europa. Credo, inoltre, che il potere della realtà, di ciò che oggi suscita timori, angosce e lutti, riguarda tutti. Una realtà che farà breccia nei cuori e nella mente di chi è fermamente europeo.

La storia cambia, e oggi cambia sotto i nostri occhi, sara assolutamente necessario adattarsi alla situazione con realismo politico. Bisogna farlo anche nel nome di quei medici, infermieri, scienziati e ricercatori che in queste settimane hanno dimostrato coraggio, impegno, sacrificio, lottando al prezzo della vita.

Se nelle prossime settimane avremo la fortuna e il coronamento di tanti sforzi di vedere la vittoria sui contagi, sul Covid 19, l’economia sarà rafforzata. Io credo che avremo uno scenario impetuoso, come è accaduto al termine del secondo conflitto mondiale. Ma, attenzione, se ci sarà una svolta positiva questa dovrà concentrarsi nella creazione di “beni” sociali, dovremmo attuare un significativo piano di rilancio di tutto ciò che è nell’interesse dei cittadini, e tra le prime opere dovrà esserci un servizio sanitario migliore, moderno, efficiente, dove ci siano garanzie di cure per tutti, quindi serviranno maggiori investimenti per la ricerca, per la salute, per l’adeguamento delle strutture e delle apparecchiature.

Questa che oggi viviamo come una tragedia per tante famiglie che hanno subito lutti, è anche una sfida per il presente e per il futuro non solo sanitaria ma anche economica per centinaia di migliaia di imprese e milioni di lavoratori, tutto questo ci deve unire e fortificate. Se usciremo vittoriosi nella lotta al virus a beneficiarne sarà l’umanità intera. Solo quando riusciremo a ritrovare la nostra identità comune fondata sui valori di solidarietà e vita capiremo che la globalizzazione non è solo una questione economica.

Vivere nella concordia, con ideali e obiettivi comuni è anche un segno, se vogliamo “divino” di ritrovata fratellanza in un momento difficile, con migliaia di persone che oggi lottano tra la vita e la morte e sognano di avere un futuro migliore. Se riusciremo tutti a puntare sulla vita e sul domani allora possiamo ancora avere fiducia in noi, nel prossimo, in una Ue che sa guardare avanti. Spero di poter vedere tutto ciò.

L’unione europea dagli anni Novanta in poi ha avuto come mission quella di superare la divisione dei blocchi dopo la caduta del muro di Berlino. La stessa Germania unificata, e l’adesione dei paesi ex comunisti sono stati il fulcro sul quale poggiava l’esistenza della nuova Unione.

Oggi la storia ci chiama ad un’ altra prova diversa. Globale stavolta.

Anche l’Unione va pensata sotto questa ottica. Sui libri di storia si parla della caduta del muro di Berlino dell’11 settembre 2001. In futuro sarà scritto e si parlerà della pandemia del cornavirus, che ci impone un nuovo corso della storia umana. Vinceremo certamente questa sfida epocale, lo ha detto anche con forza e amore il Papa, ricordando che: “da soli non si vince”.

Tutti dobbiamo capire che il nostro bene dipende dal bene di tutti. La globalizzazione dei valori, del diritto alla salute ed all’esistenza di tutti noi è interconnessa. Nessuna decisione può essere presa senza le necessarie alleanze e l’unione delle forze.

Lo hanno capito tutti ed ognuno lo esprime a modo proprio. Ora l’importante è agire. Il tempo deve essere alleato dell’Europa dei popoli. Il virus è veloce, non facciamoci battere.

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