giovedì, 23 Settembre, 2021
Sanità

Mancano medici e infermieri, ma si ostacolano i giovani che vogliono studiare medicina. Il cambio di rotta va fatto subito

Le incongruenze di un sistema sanitario che precipita per mancanza di riforme e di buon senso. Oggi di fronte alle notizie sempre più drammatiche di contagi, ricoveri e morti da coronavirus, assistiamo a un sistema ospedaliero allo stremo per mancanza di personale, dai medici agli infermieri, per questo già da ora è urgente fare i conti su progetti di riforma che siano chiari e concreti. La sanità in Italia è un bene pubblico aperto ai cittadini che hanno il diritto alla salute e le istituzioni sono tenute a garantirlo.

Quello che accade oggi è frutto di tagli, ridimensionamenti, mancanza di turnover del personale, pastoie burocratiche e decisioni incomprensibili che devono essere rimosse. Nessuno, infatti, può dire che si era all’oscuro dei problemi, che nelle corsie degli ospedali pubblici mancavano già da tempo i medici, gli infermieri i rianimatori-anestesisti. Inoltre come non tener conto di norme universitarie che impongono ai giovani che vogliono studiare medicina un test d’ingresso surreale, con domande che spaziano dalla cultura generale, alla matematica al ragionamento logico, più simile alla ruota della fortuna che ad una vera selezione.

Per contro si valuta – ora ci spostate e forse addirittura di togliere – l’Esame di Stato di Medicina e Chirurgia, prova che abilità alla professione. Insomma un muro di difficoltà per chi deve iniziare gli studi e porte aperte per chi con i malati deve davvero starci in ambulatorio o in ospedale. A nostro giudizio ora bisogna prendere atto seriamente dei problemi e affrontarli.

La carenza più preoccupante, è quella degli infermieri. Il 2020 è l’anno in cui l’Oms ha deciso di celebrare il lavoro di infermieri e ostetriche, ma anche le difficili condizioni che questi professionisti devono spesso affrontare. In Italia la carenza calcolata della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) è di circa 50mila infermieri che con gli effetti di “Quota 100” potrebbero superare i 70mila. La Federazione in Italia, prevede di celebrare il 12 maggio 2020, la giornata internazionale dell’infermiere, a Firenze, città di nascita di Florence Nightingale, capostipite dell’infermieristica moderna, ma ci sarà davvero poco da festeggiare. Nel frattempo ora la carenza di infermieri è drammatica nel Nord Italia dove quotidianamente si assiste ad un bollettino di guerra, e se il sistema non è precipitato lo si deve all’impegno eccezionale del personale sanitario, dai medici, infermieri e assistenti.

Voglio ricordare in omaggio a questi lavoratori della sanità le parole di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, sulle attuali difficoltà dei lavoratori, “gli infermieri svolgono un ruolo essenziale su tutti i fronti, dal triage in ospedale al 118, dai setting ospedalieri a bassa ed alta complessità, dall’assistenza domiciliare al dipartimento di Prevenzione”. Dagli infermieri ai medici il passo delle pericolose incongruenze è brevissimo.

L’allarme era già risuonato lo scorso anno da parte dell’Anaao-Assomed che rivelava come tra il 2018 al
2025, dei circa 105 mila medici specialisti attualmente impiegati nella sanità pubblica ne potrebbero andare in pensione circa la metà: 52.500. “Un esodo biblico”, sottolineava il sindacato dei medici ospedalieri, “che richiede interventi immediati e fortemente innovativi per attenuarne le conseguenze sulla quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini”. Non solo, secondo i dati diffusi da Eurostat, l’Italia ha i medici più vecchi d’Europa con il 54% del totale che ha una età superiore a 55 anni.

Questa la valutazione dell’Anaao-Assomed, che più volte ha lanciato l’allarme. “I nostri dati mostrano che non basteranno i neo specialisti a sostituire i quiescenti, per colpa dell‘errata programmazione delle borse di specialità perpetrata negli anni passati”, fa presente il sindacato dei medici ospedalieri, “ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema perché la velocità dei processi in atto non concederà il tempo necessario per il trasferimento di conoscenze dai medici più anziani a quelli con meno esperienza alle spalle. Si tratta, infatti, di competenze cliniche e capacità tecniche che richiedono tempo e un periodo di passaggio di esperienze tra diverse generazioni professionali per essere trasferite correttamente”. Un documento chiarissimo che era stato pubblicato e presentato per affrontare un problema che avrebbe avuto conseguenze già in una situazione normale.

Senza interventi in Italia nel 2025 si rischia di passare a 181 medici ogni 100 mila abitanti.
Ricordo che in Italia negli ospedali nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100 mila abitanti.
In questo scenario già difficile assistiamo al paradosso che si è frenato in ogni modo il desiderio dei giovani di misurarsi con le discipline mediche, così si è giunti ai test di ammissione.

Un ostacolo da rivedere e cancellare. A ricordarlo è Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons “I test di ammissione non hanno alcun rapporto con il reale fabbisogno di medici e dentisti nel nostro paese”, sottolinea tra l’altro Tanasi, “i test di ammissioni vanno aboliti, e occorre adottare un modello analogo a quello francese, dove la selezione avviene in modo naturale e nel primo anno di università. In Francia infatti le matricole del corso di medicina devono finire il primo anno avendo sostenuto tutti gli esami: così facendo la selezione avviene sulla base di reali meriti e non sulla base di una prova spesso irregolare e priva di ogni senso logico”. Assistiamo, infine, al caso inverso, dell’Esame di Stato di Medicina e Chirurgia, previsto per il 28 febbraio, ora “a data da destinarsi”. C’è chi spinge per la sua soppressione.

L’esame è necessario per abilitarsi e iniziare a esercitare la professione, e a nostro giudizio va mantenuto perché è una garanzia sia per quanti con passione e impegno hanno portato a termine gli studi laureandosi e sia per i pazienti che dovranno essere assistiti. Ora di fronte alle emergenze di tutto il Paese non è più possibile rinviare. Servono medici, infermieri, servono giovani e vanno mantenuti gli esami di Stato di accesso alla professione. Le riforme nella sanità vanno fatte perché inefficienze e ritardi hanno un costo elevatissimo, non solo economico ma professionale e purtroppo, umano.

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