martedì, 27 Febbraio, 2024
Attualità

Biden: “Ho il cuore spezzato per i bambini uccisi a Gaza”

Israele attacca anche verso Sud. Incursioni a Jabalya, decine di morti

Netanyahu, ieri sera, ha dato una prima risposta alla folla in marcia per la liberazione degli ostaggi, e ha convocato una conferenza stampa a tarda sera durante la quale ha raccontato che per la liberazione dei sequestrati da Hamas “non c’è ancora nessun accordo”. Circolano molte notizie infondate, ha spiegato, e ha rimarcato che “tutto il popolo di Israele sta marciando” per riportare a casa i 240 ostaggi. “Siamo determinati a combattere fino alla vittoria: fino a quando avremo distrutto il nemico e recuperato gli ostaggi”, ha poi ribadito che “Israele opera secondo i codici internazionali di combattimento” e ha spiegato le ragioni per quali ha autorizzato l’ingresso a Gaza di quantità limitate di combustibile. Si combatterà, ha concluso il premier, “fino alla distruzione di Hamas”, compresi i leader che dovessero nascondersi all’estero.

Free Them Now

“Free them now”. Liberateli. Riportateli a casa ora. Sono giorni che oltre 300mila manifestanti israeliani, assieme ai famigliari degli ostaggi, hanno marciato verso la sede del Presidente Netanyahu. Vogliono parlargli di persona e hanno ottenuto un incontro fissato per domani sera. Ieri pomeriggio una folla con bandiere israeliane, palloncini gialli e ritratti degli ostaggi, è arrivata a Gerusalemme dopo essere partita martedì da Tel Aviv. Hanno marciato per oltre 60 chilometri, e per cinque giorni, per dimostrare affetto e vicinanza alle famiglie dei sequestrati. La marcia, è stato detto, continuerà finché ogni ostaggio non sarà tornato a casa. Una organizzatrice, Orin Gatz, madre di Eden Zacharia tenuta prigioniera da Hamas, ha dichiarato: “se dovesse servire marceremo fino a Gaza.” Mentre i nonni e i parenti anziani hanno fatto appello ai terroristi proponendo uno scambio con i sequestrati più giovani: “prendete noi”, hanno invocato.

Usa: prima liberare gli ostaggi

Il principale consigliere della Casa Bianca per il Medio Oriente, Brett McGurk, ha dichiarato che “il rilascio degli ostaggi è la strada per una pausa nei combattimenti” nella Striscia. Nel suo intervento all’Iiss Manama Dialogue in Barhein, McGurk ha precisato che “per fermare i combattimenti, occorre liberare gli ostaggi, le donne, i bambini, i neonati. L’onere ricade su Hamas.” Quindi il coordinatore statunitense ha sottolineato che “non esiste una via d’uscita duratura da questa crisi se non quella che porta a un Israele totalmente sicuro e alla creazione di uno Stato palestinese.”

Manifestazioni in Iran

Ieri giornata di manifestazioni organizzate anche in molte città dell’Iran per i “bambini palestinesi”. A Teheran in piazza Enghelab (rivoluzione) le persone hanno sfilato con cartelli con foto di bambini uccisi, mentre alcuni manifestanti deponevano manichini ricoperti da sudario sulla strada. Fra gli slogan più scanditi: “Israele ha paura perché Hamas sarà vittoriosa.” La notizia è stata divulgata dall’agenzia iraniana Isna secondo la quale i manifestanti hanno anche esibito cartelli con la foto di Ghassem Soleimani, l’ex comandante della speciale al Qods dei Guardiani della rivoluzione, ucciso nel gennaio 2020 a Baghdad in un attacco mirato con un drone che l’Iran ritiene sia stato messo in atto dal governo israeliano.

Israele su più fronti

Intanto continuano le azioni di forza di Israele; lo sgombero dell’ospedale al-Shifa, le incursioni verso il Sud della Striscia di Gaza, il contenimento del terrorismo in Cisgiordania, il bombardamento contro le postazioni Hezbollah a sud del Libano e l’occupazione del campo profughi di Jabalya. L’Egitto ha condannato con la “massima fermezza” la distruzione della scuola nel campo profughi di Jabalya nella zona settentrionale della Striscia di Gaza, che ha causato numerose vittime e feriti tra i palestinesi. Diverse fonti parlano da 50 a 200 morti nella scuola Al Fakhoura. Secondo il Cairo si tratta di un “altro crimine di guerra che richiede indagini, oltre a rappresentare un deliberato insulto alle nazioni unite e alle sue organizzazioni umanitarie”. Mentre sono saliti a 64 i morti dopo l’attacco aereo lanciato dalle Forze di difesa israeliane contro tre edifici a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza e sarebbero migliaia le persone che si erano rifugiate attorno o nell’ospedale di Shifa e che sono state sgomberate. Funzionari sanitari riferiscono di aver ricevuto un ordine di evacuazione da Israele ieri mattina, mentre l’esercito nega e spiega di avere solo offerto un passaggio sicuro a coloro che speravano di andarsene. Il direttore generale del ministero della Sanità della Striscia di Gaza, Munir al-Barsh, ha riferito di circa 450 pazienti evacuati mentre sono rimasti 120 malati che non si possono muovere. Ma Israele ha chiarito che costoro possono restare e resteranno anche i medici e l’assistenza.

Turchia ricostruirà Gaza

Nel frattempo la Turchia ha annunciato che si impegna a ricostruire tutte le infrastrutture di Gaza, ospedali e scuole comprese. Il Presidente Erdogan, di ritorno dall’incontro con il Cancelliere Scholz a Berlino, ha dichiarato che “se si raggiungerà un cessate il fuoco, faremo tutto il necessario per compensare la distruzione causata da Israele.” “Netanyahu è finito”, ha aggiunto il leader turco, “andrà via e saremo salvi da questo personaggio. Il 60/70% degli israeliani non lo vuole e anche la comunità internazionale se ne sta accorgendo perché il prezzo di questa guerra lo stanno pagando tutti. Questo governo israeliano deve rispondere dei propri crimini dinanzi la Corte Penale Internazionale. Se al posto di Israele ci fosse stato un Paese musulmano il procedimento sarebbe già avviato.”

L’Ue: pace sostenibile

Ieri, in visita in Egitto, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è detta “contraria” alla “evacuazione forzata” dei palestinesi da Gaza. “Ho discusso della crisi umanitaria in corso a Gaza con il Presidente al-Sisi. Ho ringraziato l’Egitto per il suo ruolo nella fornitura e la facilitazione dell’invio di aiuti umanitari ai palestinesi vulnerabili”, ha aggiunto, e “siamo d’accordo sul principio di non sgomberare con la forza i palestinesi, in un orizzonte politico fondato su una soluzione a due Stati.” Von der Leyen ha anche annunciato che un gruppo di 19 persone a carico dell’Unione europea ieri ha potuto lasciare la Striscia. Mentre Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Ue, anch’egli in Medioriente, a margine dell’incontro avuto con il ministro degli Esteri saudita, principe Faisal, in Bahrain, ha esortato tutti ad adoperarsi per pacificare l’area. “Condividiamo la preoccupazione per ciò che sta accadendo in Cisgiordania”, ha dichiarato, “e condividiamo la preoccupazione per tutte le perdite civili: in Israele e a Gaza. Insieme possiamo spingere per una pace sostenibile e questo è il nostro impegno.”

Granata stordente

Infine dopo le polemiche sulle armi nucleari e le bombe al fosforo ieri l’esercito israeliano ha dichiarato di aver sospeso un soldato filmato mentre lanciava una granata stordente contro una moschea in Cisgiordania, a Budrus. Il video del gesto aveva avuto grande risonanza sui social network e l’Idf ha descritto il fatto come “estremamente grave”, aggiungendo che il soldato è stato sospeso e assicurando che “saranno prese le opportune misure disciplinari.”

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