martedì, 4 Agosto, 2020
Il Cittadino

Futuro e competenza

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Strano individuo l’essere umano, pensavo ieri sera, tornando a piedi a casa dopo non essere riuscito, a causa di sovraffollamento, ad entrare alla Libreria Feltrinelli di Via Tomacelli a Roma per partecipare ad un evento (la promozione romana del libro “Gerace” di Francesco Spanò, presentato da Anna La Rosa, con lettura di alcuni brani da parte dell’attore Antonio Tallura).

Il mio “non” ingresso era stato soprattutto determinato dalla prudenza, da coronavirus, di non  spingermi gomito a gomito nella calca – davvero notevole – che assisteva stipata in piedi alla presentazione, essendo esauriti i posti a sedere.

Ovvio che la “stranezza” era una generalizzazione di una mia prerogativa personale (della quale, peraltro, vado fiero), che chi mi conosce sintetizza col motto «tutto e il contrario di tutto».

Così, passeggiando verso casa, dopo essere sfuggito ai contatti ravvicinati, pensavo al dopo-virus. E ci pensavo con una ventata di ottimismo, ipotizzando solo positività.

L’epidemia inesorabilmente cesserà e la vita, infatti, riprenderà in pieno il sopravvento.

Gli effetti, però, saranno stati devastanti e sarà compito arduo ricominciare e ricostruire le abitudini che sono mutate brutalmente nello spazio di alcune settimane.

Ma sarà una opportunità la necessità, generalmente avvertita, di affidarsi a persone competenti.

Competenza richiesta non soltanto nell’ovvio ed intuitivo campo scientifico-medico, ma anche altrove.

Francamente approfitterei dell’occasione per resettare un po’ tutto.

A partire dalla comunicazione da affidarsi a professionisti del settore piuttosto che ad esternazioni pittoresche e fuor di luogo di Governatori con mascherine o mangiatori di topi vivi o alle maratone televisive e ansiose del nostro Presidente del Consiglio.

Comunicazione che dovrà servire – ed occorre iniziare da subito – anche per promuovere nuovamente il nostro Paese ed il turismo, con opportune campagne e promozioni, evitando il rischio, concretissimo, di una crisi di anni prima di tornare al livello 2019.

Una riflessione, da parte di “competenti”, la vedrei anche svolta sul sistema fiscale, ritenuto che l’imposizione è ormai svincolata dalla realtà ed è basata solo sui bisogni, enormi, dello Stato: che solo in parte sono welfare, sanità, istruzione ma che soprattutto alimentano una mostruosa – e almeno parzialmente superflua – burocrazia fine a sé stessa.

Con un erario che si comporta, quindi, come un amministratore di condominio: queste le uscite, questi soldi che i condomini (contribuenti) mi devono dare. Così che è opportuno  che il Fisco riveda questo atteggiamento e che valuti come la crescita dell’economia, ora priorità assoluta, è inversamente proporzionale al carico fiscale.

Ma, venendo a problemi meno gravi e tralasciando le riforme che richiedono una maturazione storica, approfitterei anche del post epidemia anche per una semplificazione burocratica.

È certo un sogno la mia semplice riforma burocratica, basata su un unico articolo: «Nessuna pubblica amministrazione può richiedere ad un cittadino documenti emessi da qualsiasi altra pubblica amministrazione».

Non è un sogno, ma una necessità,  rivolgersi a professionisti del settore per organizzare procedure finalizzate a garantire l’accesso “civile” dei cittadini agli sportelli pubblici, o per educare – magari con sanzioni? – i funzionari pubblici a rispondere al telefono o a consegnare le raccomandate; a dare conto, insomma, ai cittadini dello stipendio percepito.

Così come è una necessità incrementare la interazione informatica tra cittadini e amministrazione pubblica: ma con piattaforme informatiche semplici, affidabili e intuitive.

Ci sono riuscite le banche, che fanno gestire con sicurezza capitali anche importanti tramite cellulare, essendo divenuto molto affidabile il sistema informatico, affidato a professionisti competenti che hanno il compito di rendere più semplice l’accesso e l’operatività, garantendo la sicurezza.

Potrebbe riuscirci finanche lo Stato.

Basta affidarsi a professionisti competenti, i migliori possibili, come farebbe un privato, pensando al risultato voluto e non ad un incarico fine a sé stesso.

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