domenica, 11 Aprile, 2021
Politica

Care Sardine, vi scrivo…

Care Sardine,

se fossi un ventenne sarei, probabilmente, uno di voi. Ma siccome da 40 anni non faccio parte – almeno anagraficamente – delle giovani generazioni, il modo migliore per esservi vicino è quello di darvi qualche piccolo e appassionato suggerimento.

L’Italia ha bisogno di voi, questa Italia frastornata, priva di partiti solidi, di punti di riferimento credibili, esasperata da una crisi lunghissima, dalla vacuità di proposte politiche e dall’assenza di una visione comune di sviluppo economico, sociale e morale del Paese.

Per questo motivo il vostro ruolo è molto delicato e dovete evitare di sprecarlo o di depotenziarlo commettendo, anche in buona fede, errori che potrebbero esservi fatali.

Il vostro movimento ha fatto irruzione sulla scena di una politica stanca e depressa ed è stata come un’ondata di aria fresca, pura e rigenerante che ha risvegliato coscienze, ha rimesso in moto valori e ha fatto riscoprire a tanti il gusto e la passione della partecipazione alla vita pubblica e alla democrazia.

Non potete pensare di diventare in poche settimane -e neanche in alcuni mesi- un partito politico strutturato; né è questo che serve all’Italia. Pertanto non dovete comportarvi come un partito.

Sbagliano i giornalisti e i conduttori di programmi televisivi a chiamarvi continuamente in trasmissioni e chiedervi di esprimere posizioni su temi complessi che non avete avuto ancora il tempo di studiare.

Sbagliate voi ad entrare in questo tritacarne mediatico che vi dà visibilità ma facendovi pagare un carissimo prezzo, quello di spremervi come limoni per fare audience impedendovi di avere il tempo sufficiente per crescere. Non andate sempre in TV, non rilasciate continuamente interviste su questo o quel tema.

Non accettate di entrare nei circuiti dei “salotti buoni” e nell’arcipelago dei famosi: non vi chiamano per insegnarvi qualcosa, ma per usare la   vostra “verginità politica” nell’impossibilità di rifarsene una simile.

Poiché siete molto giovani qualche maestro saggio e di esperienza vi può essere di grande utilità. Scegliete quelli che hanno saputo servire lo Stato, che hanno studiato e vissuto la politica e le istituzioni con passione civica e disinteresse personale e non come un mezzo per conseguire successo, potere o ricchezza.

Saltate le mediazioni delle grandi organizzazioni e andate in giro nelle fabbriche, nelle piccole e medie aziende, nei laboratori artigianali, negli esercizi commerciali, parlate e fatevi raccontare come lavorano come creano ricchezza per il Paese e quali problemi hanno. Parlate con poliziotti, carabinieri, finanzieri, guardie carcerarie, vigili del fuoco, medici e infermieri chiedete con quale mondo ogni giorno si trovano a che fare. Andate nelle periferie abbandonate a sé stesse a toccare con mano il disagio della vita quotidiana di chi è ai margini della società. Andate nelle associazioni che aiutano la gente povera e svantaggiata, tenete il contatto con queste realtà dimenticate, imparerete a dare il giusto peso a tanti aspetti della vita collettiva.

Fin dalla prima iniziativa avete segnato la vostra diversità dal linguaggio rozzo, aggressivo, volgare, intollerante e manicheo che domina certa politica. Mantenete questa linea e rifiutate di fare polemiche a qualsiasi costo. Spostate il terreno del confronto dal litigio e dalla critica dell’avversario al dialogo civile, alla proposizione di valori e- quando avrete ben studiato i problemi- cercate di parlare di soluzioni concrete evitando il vacuo chiacchiericcio.

A questo fine, costituite delle commissioni di studio sulle singole aree tematiche che riguardano le scelte che la politica deve fare e confrontatevi con umiltà con chi ne sa più di voi e può offrirvi materia per riflettere prima di adottare decisioni.

L’attenzione di cui siete oggetto non deve suscitare in voi alcun narcisismo o presunzione. Non pensate di sapere già tutto, di essere i migliori e di poter salire in cattedra.

Avete il compito di aiutare la politica a ritrovare sé stessa e a rigenerarsi. Non abbiate fretta di fare tutto e subito. Lavorate, studiate, coltivate la passione civile, discutete tra voi e pensate che dovrete dare il meglio di voi stessi per aiutare l’Italia a invertire la rotta dell’impoverimento economico e morale e ritrovare l’entusiasmo per costruire un futuro migliore del presente che avete ereditato.

Ce la potete fare. Ce la dovete fare.

Auguri

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