sabato, 20 Aprile, 2024
Esteri

L’indipendenza di Kyiv e quella dell’Occidente

Ventidue anni fa, mentre a Mosca i golpisti cercavano di mettere indietro le lancette dell’orologio che a suo modo Gorbachev aveva rimesso al passo con la storia, l’Ucraina con gesto coraggioso dichiarava la sua indipendenza. Cinque giorni dopo le statue dei cosiddetti eroi comunisti furono abbattute e la piazza centrale non fu più dedicata a ricordare la Rivoluzione d’ottobre. Si chiamò Majdan Nezaleznosti, Piazza Indipendenza. Nessuno avrebbe mai immaginato che 22 anni dopo il popolo ucraino sarebbe stato chiamato a combattere per difendere nuovamente la sua indipendenza. Ma stavolta la sua lotta ha un significato storico più ampio. Oggi in Ucraina non è in gioco solo la sovranità e l’integrità territoriale di uno stato ma è in ballo anche il futuro dell’Occidente. Non se ne rendono conto coloro che fanno il tifo per Putin ai quali l’Occidente fa comodo per esercitare quelle libertà che regimi come quello russo non consentono e reprimono. Ben si guardano costoro dall’andare a cercare fortuna sotto le autocrazie. Mica sono scemi. Sono solo in mala fede.

Però non se ne rendono conto neanche quelli che, pur non condividendo l’aggressione russa all’Ucraina, pensano che, tutto sommato, questo è un problema che più di tanto non ci deve riguardare: in fondo li abbiamo aiutati, gli daremo una mano a ricostruire il loro Paese, ma ora basta con questa guerra.

Come se agli ucraini facesse piacere continuare a combattere a vedere le loro case, scuole, ospedali, teatri trattati come obiettivi militari. Come se gli facesse comodo passare le notti nei rifugi magari senza luce e acqua e rischiando di morire di freddo nei gelidi inverni continentali. Chi dalle nostre parti parla con leggerezza di pace ignora che se c’è qualcuno che la pace la vorrebbe subito quelli sono i cittadini dell’Ucraina che la guerra la subiscono ma che non hanno altra alternativa per difendere il loro Paese. Se gli ucraini si arrendessero come alcuni nostrani pacifisti auspicano dal febbraio dello scorso anno, questo significherebbe che la prepotenza della Russia avrebbe la meglio sul diritto internazionale. Putin si sentirebbe autorizzato a conquistare l’intera Ucraina e a preparare altre aggressioni a colpo sicuro: tanto l’Occidente non reagisce. Infatti, non abbiamo reagito quando si è preso la Crimea o dopo che aveva seminato morte nei territori della Georgia e fatto stragi in Cecenia. Il quieto vivere dell’Occidente dipende dalla resistenza del popolo ucraino. Se essa cessasse i carri armati e poi le testate nucleari di Putin arriverebbero ai confini della Polonia, della Romania, nel cuore dell’Europa. Sarebbe più tranquillo il mondo in questo scenario? O non aumenterebbero a dismisura i rischi di una guerra totale nel nostro Continente? I dittatori nazionalisti non scherzano mai e a volte sono anche sinceri. Lo fu Hitler quando nel Mein Kampf espose la strategia che provò poi a realizzare. Putin lo ha detto chiaramente che vuole ripristinare la vecchia Unione sovietica di cui facevano parte molti Paesi che ora sono membri dell’Unione europea e della NATO. Regalargli l’Ucraina significherebbe dargli ragione e autorizzarlo a continuare nella sua folle strategia.

Il popolo ucraino resiste e combatte per la sua indipendenza e anche per quella dell’Occidente, minacciata dal nazionalismo putiniano e dalla coalizione di forze non democratiche che la Cina sta cercando di costruire proprio per imporre la sua egemonia e il suo modello di capitalismo comunista.

Anche per questo siamo al loro fianco e apprezziamo il Governo guidato da Giorgia Meloni che non arretra di un centimetro sulla scelta di aiutare l’Ucraina e di lasciare che sia Kyiv a decidere quale pace possa accettare. Meloni, Tajani e Crosetto si stanno comportando in maniera esemplare. Nonostante alcune pressioni in senso contrario che vengono dall’interno della maggioranza.

Condividi questo articolo:
Sponsor

Articoli correlati

Conte dà voce ai malumori sulla giustizia e si rafforza nel braccio di ferro con Grillo

Giuseppe Mazzei

Tra Romania e Serbia accordo per la costruzione di un ponte sul Danubio

Marco Santarelli

Documenti statunitensi trafugati rivelano potenziali anelli deboli nell’esercito ucraino

Valerio Servillo

Lascia un commento

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:
Usando questo form, acconsenti al trattamento dei dati ivi inseriti conformemente alla Privacy Policy de La Discussione.