venerdì, 3 Aprile, 2020
Politica

Quali riforme nei prossimi tre anni

Come abbiamo scritto nell’articolo pubblicato ieri, il Governo ha davanti a sé 3 anni nei quali può e deve pensare solo a risolvere gravi problemi non a realizzare manovrine di piccolo cabotaggio o a farsi paralizzare da continui litigi tra i partiti di maggioranza.

In tre anni, lavorando bene, si possono attuare riforme strategiche capaci di rimettere l’Italia in condizioni di riprendere a crescere a ritmi sostenuti.

La prima riforma è quella della Giustizia. Essa costa molto meno dei danni causati dalla sua mancata attuazione. L’obiettivo da raggiungere è dimezzare i tempi dei processi e fare in modo entro massimo 5 anni una sentenza abbia superato tutti i gradi giudizio. Invece di impelagarsi in dispute sulla prescrizione, il Governo dovrebbe agire su 3 piani:

1) riempire gli organici dei magistrati ma soprattutto dei cancellieri. Mancano 9500 cancellieri. Non si tratta di figure professionali di complicatissima formazione. I dipendenti della Pubblica amministrazione sono 3 milioni e 200 mila. Non è difficile individuare tra questo enorme esercito 9500 lavoratori che, con un corso di formazione intensivo di sei mesi, possano essere destinati a ricoprire i posti vacanti. Costo dell’operazione? Solo le spese per la formazione e qualche incentivo a cambiare amministrazione. Nel giro di un anno i tribunali ricomincerebbero a lavorare senza affanno e la durata dei processi si ridurrebbe in maniera consistente.

2) Rivedere i codici di procedura civile e penale e procedere ad una semplificazione drastica dei riti, a una revisione delle tempistiche per accelerare le varie fasi dei processi e a disincentivare i ricorsi temerari in Appello e in Cassazione.

3) Rivedere l’organizzazione degli Uffici giudiziari, dotandoli di strutture adeguate. L’investimento richiesto non è esorbitante.

Avviandola subito, una riforma della Giustizia di questo tipo sarebbe una grande rivoluzione che farebbe guadagnare punti all’Italia sul terreno non solo della civiltà ma anche della competitività generale del sistema.

La secondo riforma riguarda la semplificazione burocratica e normativa. Si tratta della riforma meno costosa e a maggior valore aggiunto. Il Governo potrebbe costituire due commissioni di esperti, Una dovrebbe occuparsi di individuare tutte le procedure, le pastoie e le pratiche burocratiche che rallentano la vita dei cittadini e delle imprese e procedere ad uno sfoltimento di questa selva in modo drastico. Di questa Commissione dovrebbero far parte le rappresentanze di tutto il mondo produttivo con alcuni esperti indipendenti e pochi grand commis d’état. Nel giro di 7/8 mesi questo lavoro potrebbe essere concluso con grande soddisfazione generale.

La seconda Commissione, formata da esperti della legislazione, dovrebbe dedicarsi a eliminare le leggi che sono superate da nuove norme e proporre l’armonizzazione di testi tra loro in conflitto. Si tratta di un lavoro complesso che nel giro di un anno potrebbe essere ultimato e dare luogo ad interventi normativi di abrogazione e semplificazione sulla base di un’ampia legge delega al Governo da portare a compimento entro i successivi 12 mesi.

La terza riforma dovrebbe riguardare il codice degli appalti e le procedure che a livello nazionale, regionale e comunale paralizzano l’effettivo impiego di somme stanziate. Non è un’opera impossibile ma nel giro di 8-10 mesi questo lavoro potrebbe concludersi e cominciare a dare i frutti già l’anno successivo.

La quarta riforma riguarda l’istruzione, l’università e la ricerca. Qui servono molti soldi ma anche un’opera di razionalizzazione dell’attuale spesa per strutture, personale e didattica. Mettere a disposizione 5 miliardi l’anno in più per questo settore è strategico ma serve solo se i soldi vengono spesi bene, ampliando le ore di presenza a scuola degli studenti, eliminando una serie di corsi universitari inutili e autoreferenziali, creando poli di eccellenza, invece di esasperare il campanilismo accademico, pagando bene ì ricercatori e collegando meglio la ricerca al mondo della produzione. In tre anni una revisione totale del modo di funzionare di scuola, università e ricerca si può realizzare

La quinta riforma riguarda la definizione di una politica industriale di medio/lungo termine: il Governo dovrebbe decidere su quali settori il sistema Italia deve puntare nei prossimi 5-10 anni e su quelli intervenire con investimenti, incentivi, semplificazioni normative e quant’altro sia necessario per rafforzare campioni nazionali.

In tre anni tutto questo si può fare se si lavora duro, se non si cerca ogni giorno un titolo di giornale se non di perde tempo in chiacchiere e propaganda.

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