lunedì, 17 Febbraio, 2020
Politica

Voto per le regionali e interrogativi sul governo

È finita come gli ultimi sondaggi facevano prevedere: in Emilia Romagna ha vinto Bonaccini, in Calabria l’azzurra Jole Santelli.

La sfida lanciata da Salvini ha quindi mancato il suo obiettivo, quello che il leader della Lega dava per scontato: la conquista di una regione da cinquant’anni governata dalla sinistra, con un PCI, antenato del Pd, impegnato più, nella costruzione di un equilibrio dinamico fra ceti medi produttivi, imprenditori e prestatori d’opera, che nella lotta di classe.

Alla vittoria di Bonaccini, che ha raccolto suffragi più ampi di quelli andati al suo stesso schieramento, ha concorso la strategia da lui adottata: ha preferito correre senza simboli di partito e senza leaders nazionali di supporto, affermando così l’originalità di un sistema di governo e di una politica del consenso volutamente esterne ed estranee al dibattito nazionale e ai suoi ghirigori. Una politica, questa, che ha potuto avvalersi del supporto delle Sardine e anche di un allineamento di gran parte dei media.

Salvini, che aveva fatto invece dell’Emilia un test di valenza nazionale, ha pagato alcune intemperanze e forzature della sua campagna elettorale, ma anche la stessa scelta della candidata Presidente, messa in ombra sì dal suo impetuoso patrono ma anche non molto apprezzata in vari ambienti moderati.

È in Calabria, invece, che trova nuova conferma la sensazione che siano spesso i candidati azzurri a incontrare il maggiore gradimento dell’elettorato del centro-destra.

Jole Santelli ha infatti prevalso sull’industriale Callipo, candidato del Pd, con un vantaggio schiacciante.

C’è da augurarsi, ora, che i suoi compagni di strada la lascino lavorare senza tentativi di avvolgerla nelle sfide delle solite manovre clientelari e dei tatticismi.

In entrambe le elezioni spicca il crollo verticale del Movimento cinque stelle che rischia, andando avanti così, l’implosione o l’estinzione. Nel nuovo equilibrio bipolare che si profila non c’è posto per una terza forza dai caratteri così confusi ed indistinti quali quelli propri del M5S.

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