domenica, 21 Aprile, 2024
Economia

Alle imprese che assumono certezze su sgravi e tempi rapidi

Il Governo ha fatto scelte importanti su cuneo fiscale e occupazione, ma vincoli e ritardi mettono in crisi solo chi crea lavoro

Diamo certezze alle imprese che assumono. È questo il tema che oggi deve essere affrontato con la dovuta determinazione. Le notizie sul sistema occupazionale italiano sconfinano in paradosso che rischia di mandare in crisi welfare e previdenza.
Per il dossier lavoro, in tutte le sue declinazioni: contratti, salari, assunzioni, sgravi e formazione, è stata infatti una settimana densa di avvenimenti. Le Associazioni di categoria invocano manodopera che non si trova; mentre la ministra Marina Calderone calcola in 1 milione le posizioni di lavoro che non si riescono a coprire; le piattaforme rivendicative sindacali dei bancari, alimentaristi e artigianato di qualità, invece, chiedono – a fronte delle buone performance delle imprese – aumenti mensili che vanno dai 435 a 300 euro, con riduzione di orario di lavoro. Da sottolineare, inoltre, l’ennesima bocciatura dell’Associazione dei medici e dirigenti ospedalieri (Anaao-Assomed) che si oppongono alla ipotesi di prolungare l’attività dei medici fino ai 72 anni. Ci sono tante e tali questioni in tutti i settori produttivi e sociali, da far gridare che il tema lavoro è una emergenza che rischia di diventare ingovernabile. Con un allarme speciale per il disequilibro previdenziale che c’è tra occupati e pensionati.

Piccole imprese in trincea

Per affrontare un tema così delicato bisogna partire da una idea fondante: Il lavoro, gli aumenti salariali e  l’uscita dalla precarietà non si creano dal nulla. Tantomeno lo Stato può assumere tutti i cittadini. Sono le imprese e in particolare le piccole imprese che creano e realizzano le condizioni di sviluppo, di posti di lavoro e di un benessere diffuso. Il sistema produttivo Italiano è retto da un vastissimo mondo di attività imprenditoriali, di artigiani e piccole realtà che messe assieme danno lavoro alla maggioranza dei cittadini. C’è chi ha calcolato questo impegno, e ne risulta che oltre il 64% dei dipendenti è assunto dalle Pmi mentre le grandi imprese si fermano  al 29,9%.

Sgravi tra ritardi e rischi

La crisi del lavoro, che il Paese vive e che per il Governo diventa una priorità assoluta, ha origine nelle contraddizioni di un sistema di aiuti, di incentivi e sgravi, che vanno fuori bersaglio. Un sistema maggiormente utile ai grandi gruppi – che hanno maggiori capienze finanziarie e di pressing sulle scelte anche europee – a sfavore delle piccole imprese che sono costrette a barcamenarsi tra legislazioni complesse e disarticolate, tra norme nazionali e quelle dell’Unione che non collimano. C’è poi una burocrazia che umilia quei imprenditori che pur partendo dalle migliori intenzioni si ritrovano spesso stretti in pesanti difficoltà. Sono quelle realtà che hanno creduto in ciò che era stato loro indicato. Gli esempi non mancano. Ci sono situazioni che sconfinano nel paradosso. Si annunciano, sgravi contributivi del 100% o del 50% per neo assunti, ma se un qualsiasi dettaglio non combacia, saltano subito le anticipazioni e si innesca un vortice di crisi. I calcoli sono presto fatti. Se un lavoratore, ad esempio, costa da contratto collettivo nazionale,  1636 euro lordi al mese, tolto il 40% di oneri, ne vanno al lavoratore solo 960 netti. È uno stipendio che diventa automaticamente povero. L’impresa, invece, si trova esposta a più di un rischio e il primo è di non vedere gli sgravi riconosciuti perché non c’è nessuna certezza sulle autorizzazioni da parte della UE che sono lunghe e farraginose.
Le imprese sono tenute a pagare stipendi e contributi e attendere il via libera allo sgravio chiesto all’Inps. Se malauguratamente l’azienda ha difficoltà nei pagamenti l’Inps nei 30 giorni successivi la scadenza dei pagamenti dovuti dall’impresa invia un sollecito ma il secondo mese scatta la cartella esattoriale, così che l’ammontare degli sgravi è completamente perso.

Regole certe e rapide

La via d’uscita c’è, come al solito, è semplice e trasparente per lo Stato, le imprese e il lavoratore. Bisogna che ci siano regole semplici e puntuali sotto il profilo temporale. Le imprese che assumono sono quelle che in prima luogo vanno sostenute. L’imprenditore fa una scelta che deve essere seguita con fiducia e non ostacolata. Sgravi e autorizzazioni se concessi devono camminare in modo rapido e avere una coerenza tra norme. Le imprese se tutto funziona in modo che ci sia intesa temporale e certezze definite, hanno vantaggio ad assumere e I lavoratori possono contarer su stipendi più remunerativi. Il risultato è un circolo virtuoso per il sistema produttivo e previdenziale. Sono scelte però da realizzare subito se vogliamo essere ancora un Paese che ha un posto e un ruolo da protagonisti nel Mondo Occidentale.

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