sabato, 2 Marzo, 2024
Attualità

Intelligence reale e intelligenza artificiale. Una nuova forma mentis

Il tema dell’intelligence è prepotentemente tornato di moda, per effetto anche del dilagare di attacchi informatici, di azioni di disinformazione sempre più subdole e di operazioni di spionaggio rese più intense dalla guerra in Ucraina.

Sicché parlare di questi argomenti oggi non è più un tabù ma occorre farlo con un metodo nuovo ed equilibrato.

Il prof. Mario Caligiuri, Presidente della Società Italiana di Intelligence e Direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, è da anni impegnato in quest’opera attraverso anche una intesa attività pubblicistica. Nei giorni scorsi è stato presentato un volume curato dal Prof. Caligiuri Studiare l’intelligence in Italia. Esperienze a confronto” (Rubbettino) un testo che fa la mappatura dei diversi corsi sull’intelligence.

Caligiuri che, con impegno e grande qualità, prosegue una tradizione di studi avviata in modo avveniristica 30 anni fa dal suo maestro Francesco Cossiga da tempo sottolinea l’importanza di diffondere una sorta di forma mentis dell’intelligence resa sempre più necessaria dal dilagare dei dati in cui siamo immersi, che produciamo e che ci riguardano direttamente o direttamente.

L’intelligence viene spesso confinata nel solo mondo dello spionaggio. Ed è un errore. Perché oggi intelligence significa capacità di raccolta, comprensione, analisi di dati e fatti non solo per quanto attiene alla difesa dello Stato e della sicurezza collettiva ma anche per quanto riguarda le attività di aziende, di professionisti e anche di privati cittadini.

Paradossalmente serve più intelligence oggi che in passato proprio perché il bombardamento di dati è diventato continuo, organizzato non solo da persone ma da anonimi e sofisticati algoritmi che con l’intelligenza artificiale diventeranno sempre più abili a portarci dove loro vogliono a nostra insaputa. Da qui l’esigenza di correre ai ripari.

Non solo con investimenti massicci dello Stato nelle diverse agenzie per la sicurezza nazionale ma anche –e forse soprattutto– con l’insegnamento dell’intelligence a partire dalle scuole elementari. Sono proprio le nuove generazioni, infatti, quelle più esposte alle manipolazioni, alla disinformazione e alla deviazione mentale in cui possono precipitare condotti per mano da attività di intelligenza artificiale. I ragazzi vanno abituati a non fidarsi più di ciò che vedono e che sembra conquistare la loro attenzione. Gli vanno forniti gli strumenti base perché il loro cervello abbia una bussola per orientarsi tra i dati, le immagini, i flussi di comunicazioni a ritmo sempre più serrato. Questa forma mentis di intelligence servirà anche come antidoto all’intossicazione delle falsità e come protezione contro i tentativi dei regimi non democratici di “costruirsi” un terreno fertile per esercitare i loro domini. Il diffondersi dell’intelligenza artificiale rischia di rendere più fragili le menti sedotte dalla rapidità e dall’apparente “bravura” di algoritmi la cui neutralità sarà sempre più un’eccezione.

“L’intelligenza artificiale –afferma Caligiuri– inevitabilmente comporterà uno spill-over, un salto di specie come quello che segnò il passaggio dall’uomo di Neanderthal all’uomo Sapiens e da questo si sta arrivando all’uomo Simbioticus, caratterizzato da una inevitabile ibridazione tra uomo e macchina. Se adesso siamo orientati dall’intelligenza artificiale nell’immediato futuro potremmo anche essere controllati”.

Per evitare questo rischio dobbiamo essere tutti più dotati di strumenti di intelligence reale.

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