giovedì, 20 Febbraio, 2020
Esteri Politica

Lo Zar Putin e lo “stile” del Cremlino: nessun cambiamento sostanziale…

Le dinamiche che oggi muovono il sistema internazionale sono caratterizzate da aleatorietà, fluidità e incertezza. Sono tante le repentine trasformazioni capaci di sovvertire le ipotesi di equilibrio che via via si sono configurate nel tempo dalla caduta del muro di Berlino ad oggi. In Russia però, già solo dopo un decennio da quel 1989, si presentava prepotentemente una nuova figura politica.

Dal 1999 infatti, il centro di gravità del potere politico ed economico russo risiede strettamente nelle mani di un ex ufficiale del KGB e della sua cerchia di cleptocrati. Quella persona, il presidente Vladimir V. Putin, ha consolidato il controllo della nazione senza peraltro riuscire a risollevarne l’economia, ristagnante negli ultimi anni. Con questo gap è arrivato un lieve aumento del rischio e disagio politico, sebbene Putin abbia anche represso le poche forme legittime di dissenso. I membri dell’opposizione ed  i movimenti su piccola scala vengono presi di mira senza sosta dalle forze di sicurezza del Cremlino. Putin è consapevole dell’urgenza di intervenire sull’economia russa, ma sta lavorando dietro le quinte per consolidare la posizione con le mani ben salde sulle leve del potere.

Lo Zar (come è soprannominato il Presidente) sta rimodellando il governo e la costituzione della Russia per garantire la sua longevità e restare l’indispensabile e l’insostituibile personaggio pubblico nella nazione anche dopo il 2024, quando il suo mandato come Presidente dovrebbe concludersi. Il 15 gennaio, il primo ministro Dmitry Medvedev e il suo intero gabinetto si sono dimessi, in seguito agli sforzi presidenziali di spingere le riforme costituzionali e parlamentari che gli avrebbero consentito di rimanere al potere oltre i limiti di mandato. Tali dimissioni gli hanno sostanzialmente consentito di favorire un altro Primo Ministro scelto sul tamburo battente: Mikhail Mishustin, ex capo dell’agenzia fiscale russa. Ci si aspetta ora l’attuazione di politiche più pro-business per un settore privato che è sistematicamente afflitto dalla corruzione. Mishustin guiderà anche gli sforzi per aumentare l’assistenza pubblica per la crescente popolazione invertendo il trend relativo al reddito fiscale in diminuzione da oltre un decennio. Queste mosse assicureranno “all’intramontabile” Putin ed al suo partito, una Russia unita, su un livello sufficiente di sostegno popolare, agendo al contempo sui settori economici e finanziari poco brillanti. Eppure, nonostante le problematiche economiche, la Russia conserva un ruolo estremamente influente sull’Europa, forte del suo ruolo di principale fornitore di energia, in particolare gas naturale.

Alla Duma russa 383 deputati e nessuno contrario, hanno votato e approvato la candidatura di Mikhail Mishustin alla carica di primo ministro russo; un altro segno di come il potere di Putin non si limiti solo all’ufficio del presidente. Putin ora sta spingendo per far approvare dei cambiamenti nella costituzione russa al fine di rafforzare il ruolo del parlamento e del governo, a discapito dei poteri presidenziali. Manovra che ha tutta l’aria di essere funzionale a tenere Putin in sella anche in futuro, benché in un ruolo diverso da quello di Presidente. Una volta approvati questi cambiamenti – anche perché ci sono pochi dubbi sull’esito dei voti – più potere risiederà nel Consiglio di Stato russo, che Putin dirige per “coincidenza”. In precedenza, lo Zar aveva favorito Medvedev nel ruolo di Primo Ministro quale braccio destro; ora, alla luce dei nuovi cambiamenti internazionali e con le questioni contingenti in ballo (tra cui la scadenza del mandato) era necessario apportare correttivi in corsa. Provvedimenti questi non pienamente condivisi da Medvedev. Putin così rafforza la sua posizione ed il potere che ne deriva, mantenendo fisso l’obiettivo di prorogare la propria leadership nel paese anche oltre il 2024.

I cambiamenti e le recenti macchinazioni, se da una parte celano una silente divisione in merito al sistema autocratico russo, dall’altra ne evidenziano le implodenti conseguenze. Un panorama questo, caratterizzato dalle contrapposizioni tra coloro che strizzano l’occhio oltre confini, favorevoli ad un atteggiamento bonario verso la comunità internazionale, e chi invece mantiene una posizione più nazionalista, nonostante la situazione di stallo economico persistente ed in forte difficoltà. In tale ottica sono esplicativi gli ingenti investimenti miliardari sostenute dalle casse russe a favore delle proprie forze armate, cifre molto più alte di quanto previsto dagli altri paesi. Il revanscismo russo ha visto sempre più un ruolo crescente di Mosca in Siria, Libia, Venezuela e altrove, comprese in alcune parti dell’Africa sub-sahariana. Non c’è che dire, una strategia di espansione ben strutturata, anche grazie alla poca lungimiranza del Presidente USA Donald Trump che continua a prendere decisioni affrettate e, spesso, prive di logica geopolitica.

Sotto la guida di Putin, la Russia è diventata anche più sfacciata nel condurre operazioni di intelligence sul suolo europeo, includendo omicidi di dissidenti. A livello nazionale però, Putin non è particolarmente popolare, sebbene una valutazione accurata dell’opinione pubblica sia difficile da accertare. Mentre il Presidente Russo ha rivali, come Alexei Navalny, questi legittimi oppositori politici e i loro sostenitori vengono regolarmente arrestati e continuamente molestati, monitorati e intimiditi. La libertà di stampa in Russia è sottoposta al benestare del governo, che la gestisce secondo la convenienza spesso con sbocchi chiusi o saccheggiati. Putin rimane, comunque, incredibilmente sensibile anche al minimo accenno di dissenso, e continuerà ad usare il potere dello stato insieme a qualsiasi miglioramento economico che il nuovo governo possa raccogliere, per ridurre al minimo i disordini pubblici e rafforzare ulteriormente la sua presa al potere. Insomma, ci si potrebbe domandare se è cambiato qualcosa dalla “cara vecchia” guerra fredda ad oggi nei rapporti tra il Governo russo e il resto del mondo. In effetti, qualcosa è cambiato, come la sempre più raffinata strategia di espansione russa, la “tolleranza” del Governo USA nei confronti dei Russi, le briglie sempre più strette messe alla CIA negli ultimi 20 anni dalle varie amministrazioni, ma soprattutto è cambiata l’economia mondiale sempre più in recessione, ma quest’ultima è un’altra storia.

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