lunedì, 17 Febbraio, 2020
Politica

Di Maio fa quattro passi indietro

Il primo passo indietro, Luigi  Di Maio lo fa dicendo che “il capo politico da solo non può farcela”. Un po’ tardi ma come si dice: sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Lo diciamo perché il Movimento, da dieci anni a questa parte, ha iniziato un percorso di rinnovamento nella politica che, se pur con molti punti discutibili, è stato un male necessario e, per certi versi, lo può essere ancora.

Non abbiamo condiviso l’uomo solo al potere unto dal vero capo -Beppe Grillo-. Di Maio, secondo Grillo, era il capo politico che non si poteva mettere in discussione. Era l’uomo solo al potere. Dimenticando però che era  proprio quello che stavano contestando all’ex alleato Salvini. Peccato.

E arriviamo al secondo passo indietro: “a noi importa approvare le nostre proposte non con chi governiamo”. Non diceva esattamente così il Capo pentastellato quando parlava dello scandalo di Bibbiano: “mai con il partito di Bibbiano, nulla a che fare con il PD”. Ora, Luigi degli esteri ci ha ripensato e dice che per lui è importante approvare le loro proposte e non con chi le approva”. Ci ricorda un certo Niccolò Machiavelli che nella sua massima opera ebbe a scrivere …..

«… e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati» N. Machiavelli, Il Principe, cap. XVIII.

Il terzo passo indietro lo fa delegittimando le firme sulle carte. Le stesse firme che invece fa valere per cacciare i parlamentari che non rispettano le regole che hanno sottoscritto. Luigi a questo proposito dice, infatti: “Su mia leadership decidono iscritti, non qualche firma su documento” 18 gennaio 2020.

A Di Maio vorremmo dire di cercare di essere un attimo più coerente e di evitare di smentire se stesso e di conseguenza tutto il Movimento. 

Qualcosa hanno anche dato agli italiani i suoi due governi a trazione Conte, ma ora non deve esagerare. Non è con una serie di battute che recupererà le percentuali del 2018. Dovrà dimostrare, insieme ai leader che decideranno di affiancarlo a partire dagli Stati generali in poi, che ha convocato, che il Movimento può essere ancora una forza politica e di rappresentazione di una volontà di massa in grado di modificare vecchi vizi e nuove pretese.

L’onorevole Di Maio, poi, parlando della vicenda Gregoretti ha affermato che  “Gregoretti fu propaganda, valutino gli inquirenti” “Quello della Gregoretti fu un atto di propaganda. Quindi non c’entra niente con il caso Diciotti e bisogna far valutare quell’atto dagli inquirenti”, ha spiegato Di Maio sulla Giunta delle autorizzazioni a procedere, che peraltro lunedì deciderà su Matteo Salvini. “Da vicepremier – ha aggiunto – mi sono autodenunciato per la Diciotti perché l’Europa non voleva prendere migranti. Un anno dopo redistribuiva in automatico”. E questo è il quarto passo indietro. Chi ci crede a questa versione. Onorevole Luigi, dai, faccia il bravo.

Camminando all’indietro, vorremmo dire al Capo 5 Stelle, si può inciampare rovinosamente e non riprendersi più. Attenzione. 

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