martedì, 7 Aprile, 2020
Politica

La disperazione di Zingaretti

Zingaretti, nella sua intervista a Repubblica, dichiara che aprirà il nuovo Pd a tutte le forze civili, ai movimenti di qualunque tipo, agli ecologisti e alle sardine. Basterà al partito democratico stare con le porte aperte perché tutti quelli che vorrebbe ospitare entrino e si alleino? Formerà una federazione di sinistra o un nuovo Pd dove tutti dovranno stare alle regole? I nomi e le intenzioni possono anche cambiare ma le persone sono sempre le stesse.

Troppo devastato da scissioni interne e forse da personalismi mai superati, del Pd non resta altro che un’idea di sinistra indefinibile. Nicola Zingaretti prima di dichiarare l’apertura avrebbe dovuto elaborare e presentare un programma. Con quale progetto dovrebbero entrare i movimenti, le associazioni, le sardine e gli ecologisti non è stato detto né da Zingaretti né dagli altri esponenti del Pd; ammesso che qualche esponente del Pd condivida questa idea di apertura al buio.

Zingaretti dopo l’intervista ha cercato subito di aggiustare il tiro dicendo che non pensa ad un nuovo partito ma un partito nuovo. Comunque, di fatto, scioglierà il Pd così come lo conosciamo ora e cercherà di far nascere dal Congresso un soggetto politico diverso, soprattutto per far dimenticare un’alleanza impossibile come quella che è stata fatta con il Movimento 5 Stelle e con un ragazzo che ne capeggia le fila.

Per forza Nicola deve proporre qualche cosa di nuovo: nessuno dimenticherebbe chi è stato il suo ultimo alleato di governo e contro chi era nato.

Un nuovo soggetto politico servirà anche perché, senza, non si riconquisterebbe più la libertà necessaria per fare scelte diverse da quelle fatte con il M5s, a cominciare, tanto per dirne una, dalla prescrizione.

Nicola Zingaretti non parla né di Giuseppe Conte né dei vecchi storici movimenti di sinistra. Cosa vuole farne dell’attuale Pd? E dove vuole portarlo ancora non si sa.

Zingaretti purtroppo, dietro quel suo sorriso forzato, è sull’orlo della disperazione. Nessuno si sta prendendo responsabilità, nel partito; sembra che ognuno stia lavorando per sé stesso.

Avremo ancora, in Italia, una visione di vera sinistra? O dobbiamo rassegnarci a condividere l’idea di Di Maio che dice che non c’è più né destra né sinistra.

Il Pd ha anche il problema della riforma elettorale. E non è problema da poco. Vorremmo sentire cosa pensano i Dalema & Company.

Quest’idea di Zingaretti è un regalo a Salvini e Meloni. Vuole batterli, Zingaretti, e chiede aiuto all’esterno. È dentro lo spirito della sinistra che deve lavorare il Segretario. Dall’esterno potranno venire solo altri problemi. E i problemi, se non si risolvono, portano dritti alla disperazione.

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