lunedì, 17 Giugno, 2024
Politica

Inchiesta “Qatargate”. Quante sciocchezze sul lavoro dei lobbisti!

Chi compra a suon di mazzette o di favori le decisioni pubbliche è un corruttore non un lobbista. Il lobbista dialoga con le istituzioni per convincerle in modo lecito e senza pressioni indebite a tener conto degli interessi che rappresenta. E questo è il sale della democrazia non il suo cancro.

Lobbisti che pascolano tra le istituzioni di Bruxelles, lobbisti che assaltano Parlamento e governo, lobbisti che catturano i decisori pubblici, lobbisti che corrompono a suon di mazzette. È quello che leggiamo su blasonate testate giornalistiche e ascoltiamo in trasmissioni di prima serata di salotti Tv. Una sequela di sciocchezze e di luoghi comuni che offendono soprattutto chi li usa e descrivono una professione, quella del lobbista, come se si trattasse di un’attività criminale o da malfattori e affaristi.

Dietro questo modo di esprimersi c’è solo una sconcertante superficialità e una sconfinata ignoranza su cosa è la rappresentanza di interessi, su come lavorano i lobbisti. In questo vuoto di conoscenza tuonano da vari pulpiti Savonarola da strapazzo pronti ad accendere roghi.

Nell’inchiesta che riguarda il cosiddetto Qatargate si parla di lobbisti a sproposito. Le persone coinvolte nell’indagine della magistratura belga sono, per la parte europea, parlamentari in carica ex parlamentari, assistenti parlamentari. Per l’altra parte, a quanto risulta, sarebbero agenti segreti di stati sovrani. Non è coinvolta nessuna società di lobbying né alcun lobbista iscritto al Registro della trasparenza presso le istituzioni europee. E allora di cosa parliamo?

Poiché i presunti percettori di mazzette sono accusati di aver ricevuto denaro abbondante  per influire sulle decisioni del Parlamento, questo viene definito tout court lobbismo.

Non è così.

Innanzitutto i lobbisti, orgogliosi di chiamarsi così, senza ipocrisie e pruderies ridicole, non sono persone che hanno incarichi pubblici. Stanno dall’altra parte, rappresentano interessi privati, profit e non-profit, presso le istituzioni e i decisori pubblici. Il caso in questione, mi sembra piuttosto una situazione incestuosa, in cui personaggi che rivestono un ruolo pubblico hanno svolto attività che non avrebbero mai dovuto fare anche senza ricevere un caffè o un invito a pranzo. Chi sta dalla parte delle istituzioni deve essere libero di manifestare il suo pensiero e di rappresentare (in Italia senza vincolo di mandato) i suoi elettori. E quindi dovrebbe farsi portavoce di interessi, quali che siano inclusi quelli di uno Stato straniero, se e solo se effettivamente e liberamente convinto della validità di questi interessi. E non per fare cortesie anche gratis ad altri. Quindi di lobbismo in sensi tecnico qui non c’è nulla.

Ma nel caso dell’inchiesta sul Parlamento europeo c’è di peggio. Nel racconto che ne viene fatto su quasi tutti i giornali e in tv si stabilisce l’equazione lobbismo=corruzione. E questo oltre ad essere falso, volgare e inaccettabile è anche  a mio avviso passibile di valutazione in sede penale. Perché non si può equiparare un’attività professionale complessa e di alto livello ad un comportamento criminale. Chi è corrotto o corruttore è solo un corrotto e un corruttore qualunque sia la professione che esercita. Ma non si può dire che una professione trovi nella corruzione il suo modo normale di esprimersi perché questo significa criminalizzare non il singolo soggetto  ma un0intera categoria professionale di persone.

Tornerò su questo argomento. Ma ricordo ai detrattori dei lobbisti che a volere da tempo una legge di regolamentazione delle lobby sono proprio questi professionisti che vengono arsi sul rogo dell’ignoranza. Sono i lobbisti che chiedono a gran voce di avere regole che impongano trasparenza e correttezza a tutti quelli che vogliono rappresentare interessi privati presso le istituzioni.

Chi compra a suon di mazzette o di favori le decisioni pubbliche è un corruttore non un lobbista. Il lobbista dialoga con le istituzioni per convincerle in modo lecito e senza pressioni indebite a tener conto di questi interessi. E questo è il sale della democrazia non il suo cancro.

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