domenica, 29 Marzo, 2020
Economia

UK e Brexit, metà italiani nel “sommerso” privi di residenza

Romeni, polacchi e italiani. Sono queste le nazionalità dei maggiori flussi migratori di persone verso il Regno Unito, che ora dovranno fare i conti con la riforma sulla immigrazione annunciata dal premier Boris Johnson.

I nostri connazionali, secondo una analisi della Coldiretti, – molti dei quali con alte specializzazioni come medici, o mansioni ricercate come discipline infermieristiche -, stando ai dati rappresentano la terza forza immigratoria con circa 700 mila immigrati. Con oggi in rischio, la metà, non è presente negli archivi dell’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), in altri versi non è registrata quindi non ha una posizione regolare.

La legge, infatti, impone che un cittadino italiano debba iscriversi all’Aire entro novanta giorni dall’arrivo all’estero se ha intenzione di fermarsi per più di 12 mesi. Oggi sull’onda dei timori di una stretta sulla presenza di stranieri per via della Brexit, sta emergendo una ‘folla’ di italiani ‘sommersi’ in Gran Bretagna, mai comparsi nei dati ufficiali. Ed è corsa ad iscriversi nel registro Aire per quanti già vivono in Inghilterra.

Nell’ultimo anno, invece, i rischi di un blocco, le incertezze, e una caduta di appeal del Regno Unito, luogo mitizzato dalle ultime generazioni, hanno frenato l’afflusso di italiani oltre la Manica. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica britannico (Ons) sono stati 51 mila, il 19% in meno rispetto all’anno precedente, in quanto molto temono che la prossima stretta, piano già elaborato dal governo britannico per la realizzazione della Brexit, potrebbe portare alla fine di libertà di movimento in entrata nel Regno Unito con conseguenze notevoli sulle varie comunità italiane sia quelle presenti sia quelle che sono in procinto di trovare miglior fortuna in Gran Bretagna. C’è tuttavia da registrare per una serie di fattori – l’incertezza legata a Brexit, il punto interrogativo sui diritti dei cittadini Ue residenti in Gran Bretagna, l’indebolimento della sterlina sull’euro, il rallentamento dell’economia britannica –, fattori che hanno ridimensionato Londra, che non è più la calamita di qualche anno fa, anche se rimane la metà preferita dai giovani che decidono di uscire dall’Italia.

Un altro dato utile per capire la situazione arriva da una ricerca Coldiretti su dati Istat a commento delle dichiarazioni del governo britannico sulla limitazione alla libertà di movimento in entrata, in conseguenza della Brexit. Secondo lo studio, sono quasi 15mila i giovani italiani under 40 che si sono trasferiti nel Regno Unito con il cambiamento di residenza. Più di un giovane italiano su tre (il 34%) si dice disposto a cambiare nazione per trovare lavoro e un 22% è convinto che il suo futuro sarà all’estero, anche se una ridotta minoranza (14 per cento) ha già avuto esperienze lavorative in un’altra nazione. “E la Gran Bretagna”, sottolinea Coldiretti, “rappresenta la meta preferita per i giovani italiani in cerca di occupazione anche perché consente di completare l’esperienza di vita all’estero con l’apprendimento della lingua più diffusa a livello lavorativo”. Tra le professionalità italiane più presenti nel Regno Unito, secondo i dati del Migrant Advisory Committee del governo, dottori e infermiere: oltre un migliaio i primi, circa 2900 le seconde.

Complessivamente sono 816 mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni. Oltre il 73% ha 25 anni e più; di questi, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. Lo riferisce il report sull’immigrazione dell’Istat. Mentre si assiste al calo degli immigrati in Italia provenienti dal continente africano nel 2018 è pari al -17%. Entro i confini nazionali, invece, ci si continua a spostare alla ricerca di un lavoro dal Sud verso il Settentrione e il Centro Italia e il fenomeno è in lieve aumento. Secondo il rapporto Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente, nel 2018, sono oltre 117 mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le regioni del Centro e del Nord (+7% rispetto al 2017). A soffrire di questi esodi sono soprattutto la Sicilia e la Campania, che nel 2018 perdono oltre 8.500 residenti laureati, età media 25 anni.

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